L’amore che non muore

La strana e incredibile storia di Carl Tanzler è divenuta nel tempo una sorta di macabra leggenda urbana, ma è accaduta realmente: è una storia di amore, devozione, ossessione maniacale e morte.

Carl Tanzler (soltanto uno dei suoi molti nomi, Conte Carl von Cosel essendo il secondo più celebre) nacque a Dresda nel 1877. Spostatosi a Zephryhills, Florida, nel 1927, divenne radiologo allo U.S. Marine Hospital a Key West. Sua moglie e le sue due figlie lo raggiunsero qualche anno più tardi.

Tanzler era stato affidato al reparto tubercolotici, che in quegli anni era davvero un brutto spettacolo. La maggior parte dei suoi nuovi amici americani erano pazienti, e Tanzler fu costretto a vederli morire uno ad uno a causa della terribile malattia. I medici che lavorano in reparti simili cercano di “desensibilizzarsi” al fine di mantenere la propria integrità mentale; Tanzler però era tenero di cuore, e pare che ogni volta che un paziente non ce la faceva, egli soffrisse duramente. Il medico tedesco non era inoltre propriamente stabile a livello psicologico. Sempre pronto a inventarsi nuove fantasiose cure, si fregiava di aver ricevuto fantomatici premi e onorificenze  – che portarono in seguito a dubitare che avesse perfino un’autentica laurea in medicina.

Carl sosteneva inoltre di essere spesso visitato in sogno da una sua ava defunta, la Contessa Anna Costantia von Cosel, che immancabilmente gli mostrava una bellissima, esotica donna, dicendogli che lei e nessun’altra sarebbe stata il suo grande amore.

Seppur sposato con figli, Tanzler finì nell’aprile del 1930 per incontrare quella splendida donna vista in sogno: si trattava di Elena Milagro “Helen” de Hoyos, 22 anni, una bellezza incomparabile, e gravemente malata. La tubercolosi le aveva portato via tutti i famigliari più stretti, e Tanzler decise che l’avrebbe salvata ad ogni costo. Con il consenso della famiglia, cominciò ad utilizzare metodi non ortodossi e non testati per curare la sua Elena, intrugli di erbe e terapie a raggi X. Nel frattempo, si era dichiarato a lei, manifestandole il suo amore, sommergendola di regali, ma la giovane Elena non ne voleva sapere. Malgrado tutto, Carl sperava che la giovane l’avrebbe amato se lui fosse riuscito a salvarle la vita.

Nel 1931, nonostante i suoi ossessivi sforzi, Elena, il suo unico grande amore, morì. Carl, sempre con il consenso della famiglia (al corrente della sua infatuazione), le costruì un mausoleo sopraelevato, per paura che l’umidità del terreno potesse intaccare il suo corpo. Ogni giorno si recava al cimitero a trovarla, e la famiglia di Elena era commossa dall’affetto dimostrato dal dottore per la giovane. Quello che non sapevano, però, è che l’ossessione di Tanzler stava prendendo una brutta piega.

Ogni notte Carl si introduceva nel mausoleo, e sottoponeva il cadavere della ragazza a ripetuti trattamenti di formaldeide per cercare di mantenere il corpo incorrotto. Si sdraiava di fianco a lei, parlava con lei per ore. Ad un certo punto installò perfino un telefono, per poterla chiamare durante il giorno e illudersi di comunicare con la sua Elena. Il fantasma della fanciulla lo visitava ogni notte, chiedendogli di portarla via da quella tomba.

Nel 1933 Carl fece appunto questo: trafugò la salma, e la portò a casa. Elena era morta da due anni a questo punto, e Tanzler lottò furiosamente contro il decadimento del suo corpo, utilizzando una marea di preservanti, vuotando una dopo l’altra bottiglie di profumo per nascondere l’odore della carne marcescente. Nonostante l’inevitabile putrefazione avanzasse veloce, Carl cercava di figurarsi un felice rapporto di coppia, parlando con il cadavere, improvvisando per lei romantiche canzoni d’amore all’organo (di cui era un dotato suonatore).

Mano a mano che la decomposizione progrediva, i suoi metodi divenivano più estremi. Cominciò ad usare corde di pianoforte per legare assieme le ossa che si staccavano. Quando gli occhi di Elena si decomposero, li sostituì con occhi di vetro. Quando la sua pelle si ruppe e cadde a pezzi, la rimpiazzò con una strana miscela di sua invenzione, seta imbevuta di cera e gesso. Gli organi interni collassarono, e lui riempì le cavità con stracci per mantenerne la forma. I capelli caddero, e lui ne fece una parrucca. Ad ogni stadio di decomposizione, Carl tentava di bloccare l’immagine di Elena, ma il risultato era che la ragazza stava divenendo sempre più una rozza e grottesca caricatura di ciò che era stata un tempo, una macabra bambola in putrefazione. Secondo alcune testimonianze, sembra che Tanzler avesse anche inserito un tubo di carta al posto delle parti intime, come sostituto della vagina durante i rapporti sessuali. In realtà, nei rapporti dell’epoca non si fa menzione di questo dettaglio, ed è plausibile pensare che il rapporto fra lui ed Elena fosse di tipo squisitamente (!) platonico.

Nel 1940, nove anni dopo la morte di Elena, la sorella di quest’ultima sentì delle voci riguardanti le strane abitudini di Tanzler. Si recò a casa sua, dove trovò quel che restava del cadavere di Elena, ancora vestita nei suoi abiti. Tanzler fu arrestato, ma i reati commessi erano già caduti in prescrizione e lui non fu mai punito per ciò che aveva fatto.

Tutti i giornali parlarono di questa storia, ma stranamente l’opinione pubblica si schierò dalla parte di Tanzler. La sua ostinata corsa contro l’inevitabile in qualche modo commosse e toccò il cuore degli americani; certo, egli era un maniaco ossessivo, illuso di poter preservare un amore che non era nemmeno mai esistito… ma la gente intuì che al di là degli aspetti più macabri e morbosi della notizia, vi era qualcosa di più. Sotto la patina di sordida necrofilia, la vicenda di Tanzler era fin troppo umana. Il medico tedesco si era aggrappato con le unghie e con i denti a ciò che amava di più al mondo, rifiutando di lasciare che sparisse nelle nebbie del tempo.

L’ossessione di Carl non finì quando gli portarono via i suoi affezionati resti. Ormai l’idea del suo amore aveva prevalso su qualsiasi realtà. Usò la maschera funebre della sua amata per costruire una bambola con le sue fattezze. Scrisse un’autobiografia, e passò i suoi ultimi anni mostrando il bambolotto ai curiosi e raccontando infinite volte la sua incredibile storia. Morì nel 1952, fu trovato accasciato dietro uno dei suoi organi.

Ma la leggenda esige un altro finale: secondo molti resoconti, il suo corpo fu trovato fra le braccia della sua bambola con il viso di Elena Hoyos.

Musei anatomici 4: Roma, e oltre

Concludiamo il nostro giro turistico a caccia dei migliori musei anatomici italiani. Dopo Firenze, Napoli e Bologna visitiamo oggi le città di Roma, Siena, Modena, Torino, e Cagliari.

Museo Storico Nazionale dell’Arte Sanitaria – Roma


Il museo raccoglie strumenti dell’arte chirurgica, dell’ostetricia e della farmaceutica nonché testimonianze di molte malattie del passato. L’esposizione è allestita all’interno di una parte dell’Ospedale Santo Spirito e propone un percorso articolato in diversi e suggestivi ambienti seicenteschi. La Sala Alessandrina espone una raccolta di tavole anatomiche di inizio Ottocento realizzate da Antonio Serantony in collaborazione con l’anatomista Paolo Mascagni. Tra di esse va ricordata la stampa che raffigura una figura femminile con ventre sezionato e le raffigurazioni del Microcosmo, del Cervello e del Fegato, opere su tavola appartenute al chirurgo Guglielmo Riva. Ma forse la sala più interessante è la Sala Flajani, in cui sono conservate le collezioni appartenenti al più antico Museo Anatomico, ovvero la raccolta di preparati anatomo-patologici, in parte a secco e in parte in liquido, riguardanti malformazioni dello scheletro e dei vasi dovute a malattie, ora assai rare, come le lesioni delle ossa prodotte da malattie croniche come la sifilide.

La sala contiene inoltre la collezione delle cere ostetriche tardo settecentesche realizzate da Giovan Battista Manfredini con la supervisione scientifica dell’anatomista Carlo Mondini.

Museo Storico Nazionale dell’Arte Sanitaria

Lungotevere in Sassia, 3 (Ospedale S. Spirito) 00193 Roma

Orario: Lunedì, Mercoled’, Venerdì – 09:00-12:00

Entrata: libera.

Informazioni e prenotazioni:

Tel 06.6787864 – Fax 06.6991453

Museo Anatomico “Leonetto Comparini” – Siena

Situato all’interno del moderno Polo Didattico Scientifico San Miniato, offre un percorso all’interno di un ottocentesco Istituto di Anatomia Umana, del quale conserva gli arredi originali. Il Museo è stato ristrutturato nel 2001.

Accanto ai preparati anatomici essiccati con l’iniezione del mercurio metallico nei vasi linfatici secondo la tecnica operata dal Mascagni, il Museo Anatomico mette in mostra anche le tavole disegnate, i modelli in cera, le preparazioni microscopiche e le relative istoteche d’epoca, le collezioni osteologiche e tutta la strumentazione scientifica che si affianca ai ferri della dissezione: microscopi, microtomi dal taglio sottilissimo e perfetto, apparecchi da laboratorio e vetreria.

Nel Museo è collocata anche una collezione craniologia ottocentesca che riveste per provenienza e quantità un interesse scientifico eccezionale. Affiancano il museo due aule, attualmente utilizzate dagli studenti universitari per lo studio dell’anatomia macroscopica e microscopica.

Museo Anatomico Leonetto Comparini dell’Università degli Studi di Siena

Siena, loc. San Miniato, Via Aldo Moro

0577 234063 (segreteria); 0577 234064

Da lunedì a venerdì: 9.00-14.00 (con prenotazione); visitabile su richiesta sabato e

festivi: pomeriggio

Ingresso libero ad orario prestabilito

Museo di Storia Naturale dell’Accademia dei Fisiocritici – Siena

All’interno del Museo di Storia Naturale dell’Accademia dei Fisiocritici, a Siena, è conservata la collezione dedicata al patrimonio lasciato da Paolo Mascagni. Si tratta di circa 50 preparati anatomici umani disseccati nei cui vasi linfatici l’anatomico toscano Paolo Mascagni praticò l’iniezione con mercurio metallico.

Le preparazioni sono un numero limitato se si considera l’eccezionale mole di lavoro sviluppata da Mascagni nel corso della sua vita di studioso e di ricercatore e il fatto che, per il costume scientifico dell’epoca e l’oggetto delle ricerche, l’esecuzione di preparazioni destinate a essere conservate era la regola. Poche preparazioni sì, ma di inestimabile valore storico e scientifico, preziose anche come rara testimonianza di tecnica preparatoria e dissettoria.

Museo di Storia Naturale dell’Accademia dei Fisiocritici

Piazzetta Silvio Gigli 2 (Sant’Agostino) 53100 Siena

0577 47002 (0577 232940 per le visite guidate)

lunedì, martedì, mercoledì, venerdì: 9.00 – 13.00 e 15.00 – 18.00

giovedì: 9.00 – 13.00

Chiuso: sabato, domenica e festivi

Ingreso gratuito – visite guidate e laboratori didattici a temi diversi, gratuiti per

scolaresche e gruppi organizzati, la prenotazione è obbligatoria.

Museo Anatomico dell’Università di Modena e Reggio Emilia – Modena

Il Museo Anatomico di Modena contiene diverse eccezionali collezioni, e le sue 4 sale indagano in modo completo le diverse strutture anatomiche umane. Si comincia con i preparati osteologici, tra cui spiccano numerosi crani deformi o inusuali, scheletri teratologici e 49 scheletri di feti disposti in particolari atteggiamenti di vita quotidiana (ammonitore, di supplica, di comando ecc.) in conformità a quello che era il gusto preparatorio dell’epoca.


Di particolare interesse, inoltre, la raccolta etnografica di Paolo Gaddi, iniziata nel 1844, composta da crani appartenenti a individui delle diverse etnie umane, con 5 busti in cera, eseguiti dal ceroplasta modenese Remigio Lei, riproducenti le fattezze di un caucasico, un giapponese, un mongolo, un etiopico ed un beduino. Questa collezione fu, nel suo genere, la prima in Italia.


Il museo inoltre contiene tre donne mummificate, una preparata con bagno in sublimato corrosivo (risalente al 1841) e e le altre due in acido arsenioso (1834 e 1839).


Il museo ospita anche cere anatomiche, preparati a secco, per affumicamento, in formalina e in paraffina, di varie parti anatomiche: lingua, apparato digerente, urogenitale, preparati embriologici, apparato nervoso, pelle umana tatuata (secondo G. Lombroso il tatuaggio era da collegarsi con il livello di criminalità).


Si termina in “bellezza”, con la sezione dei preparati teratologici. Qui sono presentati esemplari animali e umani deformi.

La visita al Museo dovrebbe trovare un naturale completamento con l’osservazione dal ballatoio di quello che fu il Teatro Anatomico, progettato e realizzato da A. Scarpa a somiglianza di quello dell’Università di Padova: al momento purtroppo il Teatro è inagibile ma i lavori di restauro dovrebbero cominciare presto.


Museo Anatomico dell’Università di Modena e Reggio Emilia

viale Berengario, 14- 41100 Modena (Italy)

tel.(+39) 059 2057131 fax.(+39) 059 2057136

Museo di Anatomia Umana – Torino

Il Museo di Anatomia Umana di Torino ospita una collezione di preparati e cere anatomiche di grosso rilievo. La parte visitabile presenta illustrazioni mediche, preparati, scheletri e cere anatomiche.

Museo Anatomico dell’Università di Torino

Corso Massimo D’Azeglio, 52- 10126 Torino

Orari: dal lunedì al sabato, ore 10:00 – 18:00

tel.(+39) 011 6707883

Costo: 3 Euro.

Cittadella dei Musei – Cagliari

All’interno della Cittadella Universitaria dei Musei trova posto l’esposizione delle cere anatomiche di Clemente Susini. Questi modelli in cera, realizzati dal Susini durante le dissezioni cadaveriche operate dal prof. Francesco Boi, sono considerate fra le più belle al mondo. Il sito del museo ha anche una sezione interattiva che sottolinea le diverse parti anatomiche evidenziate dalle cere.

Cere Anatomiche di Clemente Susini dell’Università di Cagliari

Cittadella dei Musei,
Piazza Arsenale
Tel. 070.6757627

Orari:
dal martedì alla domenica:
9.00 – 13.00 / 16.00 – 19.00
Chiuso lunedì

ingresso € 1,55 intero; € 0,52 ridotto

Il museo online di Frederik Ruysch

È da poco stato aperto un museo online riguardante la vita e le opere dell’anatomista olandese Frederik Ruysch (1638-1731), forse il più grande artista della preparazione medica della storia. Il sito “De anatomische peparaten van Frederik Ruysch” (per ora soltanto in lingua olandese, ma l’inglese è promesso a breve) contiene informazioni bibliografiche e storiche, ma la sezione davvero spettacolare è quella dedicata alle preparazioni stesse: mediante un sistema di zoom ad alta definizione, è possibile “esplorare” gli esemplari preservati da Ruysch fin nei minimi dettagli.

Ruysch (l’uomo che sta sezionando un bambino nel dipinto qui sopra, il celebre La lezione di anatomia del dottor Frederik Ruysch, di Jan van Neck) era il più grande artista medico del suo tempo. Le sue composizioni sono state definite “i Rembrandt della preparazione anatomica”. Creò più di 2.000 esemplari, tra cui spiccano i fantasiosi tableaux allegorici composti usando scheletri fetali e altre parti anatomiche perfettamente preservate. Purtroppo, della dozzina di tableaux realizzati da Ruysch non ne rimane nemmeno uno, ma Steven J. Gould ce ne dà un’accurata descrizione: “… i temi allegorici erano quelli della morte e la transitorietà della vita… Ruysch costruiva la base di questi paesaggi geografici usando calcoli renali e della vescica (che fungevano da “rocce”), e la flora di questi paesaggi era costituita da vene  e arterie iniettate e indurite per creare gli “alberi”, mentre i “cespugli” e l'”erba” erano creati dal tessuto più ramificato e vascolarizzato dei polmoni e dei capillari. Gli scheletri dei feti […] erano ornati di simboli della morte e della caducità della vita – le loro mani stringevano delle ephemeropterae (farfalle che vivono soltanto un giorno nel loro stato adulto); gli scheletri piangevano il loro stato nascondendo il viso nei loro “fazzoletti” ricavati dal mesenterio delle meningi, elegantemente iniettato; “serpenti” e “vermi”, simboli della corruzione, e creati a partire da intestini umani, si attorcigliavano attorno alle pelvi o alla cassa toracica”.

In questi quadri che dovevano fungere da memento mori, spesso trovavano posto delle didascalie che davano voce ai piccoli scheletri: uno di questi tiene nella mano una collana di perle, ed esclama: “Perché dovrei desiderare le cose di questo mondo?”. Un altro, che suona un violino con un arco ricavato da un’arteria essiccata, si lamenta laconicamente: “Oh fato, oh fato crudele”.

Oltre ai suoi celebri tableaux, adorati fra gli altri da Pietro il Grande di Russia, Ruysch divenne celebre per i suoi preparati in soluzione: la sua formula era segretissima, e includeva l’iniezione con cere colorate per sopperire alla depigmentazione naturale. La figlia Rachel gli dava una mano, adornando questi esemplari con pizzi, vestiti, e addirittura turbanti che nascondevano i tagli e le parti non complete dell’esemplare, e aggiungevano una nota di grazia e delicatezza al preparato.

Gli esemplari venivano poi immersi nella soluzione top-secret ideata dall’anatomista olandese, consistente in spiriti vari, pepe nero, e altri ingredienti sconosciuti. Il risultato? Ancora oggi, dopo secoli, i suoi preparati hanno un colorito roseo e naturale che è difficile riscontrare nei tipici esemplari anatomici, anche moderni, immancabilmente bianchicci e spenti.

Nel suo gabinetto delle curiosità, i filosofi e i medici che passavano in visita potevano ammirare, oltre ai suoi tableaux, anche “parti anatomiche in vasi di vetro, scheletri di bambini, e organi preservati… assieme a uccelli esotici, farfalle e piante”.

Come dicevo, nessuno dei suoi diorami allegorici sembra essere sopravvissuto all’inclemenza del tempo; di contro, molte delle sue preparazioni in vitro possono essere ammirate in musei quali la Kunstkammer di San Pietroburgo, e altri musei anatomici in giro per il mondo. Il nuovo sito (http://ruysch.dpc.uba.uva.nl) promette di ingrandirsi con il tempo e di ospitare la più grande bacheca virtuale delle opere di Ruysch consultabile online. Bravi ragazzi!

(Scoperto via Morbid Anatomy)

Musei anatomici italiani 3 – Bologna

Dopo aver visitato Firenze e Napoli, eccoci giunti alla terza tappa del nostro viaggio attraverso i musei anatomici d’Italia: Bologna.

Come tutti sanno, Bologna è la città dalla più antica e prestigiosa tradizione universitaria al mondo: nel 1088 vi venne infatti fondata la prima università della storia dell’Occidente (Alma mater studiorum). Non è sorprendente quindi che gran parte delle collezioni siano collegate al cosiddetto SMA, ovvero il Sistema Museale di Ateneo, che contiene e gestisce una quindicina di differenti musei.

Gran parte delle collezioni derivano da un unico, originale Laboratorio di Anatomia Comparata fondato da Azzoguidi (1807-1814) ed ampliato da Gaetano Gandolfi (1814-1819) e da Antonio Alessandrini (1819-1861). Il Laboratorio di Anatomia Comparata, in quel tempo, possedeva una collezione di 6.636 preparati inerenti l’Anatomia normale e Patologica umana ed animale, conservati “a secco” oppure sotto spirito, ed alcuni disegni a colori. La maggior parte della collezione rimase in quello che divenne l’attuale Museo di Anatomia Comparata. Un secondo gruppo di preparati fu ceduto a Cesare Taruffi, primo professore di Anatomia  Patologica umana dell’Università di Bologna. Un terzo gruppo (1.704 preparati), concernente l’Anatomia Patologica e la Teratologia Veterinaria, fu usato per costituire il Museo “G.B. Ercolani” della Facoltà di Medicina Veterinaria. Partiamo da quest’ultimo.

Museo di Anatomia patologica e teratologia veterinaria “G. B. Ercolani


Il Museo di Anatomia Patologica e Teratologia Veterinaria fu fondato da Giovanni Battista Ercolani nel 1863. Attualmente il museo conta 4.350 preparati. Si tratta di preparati a secco, materiali conservati in alcool, prelevati chirurgicamente o in corso di necroscopie in animali, e scheletri teratologici raccolti dal 1807 al 1835. Dal 1835 al 1890 furono eseguiti disegni a colori e mirabili plastiche (modelli) in gesso e cera riproducenti i reperti patologici originali in ugual volume e colore.

La collezione del Museo “G.B. Ercolani” ha un valenza storico-artistica (le plastiche a colori sono uniche al mondo nel loro genere e molte testimoniano entità morbose scomparse come la pleuropolmonite contagiosa bovina) ed una valenza didattica in quanto la collezione dispone di numerose patologie attuali utili per dimostrazioni agli studenti.

Via Tolara di sopra, 50 – Ozzano Emilia (BO)

tel. 051/2097966 – 051/20970000 Fax: 051/2097967

Responsabile: Prof. Paolo Stefano Marcato ([email protected])

e-mail: [email protected]

ORARIO ESTIVO: dal lunedì al venerdì su appuntamento. Chiuso il sabato e i festivi.

Museo delle Cere Anatomiche “Luigi Cattaneo

Inaugurato nel 2002, il Museo Cattaneo contiene le collezioni anatomiche e istologiche patologiche che erano precedentemente conservate nel celebre Museo “Cesare Taruffi“: numerosi esempi di materiale teratologico conservati in alcool o formalina e in parte riprodotti in cera. I “mostri” costituiscono i residui del Museo Teratologico istituito da Cesare Taruffi (1821-1902), professore di Anatomia Patologica dell’Università di Bologna. Nel museo sono esposti anche campioni di organi affetti da diverse malattie, con esempi di malattie scheletriche e numerosi modelli in cera riproducenti malattie acquisite a carico di organi viventi.

Ma ancora più pregiate sono le cere anatomiche vere e proprie, ad opera di artisti sublimi quali Clemente Susini, Giuseppe Astorri e Cesare Bettini.

La ceroplastica anatomica nacque proprio a Bologna, in seno all’Ateneo, nella prima metà del ‘700, a fini didattici per gli studenti di anatomia. I preparati a secco infatti non erano pienamente rispondenti alla realtà morfologica, per cui si sentiva con forza la necessità di realizzare modelli costruiti con materiale durevole e ad un tempo facilmente plasmabile. Con questo spirito vennero così realizzati i primi modelli in cera costruiti sulla osservazione dei preparati anatomici di cadavere. Il fondatore di questa tecnica fu Ercole Lelli (1702 – 1776).

Il Museo delle Cere Anatomiche “Luigi Cattaneo” si trova al secondo piano dell’Istituto di Anatomia umana normale di Bologna, in via Irnerio, 48.

Tel. 051/2091533 – 051/2091556

Orario: dal lunedì al giovedì: ore 9,00 – 12,30 / 14,00 – 16,30, venerdì: ore 9,00 – 12,30. Chiuso sabato e festivi. (rif. Prof. Ruggeri)

Museo di Palazzo Poggi

Le Costituzioni approvate il 12 dicembre 1711 sancivano la nascita a Bologna dell’Istituto delle Scienze. Un progetto ambizioso e originale, quello ideato dal generale Luigi Ferdinando Marsili, volto a contenere entro le stanze di un’antica dimora senatoria l’intera enciclopedia del sapere scientifico moderno.

Così a Palazzo Poggi, dimora delle vaste collezioni dell’Istituto, si possono ancora oggi ammirare alcuni fra i più incredibili assortimenti di esemplari. Cinquecentesca è la collezione di volumi illustrati del fondatore della Storia Naturale moderna, Ulisse Aldrovandi. Le scoperte geografiche andavano rivelando realtà naturali del tutto nuove delle quali era ovviamente impossibile avere una completa conoscenza diretta. Così, non potendo “andare in tutti e luoghi”, Aldrovandi puntò sul trasferimento e la ricostituzione della realtà naturale di ogni terra lontana o vicina all’interno delle proprie mura domestiche. Nasceva così, verso la metà del XVI secolo, quel museo, o “teatro”, o “microcosmo di natura”, che assorbì buona parte delle energie del naturalista bolognese e che gli consentì di raccogliere 18.000 “diversità di cose naturali” e 7.000 “piante essiccate in quindici volumi”.

Il Museo Cospi, sempre ospitato a Palazzo Poggi, è una vera e propria wunderkammer seicentesca che raccoglie indistintamente naturalia o “miracoli fisici” (fossili, mostri, ecc.), assieme ad una quantità delle “cose artifiziose” (artificialia); e ciò, perché “l’arte, non solo è vicaria e imitatrice diligente della natura, ma spesso la supera in bellezza e in perfezione con i suoi prodotti e talvolta ne corregge gli errori, sia pure involontari o apparenti”.

Ma le meraviglie di Palazzo Poggi non finiscono qui: restano ancora le splendide collezioni Settecentesche di storia naturale, ostetricia, ottica, fisica elettrica, le collezioni di cere di Lelli, quella dedicata alle macchine di Luigi Galvani, le collezioni di geografia e nautica, e quelle di architettura militare.

via Zamboni, 33 – 40126 Bologna

Tel. 051/2099610 – 051/2099398

Orario: da martedì a venerdì 10,00 – 13,00 / 14,00 – 16,00 – sabato, domenica e festivi 10,30 – 13,30 / 14,30 – 17,30. Lunedì chiuso.

Musei anatomici italiani 2 – Napoli

Continua il nostro viaggio alla scoperta dei musei anatomici d’Italia.

Il Museo Anatomico di Napoli, nato in seno a una delle facoltà mediche più antiche del mondo, raccoglie eccezionali collezioni di pezzi anatomici che, per l’elevato numero, la varietà delle tecniche di preparazione e le modalità di conservazione, costituiscono un patrimonio di ineguagliabile valore storico, scientifico e didattico.

Il nostro tour virtuale comincia dai preparati a secco.

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Proseguiamo poi con i preparati sotto liquidi. Qui troviamo alcuni esemplari teratologici e patologici davvero notevoli.

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Alcuni fra i preparati più interessanti sono quelli ottenuti con metodi non ortodossi: ad esempio la calcinazione, ad opera di Giuseppe Albini, su incarico del Ministero dell’ Interno, che lo invitava nel 1880 a trovare un metodo alternativo al seppellimento e alla cremazione dei cadaveri. Nel Museo sono esposte due teche in vetro e ottone contenenti una il corpo essiccato di un neonato e la seconda il busto di una giovane donna, entrambi ottenuti attraverso questa tecnica.

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Anche la pietrificazione di Efisio Marini (1835-1900) era una tecnica alternativa di preparazione organica. Il metodo consente di mantenere la flessibilità e il colore naturale delle strutture con una particolare miscela di sali metallici di sua invenzione. La peculiarità di queste preparazioni “lapidee” affascina e interessa in maniera particolare i visitatori, anche perché su esse s’ intravede l’esigenza estetica, la ricerca del “bello” perseguita dall’Autore.
Fra i pezzi della collezione spicca, per la singolare bellezza, un tavolino il cui piano è formato da un impasto di sangue, cervello, fegato, bile, polmoni ove, al centro, è adagiata una bellissima mano di giovane donna.
L’ insieme stupisce per la perfetta conservazione e la freschezza del colorito.

pietrificazione1pietrificazione3pietrificazione2Oltre a questi eccezionali preparati, il Museo ospita un’ampia collezione di scheletri, di calcoli umani e animali, e di cere anatomiche.

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Museo anatomico dell’Università di Napoli

via Luciano Armanni, 5 – 80138 Napoli

Telefono: +39 0815666010 – +39 0815665053

Tel/Fax: +39 081297659

E-mail: [email protected]

Ingresso: gratuito – orario: lunedì-venerdì 9:00 – 13:00 previo appuntamento