Il giorno in cui piansero i clown

Era una calda giornata, il 6 luglio del 1944 nella cittadina di Hartford, Connecticut. Era anche un giorno di festa per migliaia di adulti e bambini, diretti verso il tendone di uno dei circhi più grandi del mondo, il Ringling Bros. e Barnum & Bailey. Se la folla era sorridente e pronta a rimpinzarsi di popcorn e zucchero filato, sul volto di alcuni dei lavoratori del circo si leggeva invece una leggera ombra di inquietudine. Erano arrivati con il treno due giorni prima, ma a causa di un ritardo non avevano fatto in tempo ad alzare subito i tendoni per lo show: avevano dovuto perdere un giorno, e per i circensi scaramantici saltare uno spettacolo era un cattivo segno, portava sfortuna. Ma tutto sommato, il tempo e l’affluenza della gente facevano ben sperare; e nessuno poteva immaginare che quella giornata sarebbe stata teatro di uno dei maggiori disastri della storia degli Stati Uniti e ricordata come “il giorno in cui piansero i clown”.

Lo spettacolo cominciò senza intoppi. A venti minuti dall’inizio, mentre si esibivano i Great Wallendas, una famiglia di trapezisti ed equilibristi, il capo dell’orchestra Merle Evans notò che una piccola fiamma stava bruciando un pezzetto di tendone. Disse immediatamente ai suoi orchestrali di intonare Stars And Stripes Forever, il pezzo musicale che serviva da segnale d’emergenza segreto per tutti i lavoratori del circo. Il presentatore cercò di avvertire il pubblico di dirigersi, senza panico, verso l’uscita, ma il microfono smise di funzionare e nessuno lo sentì.

Nel giro di pochi minuti si scatenò l’inferno. Il tendone del circo era infatti stato impermeabilizzato, come si usava allora, con paraffina e kerosene, e il fuoco avvampò a una velocità spaventosa: la paraffina, sciogliendosi, cominciò a cadere come una pioggia infuocata sulla gente. Due delle uscite erano inoltre bloccate dai tunnel muniti di grate che venivano utilizzati per far entrare e uscire gli animali dalla scena. L’isteria s’impadronì della folla, c’era chi lanciava i bambini oltre il recinto, come fossero bambolotti, nel tentativo di salvarli; in molti saltavano giù dalle scalinate cercando di strisciare sotto il tendone, ma rimanevano schiacciati dagli altri che saltavano dopo di loro – li avrebbero trovati carbonizzati anche in strati di tre persone, le une sopra le altre. Altri riuscirono a scappare, ma rientrarono poco dopo per cercare i familiari; altri ancora non fecero altro che correre in tondo, intorno alla pista, alla ricerca dei propri cari. Dopo otto minuti di terrore, il tendone in fiamme crollò sulle centinaia di persone ancora bloccate all’interno, seppellendole sotto quintali di ferro incandescente.

Ufficialmente almeno 168 persone morirono nel disastroso incendio e oltre 700 vennero ferite: ma i numeri reali sono probabilmente molto più alti, perché secondo alcuni studiosi il calore sarebbe stato talemente elevato da incenerire completamente alcuni corpi; e, fra i feriti, molti altri furono visti aggirarsi giorni dopo in stato di shock, senza essere stati soccorsi.

Fra coloro che persero la vita nell’incendio di Hartford vi furono diversi bambini, ma la più celebre fu la misteriosa “Little Miss 1565″ (così soprannominata dal numero assegnatole dall’obitorio): una bella bambina bionda di circa sei anni, il cui corpo non venne mai reclamato, e sulla cui identità si è speculato fino ad oggi. Fra biglietti anonimi lasciati sulla sua tomba (“Sarah Graham is her Name!“) e investigatori che dichiarano di aver scoperto tutta la verità sulla sua famiglia, la piccola senza nome rimane una delle immagini iconiche di quella strage.

Così come iconica è senza dubbio la fotografia che ritrae Emmett Kelly, un pagliaccio, mentre disperato porta un secchio d’acqua verso il tendone in fiamme.

Secondo alcuni il motivo dell’incendio sarebbe stata una sigaretta buttata distrattamente da qualcuno del pubblico addosso al “big top”; secondo altre teorie il fuoco sarebbe stato doloso. Ma, nonostante un piromane avesse confessato, sei anni dopo, di aver appiccato l’incendio, non vi furono mai abbastanza prove a sostegno di questa ipotesi. Fra accuse, battaglie legali per i danni, confusioni e misteri, il disastro di Hartford è un incidente che ci affascina ancora oggi, forse perché la tragedia ha colpito uno dei simboli del divertimento e dell’arte popolare. Quel giorno che doveva essere lieto e felice per molte persone divenne in pochi istanti un luogo di morte e desolazione. La magia del circo, si sa, è quella di riuscire, per il tempo d’uno spettacolo, a farci tornare bambini. E non c’è niente di peggio, per il bambino che è in noi, che vedere un pagliaccio che piange.

Ecco un sito interamente dedicato al disastro di Hartford; e la pagina Wikipedia (in inglese).

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FAQ: come riconoscere un uomo armato

Continua la nostra rubrica sulle domande più frequenti.

Come posso riconoscere un uomo che nasconde un’arma sotto i vestiti?

Ecco un diagramma che vi aiuterà a riconoscere il pericolo quando vi si para davanti.

I fuochi di Sant’Elmo

Il Fuoco di Sant’Elmo è una scarica elettro-luminescente provocata dalla ionizzazione dell’aria durante un temporale, all’interno di un forte campo elettrico. Fisicamente, si manifesta come un bagliore brillante, bianco-bluastro, che in alcune circostanze appare come un fuoco, spesso in getti doppi o tripli, che scaturisce da strutture alte e appuntite, come alberi maestri, guglie e ciminiere. Può anche apparire tra le punte delle corna del bestiame durante un temporale, o tra oggetti appuntiti nel mezzo di un tornado.

Prende il nome da Erasmo da Formia (detto anche sant’Elmo), il santo patrono dei naviganti.  Il nome è dovuto al fatto che il fenomeno spesso appare sulla testa dell’albero maestro delle navi durante i temporali in mare. Contrariamente a quanto ci si potrebbe aspettare da un fenomeno così misterioso, i fuochi di Sant’Elmo erano visti dai marinai come segno di buon auspicio: gli alberi della nave erano, per così dire, “protetti” dall’anima del Santo. Infatti si narra che sulla punta della pira del rogo su cui Sant’Elmo venne arso vivo comparvero fiamme bluastre, ritenute dai presenti i segni dell’anima del Santo che si innalzava al cielo dal luogo del martirio.

Del fuoco di Sant’Elmo scrissero nell’antichità  Giulio Cesare e Plinio il Vecchio; ne parlano il diario che Antonio Pigafetta scrisse nel suo viaggio con Ferdinando Magellano, e il capolavoro di Herman Melville “Moby Dick”. Un fenomeno affascinante, magico, che persiste tuttora sui quotidiani, tecnologici voli a bordo dei nostri sofisticati Boeing.

La vendetta della sigaretta

Nel giorno dedicato alla battaglia contro il fumo, in Thailandia, un gruppo di attivisti porta in processione, come in una sorta di funerale, una sigaretta gigante.

Eppure, quando si tratta di tagliare in due la sigaretta, i gas che gonfiano il feticcio si incendiano… il tabacco, erba sacra, ha forse simbolicamente sconfitto coloro che negano il suo potere?

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