Link, curiosità & meraviglie assortite – 7

Torna il mix di esotiche e bislacche trouvaille di Bizzarro Bazar, utili per intrattenere i vostri amici facendo quelli che hanno sempre storie strambe da raccontare. Mi raccomando, esibite un bel ghigno furbetto quando vi chiedono dove le andate a pescare.

  • Avevamo già detto dei conigli assassini a margine delle pagine dei libri medievali. Ora un divertente video (in inglese) svela il mistero dietro un altro grande classico dei manoscritti illustrati: i cavalieri che combattono contro le lumache. SPOILER: tutta colpa dei Longobardi.
  • Ayzad, essendo un esperto di sessualità alternative, ha sviluppato negli anni un certo aplomb nel discutere di pratiche erotiche estreme e assurde — nelle parole di Hunter Thompson, “quando le cose si fanno strane, gli strani diventano professionisti“. Eppure perfino uno scafato come lui è rimasto spiazzato dalla vicenda più weird e demenziale degli ultimi tempi: lo scandalo dei furry nazisti.
  • Nel 1973, Playboy chiese a Salvador Dalì di collaborare con il fotografo Pompeo Posar per un esclusivo servizio di nudo femminile. Il pittore ebbe carta bianca sul progetto, tanto da essere presente sul set per dirigere i lavori. Dalì manipolò poi gli scatti prodotti durante la sessione con la tecnica del collage. Il risultato è uno strano e gustosissimo distillato di surrealismo, uova, maschere, serpenti e discinte “conigliette”. Il Maestro, in una comunicazione alla rivista, si disse soddisfatto dell’esperienza: “Il significato del mio lavoro sta nella mia motivazione, che è tra le più pure — il denaro. Quello che ho fatto per Playboy è molto buono e la vostra paga è adeguata al compito.” (Grazie, Silvia!)

  • Continuando a parlare di fotografia, Robert Shults ha dedicato la serie di scatti The Washing Away of Wrongs al centro di studi sulla decomposizione umana più grande al mondo, il Forensic Anthropology Center presso la Texas State University. Le fotografie, in un bianco e nero altamente contrastato, in quanto scattate nello spettro al limite dell’infrarosso, sono davvero potenti e mostrano una qualità quasi onirica. Raccontano il lavoro difficile ma necessario degli studenti e dei ricercatori, impegnati a comprendere quali modificazioni subiscono i resti umani nelle più disparate condizioni: dati e informazioni sempre più precisi, che torneranno utili in ambito criminologico. Qualche foto in più in questo articolo, e qui il sito di Robert Shults.

  • Un’ultima segnalazione a tema fotografico. Lo svedese Erik Simander ha prodotto una serie di ritratti di suo nonno, da poco rimasto vedovo. La descrizione della solitudine di un uomo che ha appena perso la compagna di una vita viene affidata a piccoli  dettagli (il lavandino vuoto, ormai con un solo spazzolino da denti) che assumono però una carica definitiva e devastante; brevi tocchi poetici e laceranti, assieme delicati e dolorosi. D’altronde il lutto è un sentimento diverso per ognuno, e Simander dimostra un ammirevole pudore nell’osservare il limite, la soglia oltre la quale le emozioni si fanno troppo personali per poter essere condivise. Un lavoro eccelso, di un’umanità che incrina il cuore, e che ha inoltre il merito di affrontare un argomento (quello della perdita del partner nella terza età) ancora piuttosto tabù. Al cinema, il tema era già arrivato nel 2012 con lo spietato ed emotivamente impegnativo Amour di Michael Haneke.
  • Parlando di vedovi, ecco un ottimo articolo (in inglese) su un altro aspetto molto poco esplorato: l’improvviso sex-appeal di chi ha appena subito una perdita, e la confusione emotiva che ne può derivare.
  • Per ritornare ad argomenti più leggeri, ecco uno spettacolare puntaspilli trovato in un negozio di antiquariato (avvistamento e foto di Emma).

  • Per le vostre vacanze siete alla ricerca di un posticino appartato, da Mille e una notte? Eccovi accontentati.
  • Preferite rimanere a casa con popcorn e patatine per una maratona di B-movie? Ecco una delle migliori liste che si possano trovare sul web. Avete la mia parola.
  • L’inimitabile Lindsey Fitzharris di Chirurgeon’s Apprentice ha pubblicato un grazioso post che racconta come funzionava la rimozione chirurgica dei calcoli all’epoca in cui l’anestesia non esisteva. Da leggere dimenandosi piacevolmente sulla sedia.
  • Ad Amsterdam c’è stata la Death Expo, con tutte le ultime novità in campo funerario. Tra le migliori proposte: la bara in stile IKEA, da montarsi da soli, ma soprattutto la bara sul cui coperchio si possono giocare giochi di società. (via DeathSalon)
  • Com’è come non è, ogni tanto sul WWW ci sono dei ritorni di fiamma. E così da qualche giorno (almeno nella mia “bolla” internettiana) ha ricominciato a fare capolino il serial killer portoghese Diogo Alves — capolino in senso letterale perché, precisamente, stiamo parlando della sua testa, conservata sotto formalina alla Facoltà di Medicina di Lisbona. Ma a strapparmi una risata è stata in particolare una delle “immagini correlate” suggerite dall’algoritmo di Google:

Diogo’s head…

…Radiohead.

  • Un ottimo articolo di Massimo Polidoro sulla vicenda dei mangiatori di uomini dello Tsavo. (Grazie, Bruno!)
  • E infine arriviamo alla notizia più succulenta: la mia città natale, Vicenza, mi riserva ancora qualche gradita sorpresa!
    Sulle colline poco distanti dalla città, nel comune di Arcugnano, è stato infatti scoperto un anfiteatro pre-romano rimasto sepolto per millenni… pensate che poteva contenere fino a 4300 spettatori e 300 attori, musicisti e ballerini… e pensate che c’è ancora il palco, sommerso sotto le acque del lago… e c’è anche una grotta capace di agire da megafono per gli attori, amplificando i suoni da 8 Hz a 432 Hz… e lì di fianco c’è anche il tempio di Giano… dove tra l’altro è nata la vera Giulietta, che poi si sarebbe innamorata di Romeo… e ci sono perfino numerose tracce di antiche divinità canine… e del passaggio di Giulio Cesare e di Cleopatra… e… e…
    E, perdonate l’insinuazione, non sarà mica una bufala, vero?


No, non è una semplice bufala, si tratta di una straordinaria bufala. Una di quelle trovate che meriterebbero un ammirato e lento applauso, se non fossero truffe.
Lo spirito creativo dietro all’anfiteatro è il proprietario del terreno, tale Franco Malosso von Rosenfranz (un nome che è già tutto un programma). Invece di accontentarsi del tradizionale abuso edilizio all’italiana — qualche classica villetta “tirata su” di nascosto — egli avrebbe avuto l’idea di inventarsi un ritrovamento archeologico per infinocchiare i turisti. Così, approfittando di un permesso per costruire un collegamento tra due appezzamenti, in modo da motivare il viavai di ruspe e camion, Malosso von Rosenfranz avrebbe scavato il suo teatro “antico”, con il progetto di aprirlo al pubblico a 40€ a visita, e di organizzarci grandi eventi.
Assieme all’iniziale entusiasmo e popolarità sui social, sono arrivate purtroppo anche le grane legali. E le prove a carico di Malosso sono apparse da subito così schiaccianti che è finito immediatamente a processo per abuso edilizio, manufatti eseguiti senza autorizzazione e contraffazione di opere d’arte.
Questo meraviglioso esempio di inventiva italiana verrà dunque smantellato e abbattuto; per ora resiste ancora il sito internet dell’anfiteatro, che è una divertente accozzaglia di fantastoria, pensata per appoggiare e dare spessore all’opera concreta. Un centrifugato di riferimenti a figure locali, celebri personaggi di epoca romana, mitologia da supermercato e (manco a dirlo) gli onnipresenti Templari.


L’ultima ironia è che qualcuno ad Arcugnano ancora lo difende, perché “almeno ora abbiamo un teatro“. D’altronde, come ricorda la pagina Wikipedia sull’abusivismo edilizio, “la stessa percezione di illegalità del fenomeno […] è considerata talmente tenue che il reato commesso non comporta reazioni di riprovazione sociale per rilevanti quote della popolazione. Questo malcostume in Italia ha danneggiato e continua a danneggiare l’economia, il paesaggio e la cultura della legalità e del rispetto delle regole“.
Qui sta proprio la genialità della farsa messa in piedi da quella faccia tosta di Malosso von Fronsefranz (che potete vedere intervistato su questa pagina): sfruttare il clima di post-verità per creare un abuso che non svilisce il territorio, ma che ne accresce, seppur falsamente, il patrimonio.
Insomma, l’avrete capito. L’intera storia mi diverte, in un certo senso. Il mio segreto, chimerico desiderio è che si tratti di un’incredibile installazione artistica, senza precedenti. E che Malosso un giorno cali la maschera, e dichiari che era tutto un grande esperimento per puntare il dito su un’Italia che non ha a cuore il proprio paesaggio, lascia cadere a pezzi le sue meraviglie archeologiche autentiche, ma è pronta a sostenere a gran voce quelle farlocche. (Grazie, Silvietta!)

Furry Fetish?

Bizzarro Bazar si è occupato in altre occasioni, e continuerà ad occuparsi, di parafilie e di feticismi di tipo sessuale. Questo articolo è stato pensato per fare un po’ di chiarezza sulla questione del feticismo cosiddetto furry, nome tratto dalla più vasta comunità che condivide la stessa particolare passione: gli animali antropomorfi.

Cominciamo col dire che il furry fandom è una sottocultura che accomuna appassionati di personaggi animali con caratteristiche umane. Normalmente mammiferi, questi personaggi sono dotati di intelligenza umana, espressioni facciali, anatomia, capacità di parlare, bipedalismo, vestiti, e altri attributi tipici degli esseri umani.

Chi ha una seppur minima conoscenza dell’universo dei manga, li riconoscerà. Ecco ad esempio una volpe antropomorfa estratta dalla pagina di Wikipedia dedicata al furry fandom.

Anthro_vixen

Gli appassionati di questo genere di arte amano spesso vestirsi come i loro beniamini, costruendo e assemblando costumi allegri e simpatici che indossano in apposite convention dedicate al tema, oppure talvolta in altre occasioni, per colpire o per divertire gli astanti. I costumi (solitamente personalizzati per creare un personaggio unico e specifico, chiamato fursona) comportano un grosso investimento di tempo e di denaro, ma per i fan del furry ne vale la pena: in un certo senso, vestirsi in questo modo li riconnette con il bambino che è in loro, rendendoli nuovamente puri e innocenti. Nulla più di un “gioco di ruolo” infantile, dunque.

furry

Eppure, da qualche tempo, i furries sono al centro di una errata interpretazione della loro passione. Alcuni media, infatti, hanno sottolineato ed enfatizzato a scopi scandalistici il fatto che possa esistere un furry fetish, vale a dire un feticismo sessuale nei riguardi dei costumi di animali antropomorfi. Ma esiste qualcuno che si può eccitare indossando un costume di questo tipo?

Come è presto chiaro a chi si avventura per un po’ nello strano mondo delle parafilie, la regola di base è che “se puoi nominarlo, esiste”. Questo vale anche per il furry fetish. Che esista, è fuori discussione. Forse spinti da alcuni disegni erotici che hanno come protagonisti i furries, forse innescati da altre soggiacenti pulsioni, i desideri nei riguardi degli animali antropomorfi, e più in generale delle tute fursuit, sono un fenomeno ben documentato e di cui sono consapevoli anche i membri di questa sottocultura.

Già molti siti pornografici ospitano una sezione furry, e su Furbid, una sorta di eBay dedicato al tema, sono in vendita diversi  artwork originali classificati “per adulti” che ritraggono gli animali in pose erotiche.

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Pare che sia abbastanza comune, nella pubertà, associare alle prime esperienze autoerotiche il proprio peluche preferito, soprattutto se di grandi dimensioni. Questo può continuare, a livello parafiliaco, anche nell’età adulta. Sulla rete si trovano forum, e utenti, che danno indicazioni su come modificare al meglio il proprio peluche per scopi sessuali (mediante inserzioni di vagine o peni artificiali).

Questo tipo di parafilia, così come la plushophilia (il desiderare/ricercare rapporti sessuali con animali impagliati) o la zoofilia, è stata talvolta  associata alla sottocultura furry. Questo è, già a un primo sguardo, un torto mediatico ai danni di una comunità che spesso si autodefinisce addirittura asessuata, nel suo voler costantemente ritrovare le tracce di un’infanzia perduta.

I furries hanno più volte dichiarato la loro indignazione per essere stati associati con questo tipo di parafilia. Al di là del fatto che sicuramente alcuni isolati feticisti possono utilizzare le convention per inseguire la loro fissazione sessuale, deve risultare comunque chiara la distinzione fra un’innocua e colorata passione e il lato più maniacale della stessa.

Per quanto riguarda il feticismo di cui abbiamo parlato, spesso viene associato al più lato feticismo di trasformazione: ecco la pagina di Wikipedia (in inglese) dedicata all’argomento: transformation fetish.

Per un approfondimento sulla diatriba sugli aspetti sessuali del furry, rimandiamo alla pagina di Wikipedia sul furry fandom (capitolo Sexual aspects): furry fandom.

Infine, ecco un breve servizio sul furry tratto da YouTube:

[youtube=http://www.youtube.com/watch?v=QzZoJfB1_Io]