Link, curiosità & meraviglie assortite – VI

Fatevi avanti! Nuova raccolta di notizie weird dal mondo, storie improbabili e fatti curiosi per fare i saputelli con gli amici! Garantiti per rompere il ghiaccio alle feste!

  • Avete visto quanto carini e ciccini sono i pipistrelli della frutta? Quanto vi piacerebbe avere un cuccioletto così, che fa le sue faccine buffe mentre gli offrite pezzetti di anguria o di banana?
    Un’esperta di pipistrelli spiega in questo illuminante articolo tutti i motivi per cui tenere questi mammiferi come animali domestici sia in realtà una pessima idea.
    Non solo per ragioni etiche (praticamente rovinereste la loro esistenza) ed economiche (mantenerli costa, e più di quanto immaginiate); ma soprattutto perché, nonostante quei meravigliosi musetti da rubacuori, i pipistrelli — come posso dire — non seguono esattamente il nostro galateo.
    Mentre sono a testa in giù, si spargono la propria urina per tutto il corpo per puzzare appropriatamente. Defecano in continuazione. E soprattutto fanno sempre sesso — etero e omo, vaginale, orale e anale, e chi più ne ha più ne metta. Se li tenete da soli, i maschi si dedicheranno testardamente all’auto-fellatio. Cercheranno di accoppiarsi anche con voi.
    E se ancora pensate “Be’, insomma, cosa vuoi che sia”, vi ricordo che stiamo parlando di questo.
    La prossima volta che un vostro amico posta un video di pipistrelli coccolosi su un social, linkategli pure questa foto. Non c’è di che.
  • Sesso + animali è un binomio che offre sempre intrattenimento assicurato. Prendete ad esempio il ragno Latrodectus: dopo aver copulato, il maschio si offre volontariamente in sacrificio per essere divorato dalla femmina, a beneficio della futura prole. E non è l’unico ad aver compreso i vantaggi evolutivi del cannibalismo.
  • A Rennes in Francia, sotto un convento, sono stati ritrovati più di 1.380 corpi datati dal XIV al XVIII secolo. Uno di essi apparteneva a una nobildonna, Louise de Quengo, Signora di Brefeillac; assieme a lei, nella bara, è stato trovato il cuore di suo marito sigillato in un contenitore di piombo. La ricerca su queste sepolture, pubblicata di recente, potrebbe riscrivere quello che pensavamo della mummificazione in epoca rinascimentale. Ecco due articoli, in italiano e in inglese.

  • Restando in tema, ecco un ottimo articolo su alcune fra le meno note mummie italiane: quelle di Mosampolo.
  • E ancora riguardo ai patrimoni italiani che raramente finiscono sotto i riflettori, ecco un bell’articolo su BBC Culture riguardo le Catacombe di San Gaudioso a Napoli, i cui affreschi mostrano una sorta di danza macabra ma con un dettaglio sconcertante: là dove ora si trovano dei buchi, al posto del volto, un tempo erano posizionate delle teste essiccate e dei veri teschi.
  • Cambiamo scenario. Immaginate un futuro alla Blade Runner: un enorme cartellone pubblicitario, delle incredibili dimensioni di 1 km², orbita intorno alla Terra rischiarando le notti con le sue luci elettriche colorate, come una seconda luna, sponsorizzando una bibita gassata o l’ultima marca di shampoo. Per ora ce lo siamo evitati, ma non vuol dire che qualcuno non ci abbia pensato. Ecco la pagina Wiki dedicata allo space advertising.
  • Già che parliamo di spazio, l’ottimo pezzo The Coming Amnesia ipotizza un futuro in cui le galassie saranno così distanti l’una dall’altra da non essere più visibili con alcun telescopio. Questo vuol dire che gli abitanti del futuro saranno convinti che l’unica galassia esistente sia la loro, e non potranno mai arrivare a teorizzare qualcosa come il Big Bang. Ma un attimo: e se qualcosa di simile fosse già successo? Se qualche dettaglio fondamentale per comprendere la natura del cosmo fosse già scomparso per sempre, impedendoci di avere un quadro completo?
  • Per insegnare in maniera intuitiva cos’è il contrappunto, il programmatore Stephen Malinowski di Berkeley crea delle grafiche in cui le varie linee melodiche sono suddivise per colori. E di colpo diviene chiara anche per chi non conosce la musica quale sia la meravigliosa complessità di una fuga per organo di Bach:

  • E per finire in bellezza, non appena avete 10 minuti liberi vi consiglio di tuffarvi nelle atmosfere poetiche e fantastiche di Goutte d’Or, corto franco-danese in stop-motion diretto da Christophe Peladan. Un’ironica storia di pirati non-morti che, sapendo bene di non poter competere con i blockbuster caraibici, fa di necessità virtù e si permette qualche malizia tutta francese.

Il Voodoo e Maya Deren

Voodoo_ceremony_before_the_revolution

(Articolo a cura del nostro guestblogger Morfeo)

Questa è la storia di un inaspettato amore fra due mondi distanti.

Immaginate una folla radunata, in cerchio, che danza.
Immaginate il suono dei tamburi, i ritmi tribali che si insinuano nella testa e rapiscono gli ascoltatori, parlando una lingua antica, forse primitiva ma potente e capace di prendere possesso dell’inconscio rievocando immagini di luoghi lontani, quelli che una volta erano la casa degli antenati.
Ed ecco che nel mezzo della cerimonia finalmente arriva l’ospite tanto atteso, il Loa, che veste i panni di un mortale, si muove in modo convulso, gli occhi rigirati e la forza dei pazzi, eppure le persone non ne hanno paura anzi, danzano con lui, lo sorreggono e lo avvicinano, per nulla intimoriti.

LE VAUDOU EN HAITI

01

I Loa (parola dal significato incerto ma che potrebbe voler dire “Invisibili” o “Misteri”) sono forse uno degli elementi più interessanti del voodoo, soprattutto considerando la diversa concezione che si ha della possessione: se in occidente la possessione è frutto del potere del maligno, per gli adepti del voodoo è qualcosa che rientra perfettamente nell’ordine naturale delle cose.

APTOPIX  Haiti Voodoo

È forse proprio nei Loa che il sincretismo ha fatto miracoli, generando figure a metà tra i santi del mondo cristiano e gli antichi spiriti guardiani delle antiche tribù africane, evocabili tramite i vevè, veri e propri sigilli che chiunque abbia un minimo di familiarità con la demonologia non faticherà ad associare a quelli usati, secondo la tradizione esoterica occidentale, per evocare i demoni.
Papa Legba, Baron Samedi, Kalfou, Marinette-Bois Sèch, sono solo alcuni dei nomi di questi spiriti, in alcuni casi benigni in altri malvagi, che popolano i sogni esotici dei praticanti del voodoo.
Tale è la presa del voodoo nel cuore dei suoi fedeli che “Papa Doc”, così era chiamato François Duvalier, il dittatore che governò su Haiti dalla fine degli anni Cinquanta fino all’inizio degli anni Settanta, per consolidare il suo potere si spacciava per reincarnazione di Baron Samedi, arrivando a vestire e comportarsi secondo l’iconografia del celebre Loa.

Il filo sottile che lega le persone ad eventi, posti e culture, portò la giovane regista Maya Deren, autrice dello splendido Meshes of the Afternoon (1943), a giungere ad Haiti nel 1946. Difficile pensare a una persona dalla cultura più distante dai riti haitiani, essendo la Deren nata a Kiev ed emigrata a quattordici anni negli Stati Uniti; eppure era un’artista d’avanguardia, dotata del raro talento di trasportare su pellicola atmosfere oniriche e surreali. Il già citato Meshes of the Afternoon è un ottimo esempio di come il suo talento trovò sfogo in una storia in cui la curatissima estetica si fonde ad un immaginario surreale, ispirato dalla lettura del Libro dei Morti tibetano, a tratti inquietante.

DEREN-ICON
Non deve quindi stupire che una persona con una così grande sensibilità, unita ad una grande apertura mentale verso culture lontane, sia stata letteralmente rapita dal voodoo e dai suoi antichi rituali e abbia dedicato buona parte del suo lavoro a questo sistema religioso e magico.

3289887168_49264c6c37

Dopo aver vinto una borsa di studio nel 1946, la Deren decise di recarsi ad Haiti dove entrò in contatto per la prima volta con questa antica realtà. Il suo interesse principale, in quanto coreografa, erano le danze di possessione e quel che avviene durante gli stati di trance; era convinta che i danzatori posseduti dagli spiriti sperimentassero uno stato particolare di depersonalizzazione, che invece di decostruire l’individuo ne allargava le potenzialità, rendendolo veicolo di qualcosa di più grande.
Munita di una macchina per le riprese, Maya Deren filmò nel suo viaggio e in quelli successivi il materiale che, una volta montato, avrebbe dato forma al suo film  intitolato Divine Horsemen: The Living Gods of Haiti.
Per la prima volta su pellicola si affacciavano gli spiriti del voodoo: Baron Samedi faceva capolino negli occhi sbarrati di un danzatore mentre Agaou poteva scuotere a morte un posseduto.
Soltanto Loko non si sarebbe presentato agli occhi del mondo, troppo importante per mischiarsi a dei comuni mortali, cavalli troppo poco pregiati per i divini cavalieri del vudù.

[youtube=http://www.youtube.com/watch?v=Tifn085-m40]

Divine Horsemen è un lavoro unico soprattutto perché la giovane regista non si accontentò dello sguardo distaccato dell’etnografo, ma decise di partecipare attivamente alle cerimonie, e di cercare nella poesia il giusto ponte per comprendere la gente che stava riprendendo, e le loro tradizioni. La Deren si addentrò talmente tanto nel voodoo che gli oungan le assegnarono anche uno spirito guida, Erzulie, dea dell’amore e del sesso; provò a portare in America le danze di possessione, esibendosi di persona, e scrisse uno dei saggi fondamentali al riguardo con l’aiuto dell’antropologo di fama mondiale Joseph Campbell.

Maya-Deren1

Purtroppo Maya Deren non poté vedere ultimato il suo film, perché un’emorragia cerebrale la stroncò all’età di 44 anni. Uscito postumo, Divine Horsemen resta un documento straordinario per la freschezza e l’autenticità nel cogliere la magia delle danze sacre.
Di Maya Deren resta un grande testamento artistico, e soprattutto l’affascinante racconto di una passione: quella di una poetessa delle immagini che un giorno si innamorò di una lontana cultura, ancora oggi in buona parte avvolta nel  mistero.

maya-deren-11