Due appuntamenti con l’incanto

Questa settimana potrete venire a incontrarmi in due particolari eventi.

Venerdì 9 novembre alle ore 18 sarò a Bologna, presso la straordinaria libreria-wunderkammer Mirabilia, in via de’ Carbonesi, per parlare delle due guide, su Parigi e Londra, realizzate assieme a Carlo Vannini.
La libreria si chiama Mirabilia, la mia collana si chiama Mirabilia — insomma, non potete sbagliare.

Il giorno dopo (10 novembre) mi sposterò a Pescara dove sono stato invitato per l’edizione annuale del FLA — Festival di Libri e Altrecose.
Alle 22.30 presso il Bizarre Club (altro nomen omen!) terrò una conferenza intitolata Un terribile incanto: il Macabro e il Meraviglioso tra arte, scienza e sacro.
Sarò sincero: parlare di Thanatos in un night club dedicato alle sessualità alternative e ai risvolti culturali dell’Eros, lo ritengo un appropriato e ragguardevole traguardo per la mia carriera di specialista del bizzarro!

Un incontro improbabile

1958, Grenoble, Francia. I coniugi Roussimouff erano due contadini; Boris proveniva dalla Bulgaria e sua moglie Mariann dalla Polonia. La loro vita scorreva placida seguendo il ritmo del lavoro nei campi, finché divenne chiaro che il loro figlio aveva un problema: la sua crescita era abnorme ed evidentemente patologica, tanto che a 12 anni pesava 110 kg, ed era alto 190,5 cm. La sua stazza era dovuta a una secrezione eccessiva di ormone della crescita, che causa il gigantismo nei bambini e l’acromegalia negli adulti.
Ben presto per il ragazzo divenne impossibile salire sul piccolo autobus che faceva il giro delle fattorie, raccogliendo gli alunni e portandoli fino a scuola. L’unico modo per garantire che loro figlio ricevesse un’istruzione sarebbe stato acquistare un’automobile capace di reggere il suo peso per accompagnarlo alle lezioni; sfortunatamente i Roussimouff non avevano i soldi necessari.

Cinque anni prima, però, un irlandese aveva acquistato un terreno vicino alla loro fattoria. Boris Roussimouff gli aveva dato una mano nella costruzione del cottage, e da allora erano rimasti in buoni rapporti. Venuto a sapere dei problemi del ragazzo ad arrivare a scuola, l’irlandese si offrì di accompagnarlo con il suo pickup. Così, ogni mattina il gigantesco ragazzo e il vicino di casa percorrevano assieme il tragitto verso l’edificio scolastico.

Questa potrebbe non sembrare una storia tanto straordinaria, se non fosse per l’identità dei due protagonisti. L’irlandese alla guida del furgoncino non era altri che Samuel Beckett:all’epoca aveva già scritto Aspettando Godot, Finale di partita e L’ultimo nastro di Krapp e dieci anni dopo sarebbe stato insignito del Premio Nobel per la Letteratura. Il ragazzo dodicenne che viaggiava con lui, invece, avrebbe raggiunto una fama di tutt’altro tenore, diventando un idolo per milioni di bambini con il nome di scena di André The Giant.

Icona del wrestling dagli anni ’70 fino alla sua scomparsa nel 1993, André The Giant resta tuttora uno dei lottatori più riconoscibili e amati. Gigante gentile e di buon cuore con i bambini, ma terribile avversario sul ring, è ricordato da tutti i colleghi con affetto e simpatia. Hulk Hogan, nonostante sia stato protagonista con André di alcuni fra i più celebri feud (ossia le “faide” fra lottatori, appositamente sceneggiate e concordate per dare un contesto narrativo agli incontri), ha sempre mostrato nelle varie interviste una stima e un rispetto profondi per il gigante francese. Nella  vita di André, ha spesso ricordato Hogan, niente era comodo o scontato; non c’erano forchette o coltelli della sua misura, e i viaggi in aereo erano un incubo di ore e ore: durante il volo, il gigante doveva rimanere con la testa piegata per non toccare il soffitto, e il bagno era per lui inaccessibile a causa della sua stazza. Nonostante i problemi che l’acromegalia comportava, André era famoso per la sua generosità e la conviviale allegria. Poteva mangiare 12 bistecche e 15 aragoste, bevendo fino a 150 birre in una sola sera, soltanto per divertire i suoi ospiti.

Di cosa avranno parlato nel 1958, in quel furgoncino, questi due uomini straordinari — “l’Ottava Meraviglia del Mondo” e Samuel Beckett? Secondo André The Giant, discutevano semplicemente di cricket, disciplina sportiva nella quale il grande scrittore aveva eccelso da ragazzo.

D’altronde la storia non è avara di incontri così inverosimili, in cui strade e vite diversissime fra loro si incrociano per puro caso. Ad esempio, quando era un giovane studente fra la Germania e l’Austria, Orson Welles accompagnò un insegnante ad un raduno politico vicino a Innsbruck. Si trattava di un partito di minoranza, piuttosto comico nella follia del suo programma, a cui nessuno dava grande credito. L’insegnante riuscì a guadagnare un posto, per sé e per l’adolescente Welles, al tavolo del leader del partito.

L’uomo che sedeva di fianco a me — ricorderà Welles nel 1970, intervistato durante il Dick Cavett Show — era Hitler, e mi impressionò talmente poco che non riesco a ricordare nemmeno un secondo di conversazione. Non aveva assolutamente nessuna personalità. Era invisibile“.