Sport bestiali: il gioco, il sangue, la crudeltà

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Orson Welles, come è noto, ha cambiato la storia del cinema a soli 26 anni con l’inarrivabile Quarto Potere, un film che già nel 1941 mostrava un linguaggio inaspettatamente moderno e complesso. Welles era anche un eccellente prestigiatore e illusionista, ma quello che pochi sanno è che in gioventù il poliedrico artista e intellettuale aveva accarezzato il sogno di diventare un torero. La sua passione per le battaglie con i tori scemò progressivamente negli anni, quando Welles vide prevalere l’aspetto sensazionalistico e folkloristico della corrida sul suo significato simbolico – nelle sue parole, il sacrificio della “bestia coraggiosa” che incontra un “uomo coraggioso” in una battaglia rituale. “Odio tutto quello che è folkloristico. Ma non ce l’ho con la corrida perché ha bisogno di tutti quei giapponesi nella prima fila per continuare ad esistere (e ne ha bisogno davvero); piuttosto, mi è successa la stessa cosa di mio padre, che era un grande cacciatore e di colpo smise di cacciare, perché disse: ho ucciso troppi animali, e adesso mi vergogno di me stesso“.
Nella stessa splendida intervista con Michael Parkinson, Welles definiva la corrida “indifendibile e irresistibile” allo stesso tempo.

Irresistibile. Qualsiasi scontro violento fra uomo e animale, o fra animale e animale, attira inevitabilmente il nostro sguardo. Sarà forse un richiamo primitivo che ci riporta in contatto con l’antica paura di diventare prede; ma alzi la mano chi non è rimasto, almeno da bambino, incantato di fronte alle immagini televisive dei leoni maschi che combattono per il privilegio sulla femmina, o dei cervi che si scornano per il territorio. La lotta, la violenza sono parte integrante della natura, ed esercitano ancora su di noi un fascino potente e ancestrale.

Questo è probabilmente lo stimolo che sottende un tipo di “show” (se così si può chiamare), già avversato sotto il profilo etico nell’800, e ormai quasi universalmente condannato per la sua crudeltà: si tratta dei cosiddetti bloodsport, definiti dal Cambridge Dictionary come “qualsiasi sport che implica l’uccisione o il ferimento di animali per l’eccitazione degli spettatori o delle persone che ne prendono parte”.
Combattimenti fra galli, fra cani, fra tori, fra orsi, fra ratti, fra tassi: la fantasia non ha mai avuto confini quando si trattava di spingere due animali ad un duello per il semplice gusto dello spettacolo. In questo articolo passeremo in rassegna alcuni dei bloodsport più bizzarri – e probabilmente farete fatica a credere che alcune di queste forme di “intrattenimento” esistano, o siano esistite, per davvero.

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Il tiro dell’oca viene praticato ancora oggi in alcune regioni del Belgio, dell’Olanda, e della Germania, ma si utilizza un’oca già morta, uccisa con “metodi umani” da un veterinario. Non era così al principio della tradizione: l’oca, ancora viva, veniva legata per le zampe ad un’asse o a una corda sospesa; si spalmavano attentamente la testa e il collo dell’animale con grasso o sapone. I concorrenti, a turno, dovevano cavalcare sotto il palo e tentare di afferrare la scivolosa testa dell’oca. L’eroe del giorno era chi riusciva a staccare la testa all’uccello, e spesso il premio per la vincita era semplicemente l’oca stessa. Poteva sembrare un’impresa semplice, ma non lo era affatto, come testimonia un passaggio di William G. Simms:

Soltanto al cavaliere esperto, e all’esperto sportivo, è possibile assicurarsi il successo. I giovani principianti, che considerano l’impresa piuttosto facile, sono costantemente scornati; molti scoprono che è impossibile per loro passare nel punto giusto; molti vengono tirati giù dalla sella, e anche quando siano riusciti a passare sotto all’albero senza disastri, falliscono nell’afferrare l’oca, che continua a svolazzare e gridare; oppure, non riescono, andando al galoppo, a mantenere la presa sul collo scivoloso come un’anguilla e sulla testa che hanno preso.

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Nato nel XVII secolo in Olanda, questo sport si diffuse anche in Inghilterra e nel Nord America e, nonostante fosse criticato da molte voci autorevoli dell’epoca, resistette oltreoceano fino alla fine dell’800. Una versione leggermente diversa, ma altrettanto antica, si tiene ogni anno in Svizzera, a Sursee, durante la festa chiamata Gansabhauet: i concorrenti indossano una maschera che rappresenta il volto del Sole e una casacca rossa; la maschera impedisce di vedere alcunché e i partecipanti, procedendo alla cieca, devono riuscire a decapitare un’oca (già morta) appesa ad una corda, utilizzando una spada a cui, per aumentare la difficoltà, è stato tolto il filo.

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Un altro sport stravagante vide la luce invece in tempi più recenti, durante gli anni ’60. Si tratta dell’octopus wrestling: senza bombole o boccagli di sorta, i concorrenti dovevano riuscire ad afferrare una piovra gigante a mani nude e riportarla in superficie. Il peso del polpo determinava il vincitore. L’animale veniva in seguito cucinato, donato all’acquario locale oppure rimesso in libertà.

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Agli inizi degli anni ’60 si teneva annualmente un Campionato Mondiale di octopus wrestling, che attraeva migliaia di persone, tanto da essere ripreso perfino dalla televisione; nell’edizione del 1963 vennero pescati un totale di 25 polpi giganti del Pacifico, il più grosso dei quali pesava quasi 26 chili. Si aggiudicò la medaglia d’oro lo scozzese Alexander Williams, che catturò ben tre animali.

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In Giappone, nella cittadina di Kajiki, ogni anno si tiene il festival tradizionale Kumo Gassen, che è il più celebre evento di lotta fra ragni. Praticata un po’ in tutto il Sud Est asiatico, questa disciplina prevede l’utilizzo di argiopi a strisce nere e gialle. Amorevolmente allevati come fossero dei cuccioli, i ragni sono liberi di vagare per la casa, di camminare sulla faccia e sul corpo dei loro padroni, e di costruirsi le loro ragnatele a piacimento: lo scotto da pagare per questa libertà è il duro allenamento alla lotta. A dire il vero, questi aracnidi non sono per loro natura particolarmente aggressivi, e anche durante il combattimento, che avviene per mezzo di un bastoncino sul quale i ragni si scontrano, è raro che si feriscano brutalmente. In ogni caso, è presente un arbitro addetto a separarli, se le cose dovessero farsi troppo violente.

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Se il Kumo Gassen non è in definitiva uno sport particolarmente cruento rispetto ad altri, concludiamo invece con quello che è forse il più agghiacciante fra tutti: il fuchsprellen, popolare nel XVII e XVIII secolo.
Immaginate la scena. In un’arena chiusa (il cortile di un castello, oppure uno spazio appositamente delimitato) si radunavano le coppie di partecipanti al gioco. Nobili con le loro consorti, alti dignitari e rampolli di grandi casate. Ogni coppia era spesso composta da marito e moglie, in modo da aumentare la competitività dei concorrenti. A sei o sette metri di distanza l’uno dall’altra, entrambi tenevano in mano il capo di una rete o di una serie di corde poggiata per terra: questa era la loro fionda.
Ad un tratto, una volpe veniva liberata nel cortile: spaventata, correva di qua e di là finché non passava sopra alla fionda di una delle coppie. In quell’esatto momento i due concorrenti dovevano tirare gli estremi della rete con tutta la forza, per lanciare l’animale il più in alto possibile.

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Nel campionato di lancio della volpe indetto da Augusto II di Polonia, non furono soltanto questi bellissimi animali a venire sparati in aria: vennero fiondati in totale 647 volpi, 533 lepri, 34 tassi e 21 gatti selvatici. Il Re in persona partecipò ai giochi, e dimostrò (a quanto si racconta) la sua forza tenendo la rete con un solo dito, mentre all’altro capo stavano due dei cortigiani più muscolosi. Ogni tanto si provava anche qualche nuova variante: nel 1648 vennero liberati nel recinto 34 cinghiali “con grande diletto dei cavalieri, ma causando il terrore delle nobildonne, fra le gonne delle quali i cinghiali crearono grande scompiglio, per l’ilarità senza fine dell’illustre compagnia ivi assembrata“. Nello stesso campionato si provò a lanciare tre lupi.
Leopoldo I d’Asburgo invece si univa con gioia ai nani di corte per finire a mazzate gli animali appena atterrati, tanto che un ambasciatore annotò la sua sorpresa nel vedere l’Imperatore del Sacro Romano Impero accompagnarsi con quella cricca di “minuscoli ragazzi, e idioti“.

Indifendibile, ma non certo irresistibile.

(Grazie, Gianluca!)

Tiro dell’orecchio

Nelle Olimpiadi Eschimo-Indiane, che si tengono annualmente nel periodo di luglio-agosto, è presente uno sport che a prima vista può apparire ridicolo, ma che è in realtà piuttosto estremo: il tiro dell’orecchio.

Come le altre discipline di questo particolare tipo di Olimpiadi, volte a tramandare il patrimonio tradizionale degli Inuit, anche il tiro dell’orecchio ha origini antiche. I due sfidanti siedono all’interno di un cerchio, e una cordicella viene legata ad uno dei loro rispettivi orecchi (ad entrambi quello destro, o quello sinistro). Al segnale, i due concorrenti cominciano a tirare, spostando all’indietro il peso del corpo.

Chi cade all’indietro, o cede per il dolore, o fa in modo che la cordicella si stacchi, perde.

Come si può intuire, questa gara di resistenza può provocare lacerazioni, contusioni, ed è una pratica tutt’altro che priva di rischi. Come se non bastasse, si dice che gli antichi Inuit la praticassero in condizioni climatiche glaciali, rendendo ancora più difficile e dolorosa la prova di coraggio.

Ancora oggi, ogni anno, si sfidano uomini e donne decisi a provare il loro valore. Ma non tentate di emulare questi atleti allenati, trasformando una disciplina olimpionica in un entusiasmante quanto pericoloso gioco di società… e se proprio volete provare, tenete a portata di mano del ghiaccio!

Eccovi infine il video di una finale olimpionica di questo sport decisamente weird.

Miss Crocodile Dundee

Con i suoi 9 anni di età, Samantha Young è la più giovane domatrice di alligatori del mondo. Ha cominciato a praticare questa particolare lotta all’età di 6 anni.

I suoi genitori, entrambi domatori professionisti e proprietari di un allevamento di 350 alligatori, l’hanno sorvegliata nei suoi primi tentativi, insegnandole la giusta tecnica per bloccare l’animale e agguantargli le fauci nel punto migliore.

Oggi Samantha insegna agli adulti come domare i rettili al Colorato Gator Reptile Park, e ha addirittura addestrato alcuni marines in questa sfida mortale. Le mascelle degli alligatori sono tra le più forti del regno animale. Per darvi un’idea, ecco come un alligatore adulto riduce un’anguria:

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Ma per Samantha la vita scorre tranquilla, e la sua speciale famiglia veglia sulla sua sicurezza.

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Hardcore Wrestling

Ormai da diversi decenni, il wrestling è uno degli sport di maggior successo a livello mondiale. Alcune icone sportive, come Rey Misterio, Hulk Hogan, Eddie Guerrero o Ultimate Warrior, sono conosciute anche a chi non è uno spettatore abituale degli incontri di wrestling.

A partire dagli anni ’90, per assicurare spettacolarità e audience, alcune società cominciarono a dedicarsi ad un genere di lotta che privilegiasse lo scontro cruento e un tipo di show sopra le righe. Comprendendo che il sangue, e il pericolo della sfida senza esclusione di colpi, facevano grande presa sul pubblico, alcune league si specializzarono in spettacoli ultraviolenti e dal forte impatto visivo.

Questo tipo di incontri, estremamente fisici e sanguinosi, continua tutt’oggi, grazie a leghe quali la nipponica Big Japan Pro Wrestling, o l’americana Combat Zone Wrestling. I wrestler molto raramente combattono a mani nude. È infatti permesso l’utilizzo di  elaborate e fantasiose armi improprie (spesso preparate a bordo ring) quali lampade al neon, croci ricoperte di filo spinato, assi, sedie, lastre di vetro, cactus, e chi più ne ha più ne metta.

L’abilità del wrestler, a questo punto, non risiede più tanto nella tecnica di lotta, quanto nella sua resistenza al dolore, nella teatralità delle sue reazioni, e nelle abilità di stuntman che dispiega.

Sarà vero? Sarà falso? Il filo spinato sarà di autentico ferro? I vetri non saranno magari fatti di quella pasta di zucchero utilizzata sui set cinematografici, quando Bruce Willis deve sfondare una vetrina? In fin dei conti, che importa? Ciò che rimane è lo spettacolo, sempre più grandguignolesco, dei lottatori – novelli gladiatori alla ricerca dello shock e delle potenti emozioni del sangue, che intrattengono una folla in visibilio. La nostra società ha sempre progettato valvole di sfogo per la violenza. Da un certo punto di vista, it’s only show-biz… o forse la violenza tocca le nostre corde più profonde?

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