La muta del granchio

Ecco la muta del granchio gigante, animale così antico da essere considerato un fossile vivente. L’apertura delle zampe può arrivare ai 4 metri, il suo peso fino a 20 kg.

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Come riconoscere chi sta annegando

Arriva l’estate, spiaggia, ombrelloni, bagno in piscina e in mare. Brutta notizia: con tutti i film che abbiamo visto, rischiamo di non saper riconoscere una persona in difficoltà e in pericolo di annegamento. Sui giornali si trovano schemi di riconoscimento come questo:

Peccato che siano imprecisi. In realtà, chi sta annegando non sembra che stia annegando.

“Agitazione e richieste di soccorso” non sono possibili, mentre si annega. Nessuno in quelle condizioni può gridare aiuto o agitare le braccia. Le ragioni per cui è fisiologicamente impossibile gridare sono ovvie: il sistema respiratorio ha come funzione basilare quella di respirare, la parola è una funzione secondaria. Prima di poter gridare, bisogna riuscire a respirare.

In secondo luogo, è impossibile per un individuo che stia annegando agitare le braccia per richiamare l’attenzione. Le braccia infatti reagiscono involontariamente, e si pongono allargate sotto la superficie dell’acqua, “premendo” verso il basso in moto verticale. Questo permette alla persona di rispuntare fuori dal filo dell’acqua per qualche secondo, per cercare ossigeno, prima di riscomparire. Quello che si vede, essenzialmente, è questo: la persona che sta annegando sta completamente rigida, immobile a parte le braccia allargate che spingono verso l’alto. La testa è reclinata per permettere alla bocca di arrivare il più in alto possibile. La bocca appare e scompare ripetutamente sulla superficie dell’acqua, cercando di inalare e espirare velocemente. Qualsiasi movimento volontario, come aggrapparsi a un salvagente o agitare un braccio, è impossibile. Questa fase può durare da 20 a 60 secondi, prima che la persona affondi.

In caso di persona svenuta occorre praticare immediatamente il massaggio cardiaco 30:2 (30 massaggi alternati a 2 respirazioni). Il 118 va avvisato subito.

Riconoscere l’annegamento è cruciale: la metà dei bambini che annegano ogni anno sono in prossimità dei genitori, e circa nel 10% dei casi l’adulto li sta effettivamente guardando, senza avere la minima idea di ciò che sta accadendo.

Free Fall

Il campione del mondo di free-diving (immersione libera in apnea) Guillame Nery ha affrontato il Dean’s Blue Hole nelle Bahamas, il secondo buco sommerso più profondo del mondo (202 metri). La campionessa di apnea Julie Gautier l’ha accompagnato, filmando il tutto, anche lei senza respiratore.

Il risultato di molteplici immersioni è Free Fall: un cortometraggio spettacolare e mozzafiato, estatico e onirico. Un filmato che ci tocca a un livello archetipico: l’uomo, la natura, la sfida ma anche il volo, la luce, l’acqua… Godetevelo a schermo intero, e immergetevi nel mistero!

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Il pesce dalla testa trasparente

I ricercatori del Monterey Bay Aquarium Research Institute sono finalmente riusciti, l’anno scorso, a filmare un pesce degli abissi che era rimasto per anni un mistero: avevano potuto studiarlo soltanto dopo che qualche pescatore ne aveva ritrovato la carcassa, ma la decomposizione rendeva difficile comprendere quali fossero le reali caratteristiche del pesce. Avevano compreso che si trattava di un pesce della famiglia degli opisthoproctidae, ma qualcosa non tornava comunque: sulla testa dei pesci morti c’era sempre una specie di misteriosa gelatina di cui gli scienziati non comprendevano l’origine.

Il Macropinna microstoma (questo il nome del pesce) aveva in serbo un segreto spettacolare, rivelato ora dalle telecamere dei ROV – Remotely Operated Vehicle, i robot che si immergono nelle profondità marine per studiare la fauna abissale. Gli stupefatti ricercatori hanno scoperto che la parte superiore della testa del pesce è una cupola contenente un fluido trasparente. I grandi occhi a botte, caratteristici di tutti i pesci di questa famiglia, puntano normalmente verso l’alto, per distinguere le prede, ma possono anche essere rotati per guardare in avanti… quando è giunto il momento di mangiare. Il macropinna è per il resto molto scuro, e resta praticamente immobile a una profondità di circa 700 metri, a scrutare verso l’alto, guardando il mondo attraverso la sua incredibile testa trasparente.

Nello straordinario filmato dei ricercatori, si può notare anche l’abilità del macropinna nello sfuggire al tentativo di cattura: i suoi strani occhi funzionano fin troppo bene!

Una piccola nota: attenti a quelle due capsule verdi visibili attraverso il fluido – sono per l’appunto le lenti dei suoi occhi tubolari, puntate verso l’alto. Gli altri due punti neri sopra alla bocca del pesce sono in realtà i suoi organi olfattivi.

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