Il sesso fuori dalla pagina

In amore gli scritti volano e le parole restano.

(E. Flaiano)

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La critica ha spesso analizzato lo stile e il senso (allegorico, filosofico) delle più celebri scene erotiche descritte dai maestri della letteratura. Ma qui vorremmo dedicarci a una riflessione sulla faccia più nascosta degli autori, sulla loro sessualità “fuori” dalla letteratura, dalla pagina scritta.
Le peripezie sessuali di Henry Miller a Parigi ci sono ben note, perché egli stesso ne ha reso conto con dovizia di dettagli nei suoi romanzi più celebri. Ma cosa sappiamo dell’approccio al sesso di altri grandi scrittori? Di quali segreti inconfessabili o piccole manie siamo a conoscenza?

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Alcune loro gesta amatorie sono celebri. Lord Byron, stando a quanto si racconta, riuscì a dormire con 250 donne in un solo anno. Con la sua amante Caroline Lamb vi fu (pare) perfino uno scambio di peli pubici inviati via posta.
Nella categoria dei sessuomani, alcuni biografi inseriscono Stendhal, in virtù delle sue numerosissime relazioni amorose, della sua sensualità esaltata e di alcune curiose pagine autobiografiche in cui, ad esempio, ci regala la ricetta per mantenere duratura un’erezione: basterebbe strofinarsi l’alluce destro con un unguento di ceneri di tarantola. Un altro fenomenale amatore si dice fosse Balzac, e un aneddoto recita così: alla signora che gli chiedeva se fosse vero, come si vociferava, che egli era in grado di avere un’erezione “a comando”, Balzac rispose aprendo la giacca, e dicendo semplicemente “Controlli pure”.
A supporto di questi racconti c’è l’enorme scandalo che suscitò a fine ‘800 la statua che di Balzac realizzò Rodin, nella quale il grande autore viene ritratto con una lunga vestaglia e, sotto il drappeggio, sembra tenere in mano il proprio pene eretto.

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Siamo in un territorio spesso e volentieri circonfuso dall’alone della leggenda, e sarebbe bene non dimenticarlo quando ad esempio ci imbattiamo in qualche pagina che associa per esempio Francis Scott Fitzgerald al feticismo del piede: l’intera storia nasce dall’interpretazione tendenziosa – ad opera di un biografo evidentemente interessato allo scandalo – delle parole della sua segretaria, orripilata in seguito nello scoprire che le sue dichiarazioni erano state distorte per sostenere una teoria simile.

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Esistono poi casi in cui viene male interpretata l’ironia di certe frasi: un esempio celebre, Benjamin Franklin e la sua supposta parafilia gerontofila (l’attrazione sessuale per le persone anziane). Nella realtà Franklin, che era un accanito donnaiolo ma anche fine umorista, satirico e goliardico, scrisse una lettera a Cadwaller Colden, in cui argomentava i motivi per cui è preferibile scegliersi una moglie vecchia, invece che una bella e giovane. Nei primi punti Franklin asserisce che la conversazione con le donne di una certa età è molto più piacevole, perché conoscono il mondo; che quando una donna non è più bella, cerca di diventare buona; che le femmine anziane sono più prudenti e discrete, e via dicendo. Per quanto riguarda il sesso, Franklin vi arriva al punto 5:

In ogni animale che cammina eretto, il declino dei fluidi che riempiono i muscoli appare prima nelle parti alte: il viso diventa flaccido e rugoso per primo; poi il collo; e poi i seni e le braccia; le parti basse continuano ad essere fresche come sempre, fino alla fine. Quindi se coprissi tutta la parte superiore con un cesto, e guardassi soltanto quello che c’è sotto il busto, ti sarebbe impossibile distinguere fra due donne qual è la vecchia o la giovane. E poiché nell’oscurità tutti i gatti sono grigi, il piacere delle gioie corporali con una donna vecchia è almeno uguale, se non frequentemente superiore, visto che ogni talento con la pratica può migliorare.

Fare attenzione a distinguere il mito dalla storia è ancora più essenziale quando si affronta un “maledetto” come Sade, la cui sulfurea opera viene troppo spesso confusa con la sua turbolenta, ma infinitamente più innocua, biografia. Nella realtà, pur avendo inventato per i suoi libri proibiti il più sconcertante e sconvolgente campionario di crudeltà mai vergato su pagina, nella vita reale non mise in pratica se non una minima parte delle sue fantasie. Due sono gli “scandali” a sfondo sessuale del Divin Marchese, che secondo le testimonianze coinvolsero una mendicante e alcune prostitute, drogate da Sade con dei confetti alla cantaride, frustate e sodomizzate. Per l’epoca, la flagellazione era pratica comune fra i giochi sessuali, e infatti fu per sodomia che il Marchese venne condannato. Ma le sue incarcerazioni senza fine sono in realtà da ascriversi principalmente ai suoi scritti, ritenuti osceni, e per i quali pagherà passando 30 dei suoi 74 anni di vita da una prigione all’altra, fino all’internamento nel manicomio di Charenton. Certo che, almeno a giudicare dalle lettere scritte in cella all’amata/odiata moglie, a cui rimproverava di avergli procurato un godemichet (dildo) troppo piccolo, la sua vigorosa sessualità e l’ossessione anale non lo abbandonarono mai.

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Alcuni autori hanno apertamente parlato delle proprie inclinazioni in materia di sesso. Fra le parafilie confesse, possiamo citare con sicurezza quella di Jean-Jacques Rousseau, a cui piaceva essere sculacciato (il termine moderno di questa pratica è spanking), e che nelle Confessioni faceva risalire l’origine di questa sua ossessione alla governante della sua infanzia:

La Signorina Lambercier, nostra tutrice, esercitava in tutto su di noi l’autorità di una madre, anche per infliggerci la punizione classica data ai bambini… Chi avrebbe mai detto che questa disciplina infantile, ricevuta all’età di otto anni dalle mani di una donna di trenta, dovesse influenzar così tanto le mie propensioni, i miei desideri, tutte le mie passioni per il resto dell’esistenza… Cadere ai piedi d’una padrona imperiosa ed esser messo sulle sue ginocchia, del tutto inerme e scoperto a lei, obbedendo ai suoi ordini ed implorando perdono, sono stati per me i godimenti più squisiti; e più il mio sangue s’è infiammato sforzandosi in fervide fantasie e più ho acquisito l’aspetto d’un amante piagnucolante.

Fra gli scrittori che non facevano segreto delle proprie fissazioni sessuali ricordiamo ad esempio Cartesio, attratto dalle donne affette da strabismo; André Pieyre de Mandiargues, che andava orgoglioso delle sue due anime – una sadica e una masochista – e le cui inclinazioni crudeli hanno intriso di poetica sensualità gran parte della sua migliore produzione; Bruno Schulz, autore delle Botteghe Color Cannella, il cui spirito masochistico-feticista risulta evidente in diverse sue pagine sulle “veneri ucraine” ma soprattutto nelle illustrazioni che egli stesso realizzava, e in cui si autoritraeva schiacciato e calpestato sotto i piedi di bellissime donne.

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E, ovviamente, Charles Bukowski, lo “sporcaccione ubriaco” per eccellenza, che non ha mai celato la sua simpatia per le situazioni più volgari, disperate e “ai margini”, come risulta evidente nella sua poesia La donna ideale:

il sogno di un uomo
è una puttana con un dente d’oro
e il reggicalze,
profumata
con ciglia finte
rimmel
orecchini
mutandine rosa
l’alito che sa di salame
tacchi alti
calze con una piccolissima smagliatura
sul polpaccio sinistro,
un po’ grassa,
un po’ sbronza,
un po’ sciocca e un po’ matta
che non racconta barzellette sconce
e ha tre verruche sulla schiena
e finge di apprezzare la musica sinfonica
e che si ferma una settimana
solo una settimana
e lava i piatti e fa da mangiare
e scopa e fa i pompini
e lava il pavimento della cucina
e non mostra le foto dei suoi figli
né parla del marito o ex-marito
di dove è andata a scuola o di dove è nata
o perché l’ultima volta è finita in prigione
o di chi è innamorata,
si ferma solo una settimana
solo una settimana
e fa quello che deve fare
poi se ne va e non torna più indietro

a prendere l’orecchino dimenticato sul comò.

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Bukowski

Ma c’è chi invece ha tenuto debitamente nascosta la propria parafilia, salvo essere postumamente “scoperto”. Parliamo per esempio di James Joyce, le cui lettere passionali ed esplicite alla moglie Nora sono riemerse soltanto di recente. Si tratta di una corrispondenza violentemente oscena, anche se allo stesso tempo mirabilmente delicata e colma d’amore. Nella furia erotica di queste lettere si evince un’inclinazione di Joyce per tutto ciò che è lurido, estremo, a tratti rivoltante, e trovano spazio parafilie come ad esempio la petofilia:

Mia dolce puttanella, Nora, ho fatto come mi hai detto, cara mia piccola sporcacciona.
Le parti del tuo corpo che fanno sconcezze sono quelle che mi piacciono di più, ma preferisco il sedere, amore, alle poppe, perché fa una cosa così sporca.
Io penso, Nora, che riconoscerei dovunque le tue scoregge. Scommetto le riconoscerei perfino in una stanza piena di donne che scoreggiano. Fanno un rumore da ragazza, non come certe mogli ciccione che immagino scoreggino umido e ventoso. Le tue sono improvvise, secche e sporche come le farebbe una ragazza spiritosa, per gioco, di notte, in dormitorio. Spero proprio che la mia Nora voglia farmele sul viso, sì che io possa anche odorarle.
Buona notte, piccola Nora scoreggiante.

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Questa lettera del 1909 (che non è certo fra le più spinte – le altre le trovate in lingua originale qui) è stata venduta all’asta da Sotheby’s per 350.000 euro. L’episodio ha avviato un dibattito critico sulla liceità della pubblicazione postuma di una parte così intima della vita di uno scrittore, per quanto importante. È davvero necessario conoscere questi dettagli per comprendere meglio il lavoro di un artista? Non si tratta forse di puro e semplice voyeurismo, di gossip, di un sensazionalismo che ci allontana, invece che avvicinarci, al vero intento dell’opera dello scrittore?

Questo tipo di discussioni è in realtà una versione più piccante, in quanto esacerbata dal contesto “proibito” dei dettagli in questione, del vecchio dibattito sull’Opera e l’Autore. Secondo la scuola semiologica della seconda metà del ‘900, qualsiasi testo va analizzato isolandolo dalle informazioni para-testuali che abbiamo a disposizione (come ad esempio le vicende biografiche dell’autore), perché il suo valore deve consistere unicamente in se stesso. Secondo l’esperienza di molti altri critici, invece, non si può apprezzare intimamente un’opera se non abbiamo elementi che ci permettano di comprendere meglio l’umanità di chi vi sta dietro, il carattere e la personalità dell’autore. Se amo un quadro, mi piacerebbe sapere chi l’ha dipinto, come ha vissuto, in cosa credeva… e forse, sì, anche come amava.

In questo senso, qualsiasi dettaglio può contare, e anche scoprire i vizi e le manie della sessualità – che rimane una delle fondamentali espressioni dell’individuo – non può che gettare un’ulteriore luce sulla personalità (se non sull’opera) dei grandi autori. Quando questa sessualità non fosse aneddotica o amplificata dai toni scandalistici, potrebbe aprire uno spiraglio più intimo sulla visione della vita e del mondo degli scrittori che hanno cambiato e influenzato la letteratura.

Purtroppo, però, sono pochi quegli artisti che hanno parlato apertamente della propria sfera sessuale, autorizzando in questo modo che essa entrasse a far parte della discussione sulla loro opera. E allora il dilemma etico rimane.

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Letto ad aspirazione

- Amanti sotto vuoto -

Parliamo oggi di un accessorio sessuale davvero particolare utilizzato nell’ambito del BDSM.

Il BDSM è un acronimo che comprende tutta una variegata e ampia gamma di pratiche sessuali: le quattro lettere rimandano infatti a Bondage e Disciplina, Dominazione e Sottomissione, Sadismo e Masochismo. L’elemento fondamentale è il rapporto fra il ruolo del dominatore e del sottomesso, rapporto che provoca piacere e soddisfazione ad entrambi; come poi questo rapporto si sviluppi, si consolidi o si trasformi nel tempo e in quali declinazioni si configuri sta soltanto alle personalità dei due soggetti.

Come è noto, il BDSM può esprimersi in giochi molto “leggeri”, ma può arrivare a pratiche estreme fino a vere e proprie torture. Sempre regolate, comunque, dall’utilizzo di safe words (parole concordate per indicare al partner che sta esagerando e per interrompere immediatamente il gioco), e dai principi fondamentali di sicurezza espressi dall’espressione inglese SSC – Safe, Sane, Consensual (Sicuro, Sano, Consensuale).

Una peculiarità del mondo BDSM è un’attenzione davvero marcata per l’estetica. L’utilizzo di abiti in latex (nero o colorato) esalta le curve del corpo, lo rende lucido e sinuoso, e l’associazione con il metallo brillante delle borchie, gli anelli, i collari e tutto l’armamentario sado-maso ha fatto entrare questo tipo di immaginario anche nel mondo della moda (fetish fashion) e della pubblicità.

Per gli amanti di questo tipo di pratiche, è un piacere indispensabile l’utilizzo di mezzi di contenimento del sottomesso, vale a dire degli accessori per immobilizzare il partner, prima di sottoporlo ai piccoli e grandi tormenti previsti dal copione della propria fantasia sessuale. Si può andare dalle classiche (e banali!) manette, alle complesse geometrie di corde ereditate dall’arte del bondage giapponese, alla pesantezza delle catene o al minimalismo del nastro adesivo in gomma.

Ma la forma di immobilizzazione più particolare e poco conosciuta è il cosiddetto vacuum bed, letteralmente “letto sotto vuoto”. Si tratta di una struttura (plastica o metallica) che tiene tesi due “fogli” di lattice abbastanza ampi da coprire interamente una persona. Il sottomesso si stende fra i due strati di lattice, e può respirare attraverso un tubo collegato con l’esterno. A questo punto, tramite un aspirapolvere o una macchina per il vuoto, l’aria contenuta fra i due lembi di latex viene aspirata, lasciando la vittima completamente bloccata nella gomma, incapace di reagire e istantaneamente immobilizzata.

Il vacuum bed ha alcuni svantaggi che hanno impedito un successo veramente ampio di questo attrezzo. Innanzitutto, è costoso (dai 600 € in su), ingombrante e molto delicato. Il lattice teso è continuamente a rischio di tagli e rotture, il rumore dell’aspirapolvere può essere una distrazione fastidiosa, le intelaiature in plastica sono talvolta troppo fragili e non reggono alla pressione. Inoltre vi sono alcuni pericoli per la salute di chi è “risucchiato” all’interno del letto: la respirazione è particolarmente difficile, il caldo e l’impossibilità di una normale sudorazione all’interno della gomma impediscono sessioni particolarmente lunghe, e la sensazione di claustrofobia può divenire più terrorizzante di quanto ci si aspettasse.

Nonostante questi problemi, per molti appassionati il “letto” rimane uno dei metodi più perfezionati di immobilizzazione. Inoltre è innegabile che, fissato nel lattice nella posizione concordata, il corpo del partner divenga una sorta di opera d’arte, con tanto di cornice – e questo ancora una volta prova quanto l’estetica sia fondamentale per gli amanti del BDSM.

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Trevor Brown

L’artista inglese Trevor Brown è celebre per le sue opere estreme e macabre, che spesso affrontano temi difficili e spinosi. Trasferitosi in Giappone all’inizio degli anni ’90, ha goduto di una fama sempre maggiore mano a mano che le sue pubblicazioni raggiungevano un’ampia diffusione, e che le sue immagini venivano utilizzate per adornare copertine di album di vario genere, e pubblicate sulle prime pagine di diverse riviste famose.

I dipinti di Brown sono ispirati dagli scritti di Sade e di Georges Bataille sull’erotismo, ma ciò che li rende davvero unici è la commistione di innocenza e violenza con la cultura pop giapponese. Trevor Brown esplora diversi territori ritenuti tabù: la pedofilia, la tortura, il medical fetish (di cui è pioniere riconosciuto), il BDSM e altre parafilie.

Protagoniste dei suoi disegni sono quasi esclusivamente bambine sottoposte a vari generi di stress, torture o costrizioni. Eppure, grazie appunto alla forza con la quale l’artista riesce a fondere la sua sensibilità con la cultura giapponese, queste immagini crude e forti emanano un’aria di innocenza e di infantilismo che contrasta con gli aspetti più macabri. I colori pop estremamente accesi, i grandi occhi in puro stile manga, la limpida pulizia dell’immagine rendono i suoi dipinti delle specie di teatrini astratti, pure icone di repulsione e desiderio.

Alcune delle sue immagini più celebri esplorano il cosiddetto medical fetish, vale a dire il feticismo ospedaliero per le bende, le siringhe, gli strumenti chirurgici e ginecologici. L’ispirazione principale (dichiarata) per questo tipo di feticismo restano i romanzi di uno dei maggiori scrittori inglesi del dopoguerra, James G. Ballard (Crash e La mostra delle atrocità sopra a tutti).


Trevor Brown è anche affascinato dalle bambole create da sua moglie: da un certo momento in poi comincia quindi a inserirle anche all’interno dei suoi lavori. La bambola è un altro stratagemma efficace per creare quel senso di disagio e spaesamento che l’artista ricerca: simbolo ludico e infantile per eccellenza, viene qui posto in situazioni invariabilmente adulte, crudeli o morbose.

Eppure, per quanto macabri ed estremi, i suoi dipinti hanno sempre qualcosa di indefinitamente positivo. Le ferite, gli ematomi, le garze oftalmiche divengono quasi un gioco sensuale, perdono il loro alone di semplice sofferenza: rappresentati come oggetto feticistico, sembrano divenire orpelli quasi desiderabili. Sembra cioè che le stesse bambole se ne rendano conto, e si compiacciano ingenuamente che la loro bellezza venga esaltata da questi strani ornamenti.

L’apparente semplicità dei disegni di Trevor Brown nasconde una cura maniacale per il dettaglio, e un senso della composizione non comune. Grazie all’ibridazione fra l’immaginario infantile e quello feticistico, Brown riesce a interrogarci sulla natura sadica del desiderio, mettendoci a disagio con pochi, precisi elementi.

Il sito ufficiale di Trevor Brown.

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