Bestiario Mexicano

Sono felice di presentarvi un progetto che mi sta molto a cuore. In effetti, quando qualche tempo fa mi è stato chiesto di curare i testi critici per il Bestiario Mexicano di Claudio Romo, ho accettato senza esitare: non ho mai fatto segreto della mia incondizionata ammirazione per l’illustratore cileno, di cui ho parlato qui sul blog in più occasioni.

Esistono molti bravissimi disegnatori, che impressionano per la fantasia visionaria o la poesia del loro tratto; ma quando questi elementi si appoggiano su una ricerca che non è meramente estetica, l’opera acquista una dimensione diversa.
Non ce ne sono molti, di autori così.

Per questo, adesso che sarà presente a Bologna dal 25 al 28 marzo (tutti i dettagli sulla pagina FB di Logos Edizioni), vi consiglio caldamente di andare a conoscere Claudio di persona se ne avete l’occasione.

Potrete discutere di storia, di letteratura, di arte; vi contagerà con la sua passione per Borges e Cronenberg, Kircher e Frank Herbert, Ulisse Aldrovandi e Arcimboldo, passando senza sforzo dalla filosofia del linguaggio ai fumetti più popolari. Vi racconterà di come il Cile sia una terra tanto liquida da instillare nei suoi abitanti una visione fluida del reale; si farà prendere dal fervore parlando delle incisioni alchemiche, o della sacralità della lucha libre messicana. Come tutti i veri grandi, vi sorprenderà con la sua modestia e lo sterminato entusiasmo.

Per una persona dalla cultura così vasta e sfaccettata, è evidente che il disegno non è semplice mezzo di “espressione” del proprio mondo interiore, ma assomiglia a uno strumento per comprendere la realtà. È un tassello di un’esplorazione intellettuale più ampia, un gesto urgente, inevitabile.

Davvero: non ce ne sono molti, di autori così.

Questo coloratissimo Bestiario Mexicano, su cui Romo lavora da anni, viene pubblicato ora per la prima volta in edizione ampliata e definitiva.

Si tratta di una rivisitazione personale di cinque figure mitologiche della tradizione Maya, ancora diffuse al giorno d’oggi nel folklore dello Yucatán: il Sinsimito, gli Aluxe, il Nahual, il Waay Pop e il Waay Chivo.

Di queste creature Claudio restituisce una visione stupefacente e fantastica, mischiando i referenti iconografici precolombiani con una sensibilità moderna e surrealista.

Da parte mia, ho affrontato nell’introduzione il concetto di metamorfosi e la natura del mostruoso, cercando di sottolineare – al di là dell’apparente esotismo di questi mostri rispetto alla nostra tradizione – alcuni interessanti parallelismi tra la cultura della Mesoamerica e il paganesimo europeo.

Per ciascun mostro è presente anche una scheda di approfondimento che si propone di integrare le descrizioni poetiche che Claudio dà di queste figure soprannaturali: oltre a definirne l’aspetto, i poteri specifici, le abitudini e le varianti regionali, ho provato anche a tratteggiare il valore antropologico, la funzione simbolica che le diverse creature svolgono.

Il libro è secondo me un piccolo gioiello (non certo per merito mio), stipato com’è di meravigliose illustrazioni dall’inizio alla fine, e Claudio merita davvero un maggiore riconoscimento; nel mio piccolo spero di aver contribuito affinché il suo Bestiario, con tutta la ricchezza che offre, non venga scambiato per un semplice albo illustrato.

Potete acquistare la vostra copia di Bestiario Mexicano a questo indirizzo.

Fagioli salterini

MexicanJumpingBeans

I frijoles saltarines sono dei semi marroncini provenienti dal Messico, venduti fin dagli anni ’50 come curiosità e articolo da regalo per bambini. La loro straordinaria peculiarità è che quando vengono tenuti sul palmo della mano, o esposti alla luce, cominciano a muoversi e saltare.

[youtube=http://www.youtube.com/watch?v=aLdb1yjS5YQ&feature=fvwrel]

[youtube=http://www.youtube.com/watch?v=vzMdfAo0rkY]

Ma come possono dei piccoli semi inanimati muoversi da soli? E cosa li spinge a questa strana e misteriosa danza?

La risposta sta all’interno del “fagiolo”, che è in realtà abitato dalla larva della falena messicana chiamata cydia deshaisiana. Queste farfalle depongono le uova sui semi appena sbocciati e, una volta schiuse, le larve rosicchiano fino ad arrivare dentro al seme, ancora morbido. Quest’ultimo, crescendo, richiude la minuscola apertura e continua la sua crescita, sigillandole all’interno.

Cydia
Quando è diventato duro, il guscio è una corazza, già bella e pronta, inaccessibile ai predatori, e le cydia deshaisiana si risparmiano così gran parte della fatica: a differenza di tutte quelle larve che devono “cucirsi” il bozzolo da sole, loro se ne stanno da sempre, pacifiche, dentro il loro seme.

Si ancorano all’interno del guscio producendo dei fili di forte fibra setosa, a cui si agganciano con gli uncini posti intorno all’ano e alle quattro zampe posteriori. Una volta terminato lo stadio di larva ed entrato in quello di pupa, l’insetto rosicchia un buco in una parete del seme, che poi tappa accuratamente con la seta: è un’accortezza per lo stadio successivo, perché la falena adulta è infatti priva di denti e non potrebbe altrimenti farsi strada verso l’esterno.
Forzando e rompendo questa “botola” più morbida, la falena si lascerà dietro l’involucro della pupa, e volerà via finalmente libera… anche se vivrà soltanto pochi giorni, il tempo necessario per riprodursi e deporre le uova su un altro semino.

OLYMPUS DIGITAL CAMERA

Mexican_jumping_bean
Quindi sappiamo che all’interno dei semi c’è una larva, imbrigliata all’interno del guscio con decine di “corde”. Ma perché si muove se la prendiamo in mano?
Non dobbiamo dimenticarci che stiamo parlando del caliente Messico: chiuso com’è nel suo guscio, il più grosso pericolo per l’insetto è di rimanere disidratato. Bastano addirittura pochi minuti di luce diretta del sole per uccidere una di queste larve. Poiché non possono sapere che quello che le sta scaldando non è il sole ma la nostra mano, appena sentono un po’ di calore le larve cominciano a tirare spasmodicamente i loro fili, dimenandosi e torcendosi (alla cieca) nel tentativo di muovere il seme verso una zona d’ombra.

[youtube=http://www.youtube.com/watch?v=iZ45se_3TKA]

Se volete acquistare dei fagioli salterini (per esempio su MyPetBeans), dovrete reidratare due volte al mese le vostre larve mettendo per tre-quattro ore i semi a bagno (ma non sommergendoli) in acqua senza cloro. Non esponeteli alla luce diretta del sole, e manteneteli in un posto asciutto e fresco. Potreste riuscire ad avere una bella covata di falene nel giro di qualche mese.

deshaisiana2

(Grazie, Marco!)