Il pittore cieco

Esref Armagan è uno straordinario e controverso pittore. I suoi dipinti potrebbero sembrare abbastanza “normali”, naif e semplici, nonostante l’uso sensibile del colore, se non fossimo a conoscenza di un piccolo dettaglio: Esref è cieco dalla nascita, e non ha mai avuto occhi per vedere o percepire la luce.

Esref è nato povero e non ha avuto alcuna educazione. Ha iniziato la sua carriera facendo ritratti: chiedeva a un parente o a un amico di sottolineare con una penna il volto su una fotografia, poi con i suoi polpastrelli “leggeva” le linee tracciate sulla foto e le replicava sul foglio da disegno. Ma la sua abilità, con il tempo, si è spinta molto oltre.


Ha sviluppato una tecnica inusuale per i suoi dipinti: dopo averli disegnati, li colora usando le dita con uno strato di pittura ad olio, poi è costretto ad aspettare da due a tre giorni perché il colore si secchi; infine può continuare il suo quadro. Questa è una tecnica non ortodossa, dovuta al fatto che Esref è cieco e opera senza il controllo esterno di altri collaboratori. La principale qualità dei suoi lavori, al di là della brillantezza dei colori o la composizione artistica, sta nell’incredibile fedeltà con cui Esref replica la tridimensionalità. Gli oggetti più lontani sono disegnati più piccoli, e con una incredibile precisione di prospettiva. In un uomo nato senza occhi, questo è un talento che nessuno penserebbe di trovare.

Alcuni neurofisiologi e psicologi americani si sono interessati al caso, e hanno portato l’artista turco a disegnare i contorni del battistero della Basilica di Brunelleschi a Firenze (ritenuto uno dei luoghi in cui l’idea di prospettiva è storicamente nata). Il filmato presentato qui di seguito è in bilico fra la plausibilità e l’agiografia mediatica; alcuni infatti hanno avanzato dubbi sulle effettive competenze di questo pittore, che potrebbe essere segretamente “guidato” da qualcuno nei suoi exploit artistici. Sembrerebbe però che le risonanze al cervello del pittore abbiano indicato un’attività della corteccia cerebrale nelle zone normalmente “morte” in altre persone cieche.

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Quindi, bufala o miracolo? Esref, ormai avvezzo alle mostre internazionali, continua ad affermare che gli piacerebbe essere ricordato per il suo lavoro, piuttosto che per il suo handicap. “Non capisco come qualcuno possa considerarmi cieco, perché le mie dita vedono più di quanto veda una persona che possiede gli occhi”.

Scoperto via Oddity Central.

Body Worlds

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Gunther Von Hagens è l’anatomopatologo tedesco inventore della plastinazione, un procedimento che permette la conservazione dei corpi umani tramite la sostituzione dei liquidi con dei polimeri di silicone.

Gunther Von Hagens

Von Hagens ha dei precedenti storici illustri, specialmente italiani, che hanno cercato nei secoli di conservare il corpo umano con tecniche non ortodosse: ricordo qui brevemente la pietrificazione utilizzata nell’800 da Girolamo Segato o da Francesco Spirito nel ‘900, e la calcinazione studiata nell’800 da Giuseppe Albini.

Il buon vecchio Gunther è un personaggio controverso, una sorta di scienziato folle che sembra uscito direttamente da un horror anni ’30 (era spassosissimo vederlo zompettare qua e là eccitato dissezionando cadaveri nella trasmissione di Channel 4 Anatomy For Beginners, in cui eseguiva autopsie di fronte al pubblico dello studio televisivo), ma di certo ha un senso estetico e artistico innegabile.

Le sue esposizioni, intitolate Body Worlds, hanno fatto il giro del mondo e consistono in centinaia di preparati anatomici e interi corpi plastinati, fermati in pose che riprendono celebri opere d’arte. La plastinazione impedisce il degrado e la decomposizione, e rende i tessuti inodori e virtualmente eterni.

Lo Scorticato

Ho avuto l’occasione l’anno scorso di visitare Body Worlds a Budapest all’interno del ghetto ebraico – posizionamento che ha suscitato le inevitabili polemiche. La mostra è davvero eccezionale, e la prima sensazione di straniamento data dalla possibilità di sbirciare dentro al corpo umano (autopsia, ovvero l’atto di guardare con i propri occhi – ne riparleremo ampiamente su Bizzarro Bazar) viene presto sostituita da una curiosità crescente e da un senso di purezza e meraviglia. Alcuni preparati sono opere d’arte di alto virtuosismo, e per non rovinarvi la sorpresa non li descriverò qui – ma è quasi inevitabile rimanere senza fiato.

La mostra si rivela così un’esperienza commovente in cui ci si confronta concretamente con la complessità, fragilità e bellezza del corpo umano.

Sito ufficiale