Il pene di Napoleone

Al Museo della Storia della Medicina a Parigi è conservata la trousse di strumenti chirurgici utilizzata per eseguire l’autopsia sul cadavere di Napoleone a Sant’Elena.
Ma pochi sanno che quei bisturi, probabilmente, l’hanno anche evirato.

Negli ultimi mesi a Sant’Elena, Napoleone soffriva di lancinanti dolori di stomaco. Sir Hudson Lowe, il governatore dell’isola sotto il cui controllo Bonaparte era stato confinato, aveva sminuito il tutto come una lieve anemia. Eppure il 5 maggio 1821 Bonaparte morì.
L’autopsia condotta il giorno successivo dal medico personale di Napoleone, Francesco Carlo Antommarchi, rivelò che a ucciderlo era stato un tumore allo stomaco, aggravato da grossa ulcere (anche se sulle effettive cause di morte sono stati avanzati dei sospetti).
Ma durante l’esame autoptico Antommarchi si prese, a quanto pare, qualche libertà.

Francesco Carlo Antommarchi

Il cuore venne estratto e messo sotto spirito; teoricamente avrebbe dovuto essere recapitato a Parma alla seconda moglie dell’Imperatore, Maria Luisa. In realtà quest’ultima non doveva essere particolarmente interessata a un simile pegno d’amore, visto che a pochi mesi dalla morte di Napoleone si era già sposata con il suo amante.
Anche lo stomaco, l’organo canceroso responsabile della morte, venne asportato e conservato in liquido. Antommarchi eseguì dunque il calco del volto di Bonaparte, a partire dal quale produsse in seguito la famosa maschera mortuaria ancora oggi conservata al Musée de l’Armée.

Ma a questo punto il medico marsigliese decise di impossessarsi di un ulteriore, macabro trofeo: recise il pene di Napoleone.
Le motivazioni di Antommarchi per questo taglio extra non sono chiare. Secondo alcuni era una sorta di vendetta per i maltrattamenti che aveva dovuto subire, negli ultimi mesi, da parte dell’irascibile Napoleone; secondo altri, il dottore (che sarebbe stato un uomo ignorante e privo di rispetto) l’aveva fatto semplicemente con l’intenzione di ricavarne qualche profitto.

Ma forse non fu nemmeno Antommarchi a prelevare il pruriginoso reperto. Trent’anni più tardi, nel 1852, il Mamelucco Ali (ovvero Louis-Étienne Saint-Denis, fedelissimo valletto di Napoleone) pubblicò un memoriale nella Revue des Mondes. Nel testo, Ali attribuiva a sé stesso e al cappellano che aveva somministrato l’estrema unzione a Bonaparte, l’Abate Angelo Paolo Vignali, la responsabilità della mutilazione. Affermò infatti che lui e Vignali avevano rimosso alcune non meglio specificate “porzioni” del cadavere di Napoleone durante l’autopsia.

Tutte queste storie sono piuttosto dubbie; appare improbabile che una simile menomazione potesse passare inosservata. All’autopsia di Napoleone erano presenti cinque medici inglesi, tre ufficiali inglesi e tre francesi. Dopo l’imbalsamazione, il fido cameriere Marchand lo vestì con l’uniforme. Possibile che nessuno si fosse accorto della virilità mancante sul corpo del “piccolo caporale”?

Fatto sta che magari non proprio “il” pene di Napoleone, ma “un” pene di Napoleone cominciò a circolare in Europa.
Chiunque fosse stato a reciderlo materialmente, alla fine fu il cappellano Vignali che lo portò con sé in Corsica insieme ad altri ricordi più convenzionali (documenti e lettere varie, qualche pezzo d’argenteria, una ciocca di capelli, un paio di pantaloni alla zuava, ecc.), e l’organo passò ai suoi eredi quando Vignali morì in un sanguinoso regolamento di conti nel 1828. Rimase per quasi un secolo in famiglia, e venne infine venduto all’asta nel 1916, in blocco assieme all’intera collezione, a un anonimo compratore. Nel catalogo il pene era descritto con un eufemismo: “tendine mummificato”.

Dopo essere stato acquistato dalla famosa libreria antiquaria Maggs di Londra, il lotto venne rivenduto nel 1924 al collezionista di Filadelfia Abraham Simon Wolf Rosenbach, il quale tre anni più tardi lo espose al Museo di Arte Francese a New York. Qui il pene di Napoleone, per la prima e unica volta visibile al grande pubblico, venne descritto da un giornalista come una “striscetta malmessa di cuoio per lacci da scarpe, o un’anguilla avvizzita”.

Nel 1944 Rosenbach cedette nuovamente la collezione, che continuò a passare di mano in mano. Ma nonostante il valore storico di questi cimeli, il mercato si dimostrava sempre meno interessato e la collezione Vignali rimase invenduta a diverse aste. Nel 1977 venne per la maggior parte acquisita dal governo francese e destinata a raggiungere i resti di Napoleone a Les Invalides. Non il pene, però, che i francesi si rifiutarono di riconoscere. Fu John K. Lattimer, urologo americano, a comprarlo per 4000 dollari. Sembra che volesse toglierlo definitivamente dalla circolazione affinché non venisse ridicolizzato.

L’urologo aveva ammassato un’impressionante collezione di macabre curiosità storiche – dal colletto insanguinato che il Presidente Lincoln indossava la notte del suo omicidio a teatro, a una delle capsule di veleno usate da Göring per suicidarsi. Lattimer tenne per anni l’infame “tendine mummificato” in una valigia sotto il letto, protetto da sguardi morbosi, e rifiutò sempre qualsiasi offerta di acquisto. Lo sottopose però ai raggi X, e quel pezzetto di carne si rivelò essere effettivamente un pene umano.

Dopo la morte di Lattimer, avvenuta nel 2007, sua figlia cominciò a riorganizzare l’incredibile collezione con un faticoso processo di archiviazione.
Il pene è ancora conservato all’interno della collezione: Tony Perrottet, autore del libro Napoleon’s Privates, è tra i pochissimi che hanno avuto occasione di vederlo di persona. “Era una cosa abbastanza incredibile da vedere. Eccolo lì: il pene di Napoleone, adagiato sul cotone, disposto in maniera piuttosto raffinata, ed era molto piccolo, parecchio raggrinzito, lungo circa un pollice e mezzo. Era come il dito di un bambino”.
Ecco il video del momento in cui lo scrittore si è trovato finalmente faccia a faccia con gli illustri genitali:

All’epoca Perrottet non aveva il permesso di filmare il reperto, ma nel 2015 in occasione di alcuni reading dal suo libro ha tirato fuori dal cilindro una presunta replica, che potete ammirare qui sotto.

L’evidente emozione mostrata da Perrottet nel video è comprensibile: l’autore ha dichiarato che per lui il pene di Napoleone è una sorta di simbolo “di tutto ciò che c’è di interessante nella storia. In un certo senso unisce amore, morte e sesso, tragedia e farsa”. E di sicuro tutti questi elementi contribuiscono a spiegare il fascino che proviamo per una simile reliquia, al tempo stesso comica, macabra, oscena e pruriginosa. Eppure c’è anche qualcos’altro.

Il corpo di un uomo che – nel bene e nel male – ha cambiato in maniera così incisiva la storia del mondo possiede un’aura quasi magica. Perché allora il pensiero che esso possa essere stato profanato in modo così irrispettoso ci provoca una inconfessabile, ambigua soddisfazione? Perché Lattimer temeva che mostrare quel piccolo pene avvizzito e mummificato l’avrebbe esposto alla derisione pubblica?

Forse perché quel pezzetto di carne è un capolavoro di ironia, un contrappasso perfetto.
Come riassumeva senza peli sulla lingua il comico americano George Carlin,

gli uomini sono terrorizzati all’idea che i loro cazzi siano inadeguati e quindi devono competere tra loro per sentirsi meglio con se stessi e poiché la guerra è la competizione definitiva, in pratica gli uomini si uccidono a vicenda per migliorare la propria autostima. Non occorre essere uno storico o uno scienziato politico per vedere all’opera la politica estera di chi-ha-il-cazzo-più-grosso.

George Carlin, Jammin’ In New York (1992)

Il controverso tweet del Presidente degli Stati Uniti (03/01/2018) su chi detenga il “bottone nucleare” più grosso.

D’altro canto la reliquia ci ricorda anche che Napoleone era mortale, dopotutto, e riporta la sua figura alla concretezza di un cadavere sul tavolo autoptico. Il pene mummificato fa le veci di quell’hominem te memento (“Ricordati che sei solo un uomo”) che veniva ripetuto all’orecchio dei generali romani di rientro da un trionfo, perché non si montassero la testa, o al sic transit che il protodiacono pronunciava al passaggio in San Pietro del neoeletto Papa (“allo stesso modo passa la gloria del mondo”).

Quel lembo di pelle rattrappita e rinsecchita è assieme un simbolo di vanitas, e uno sberleffo al machismo tipico del condottiero o del grande regnante. Ripete alle nostre orecchie che il Re — o l’Imperatore, in questo caso — è nudo.
Peggio: è nudo, morto, e privato della sua virilità.

Una parte delle informazioni contenute in questo articolo provengono dal bel libro di Bess Lovejoy Rest In Pieces: The Curious Fates of Famous Corpses (2014).
Al Museo della Storia della Medicina di Parigi è dedicato un capitolo del mio
Paris Mirabilia – Viaggio nell’insolito incanto.
Il libro di Tony Perrottet Napoleon’s Privates: 2,500 Years of History Unzipped è essenzialmente una collezione di aneddoti piccanti su famosi personaggi storici. Tra questi, uno in particolare è pertinente. Durante la Seconda Guerra Mondiale, Stalin avrebbe chiesto a Winston Churchill di aiutare l’armata russa con un problema di “seria carenza di preservativi”. Il primo ministro britannico fece preparare una partita speciale di preservativi extra-large, e li spedì in Russia con la dicitura “Made in Britain – Medium“. Di fronte a questo lampante esempio di politica estera, George Carlin sarebbe rimasto deliziato.

Link, curiosità & meraviglie assortite – 18

Io, mentre preparo questo post.

Bentrovati con la rubrica responsabile — a detta dei lettori — di diverse ore di lavoro perse, ma anche di amorosi idilli: infatti già due o tre persone mi hanno scritto affermando che questi spunti di conversazione sono ottimi per rimorchiare. Galeotto fu Bizzarro Bazar e chi lo scrisse.

Permettetemi come al solito un veloce riassunto di quello che mi è successo in quest’ultimo periodo: oltre a un’ospitata a Miracolo Italiano su RaiRadio2, e a un’intervista per Radio Cusano Campus, un paio di giorni fa sono stato invitato a Terza Pagina — trasmissione che amo molto condotta dalla straordinaria Licia Troisi, astrofisica e scrittrice fantasy.
Assieme a Federica Gentile e Alessandro Masi abbiamo chiacchierato del significato oscuro e profondo del carnevale, della nuova serie TV tratta da Il nome della rosa, di una ricerca scientifica piuttosto weird e di un libro che mi sta particolarmente a cuore. La puntata è disponibile in streaming su RaiPlay.

E partiamo con i link meravigliosi che, nonostante queste piacevoli distrazioni, ho raccolto per voi.

  • Ogni settimana, puntualmente per ben quarant’anni, una lettera veniva recapitata all’Hotel Spaander in Olanda da parte di un signore giapponese, Mr. Kaor. Il testo era sempre lo stesso: “Cari signori, come state e com’è il tempo questa settimana?”. Finalmente nel 2018 dei giornalisti si misero sulle tracce del misterioso mittente, scoprendo che 1) non aveva mai messo piede in quell’hotel in vita sua, e 2) dietro quei 40 anni di missive si nascondevano delle motivazioni alquanto eccentriche. Oggi Mr. Kaor ha addirittura un suo ritratto all’interno dell’hotel. Ecco la storia completa. (Grazie, Matthew!)
  • Mai sentito parlare della Estinzione dell’Olocene, la sesta estinzione di massa avvenuta sul nostro pianeta?
    Dovreste, perché sta succedendo adesso, e l’abbiamo causata noi.
    Da parte mia, forse a causa di tutta la semiotica studiata all’università, non ho potuto che essere intrigato da un risvolto linguistico: la situazione è talmente allarmante che gli scienziati, nei loro studi, hanno smesso di usare il classico vocabolario freddo e distante. Il linguaggio formale non si addice all’Apocalisse.
    Per esempio una nuova ricerca sul rapido declino nella popolazione di insetti su scala globale usa dei toni sorprendentemente forti, che gli autori motivano così: “Volevamo davvero svegliare la gente. Se si considera che l’80% della biomassa degli insetti è scomparsa in 25-30 anni, è una preoccupazione enorme. È molto rapida. In 10 anni avremo un quarto di insetti in meno, in 50 anni soltanto la metà e tra 100 anni non ne resterà nessuno.
  • Su una nota più ottimista, a partire dalla seconda metà di quest’anno arriveranno sui nostri smartphone delle nuove emoji, dedicate alla disabilità e alla diversità. E ci sarà anche, finalmente, la tanto attesa emoticon per le mestruazioni.
  • Nonostante si fosse proclamato innocente, Hew Draper fu imprigionato nella Torre di Londra per stregoneria. Una volta in cella, si mise a incidere sul muro questa roba. Certo, certo, innocente, come no, caro Draper.

  • Un bell’articolo di Barbara Milano su morte e lutto in epoca digitale che menziona Capsula Mundi, l’Ordine della Buona Morte nonché il sottoscritto.
  • Il blog Thomas Morris rimane sempre una delle mie letture preferite. Setaccia instancabilmente le pubblicazioni mediche dell’Ottocento alla ricerca di storielle simpatiche — come questa dell’uomo schiacciato dalla ruota di un carro che gli spinse il pene fin dentro l’addome, lasciando la pelle completa a penzolare fuori, vuota come un guanto.
  • C’è una foto drammatica e straziante, che non posso riguardare senza commuovermi. È stata scattata dalla fotografa freelance Taslima Akhter durante i soccorsi alle vittime coinvolte nel terribile crollo del Rana Plaza in Bangladesh nel 2013 (il bilancio finale fu di 1129 morti, più di 2500 feriti). La foto in questione, intitolata Final Embrace, ha vinto numerosi premi e potete vederla cliccando qui.
  • Jack Stauber è un matto: fa dei video musicali nonsense che sembrano provenire da VHS anni 80 rovinate, e sono tra le cose più genuinamente creepy ed esilaranti che esistano su YouTube. Qui sotto vi propongo Cooking with Abigail, ma una visita al suo canale vi regalerà molto altro.

  • In Gran Bretagna è uscito un nuovo libro su Jack Lo Squartatore.
    “Ancora?”, direte.
    Sì, ma questo è il primo che parla delle vittime. Donne alle cui vite nessuno studioso si è mai interessato davvero perché, detta schiettamente, in fondo erano solo puttane. (Un’edizione italiana sarebbe una gran bella cosa.)
  • Mettiamo che state andando a caccia di farfalle, tutti allegri col vostro retino, e vi imbattete in un cadavere. Cosa fare?
    Ecco un’utile infografica:

  • Quelle che vedete qui sopra sono alcune opere di Lidia Kostanek, artista polacca che vive a Nantes, e che attraverso la ceramica indaga il corpo e la condizione femminile. (Scoperta via La Lune Mauve)
  • Su questo blog ho parlato a più riprese di trapianti di testa. Quello che ancora ignoravo è che da ben 90 anni questi trapianti vengono effettuati con successo, mantenendo in vita sia donatore che ricevente. Benvenuti nel magico mondo dei trapianti di testa tra insetti. (Grazie, Simone!)

  • Probabilmente sapete che i canarini venivano utilizzati nelle miniere per rilevare la presenza di monossido di carbonio. Essendo più sensibili dell’uomo, in presenza di gas tossici gli uccellini svenivano per primi e davano il tempo ai minatori di correre ai ripari. A dispetto della pratica che oggi ci appare crudele, i minatori spesso si affezionavano a questi canarini cui dovevano la vita: una testimonianza di questo affetto è l’apparecchio qui sotto, che serviva per rianimare i poveri uccellini.

  • E concludiamo con l’arrivo nelle sale di un documentario che personalmente aspettavo da un pezzo, e che schiude le porte di alcune delle più esclusive e sontuose wunderkammer del mondo: si intitola Wunderkammer – Le Stanze della Meraviglia, è prodotto da Magnitudo Film, e sarà distribuito nei cinema soltanto il 4, 5 e 6 Marzo. Tra i collezionisti intervistati nel film ci sono un bel po’ di amici, tra cui anche quel Luca Cableri che avete imparato a conoscere nella web serie di Bizzarro Bazar.
    Ecco qui sotto il trailer, e qui trovate la lista dei cinema italiani che lo proiettano. Buona visione!

Link, curiosità & meraviglie assortite – 14

  • Il 19 giugno è morta Koko, la gorilla che sapeva utilizzare la lingua dei segni, dipingeva e amava i gattini. Ma Koko non è stata l’unico primate in grado di comunicare con gli umani; il primo, storico tentativo di “far parlare” una scimmia si svolse in maniera piuttosto catastrofica, come ho raccontato in questo vecchio post.
  • Avete bisogno di bacarozzi, farfalle, blatte, millepiedi, lucciole, api, o qualsiasi altro insetto per il film che state girando? C’è questo signore che crea degli ultrarealistici prop cinematografici entomologici, scritturati anche dalle più grandi produzioni hollywoodiane. (Grazie, Federico!)
  • Se pensate che le pompette enlarge-your-penis che vi propongono nelle email di spam siano una trovata recente, eccone una del XIX° secolo (tratta da Albert Moll, Handbuch der Sexualwissenschaften, 1921).

  • I funerali del Ghana hanno goduto di una certa popolarità su internet per via delle pittoresche bare fatte a forma di vari strumenti e oggetti (io ne avevo parlato nella seconda parte di questo articolo), ma c’è un problema: ultimamente i rituali sono diventati talmente complicati e ossessivi che i corpi dei defunti vengono sepolti dopo mesi, o perfino diversi anni, dalla morte.
  • Questo tweet.
  • 1865: durante la conquista del Matterhorn, una strana e sconvolgente apparizione si verifica. Con tutta probabilità si tratta di un rarissimo evento atmosferico, ma mettetevi nei panni degli scalatori che hanno appena perso quattro dei loro compagni cercando di raggiungere la vetta, e vedono un arco e due enormi croci fluttuare nel cielo sopra la nebbia.
  • La strana bellezza dei dagherrotipi rovinati dal passare del tempo.

  • Cosa c’è di così strano in queste foto di un tizio che sta preparando dei taco per una cenetta tra amici?
    Niente, a parte il fatto che la carne proviene dal suo piede sinistro, amputato a seguito di un incidente.

Pensateci: perdete una gamba, provate a chiederla indietro dopo l’operazione, e ve la danno. Prima di cremarla, perché non assaggiarne una fettina? Dopotutto si tratta della vostra gamba, del vostro piede, non fate male a nessuno, e vi togliete una curiosità. Cannibalismo etico.
È quanto ha deciso di provare un giovane uomo, invitando alla degustazione alcuni amici “dalla mente aperta“. Poi, a distanza di due anni, si è deciso a raccontare su Reddit come si è svolta la serata. I tacos a base di carne umana sembra siano stati piuttosto apprezzati, tranne da uno dei commensali (che, nelle parole del protagonista, “mi ha dovuto sputare su un tovagliolo“).
L’esperimento, condotto peraltro nei limiti della legalità visto che negli Stati Uniti non esiste una legge che proibisca il cannibalismo, com’era prevedibile ha suscitato reazioni viscerali; il celebre auto-cannibale è stato perfino intervistato da Vice. E ha affermato che questa piccola pazzia l’ha aiutato piscologicamente a superare il trauma: “mangiare il mio piede è stato un modo divertente, strano e interessante per voltare pagina“.

  • Visto che parliamo di disgusto: una nuova ricerca ha determinato che le cose che ci fanno schifo sono organizzate in sei categorie principali. Ai primi posti, non è una sorpresa, si posizionano le ferite infette e le istanze legate all’igiene (puzza, escrementi, ecc.), probabilmente perché segnalano situazioni in cui il nostro organismo è in pericolo di contrarre malattie.
  • Qualcuno ha ordinato nuvole di gambero?
    A Qingdao, in Cina, dal cielo è caduto l’equivalente di un’intera pescheria (sotto, qualche foto). E ancora oggi le piogge di animali restano un bell’enigma.

EDIT: Quest’ultima foto è falsa (non le altre).

  • In Svezia c’è una sindrome misteriosa: colpisce esclusivamente i bambini figli di rifugiati sovietici che sono in attesa del verdetto riguardo il loro permesso di soggiorno.
    Viene chiamata “Sindrome da Rassegnazione”: lo spettro del rimpatrio forzato, lo stress di non comprendere la lingua e le estenuanti trafile burocratiche spingono questi bambini prima all’apatia, poi alla catatonia e infine al coma. All’inizio dell’epidemia si sospettava una clamorosa messinscena, ma i medici hanno compreso che questa grave alterazione psicologica è tutt’altro che una finzione; il coma può durare anche due anni, avere recidive, e l’effetto domino ha fatto sì che tra il 2015 e il 2016 si siano registrati ben 169 episodi.
    Ecco un articolo che approfondisce questa drammatica patologia, e un più veloce riassunto su Wired. (Grazie, David!)

Anatomia del corsetto.

  • Simulatore di bombe atomiche: decidete dove sganciare l’ordigno, il tipo e i kilotoni, se farlo esplodere al suolo o in aria. Poi inorridite, e scoprite gli effetti.
  • Mari Katayama è un’artista giapponese. Fin da piccola ha cominciato a cucire oggetti particolari, incorporando conchiglie e gioielli nelle sue creazioni. Affetta da ectrodattilia, all’età di nove anni ha subito l’amputazione di entrambe le gambe. Oggi il suo corpo è entrato a far parte dei suoi progetti, e i suoi autoritratti sono di una bellezza a mio parere sconvolgente. Ecco alcuni dei suoi lavori.
    (Sito ufficiale, Instagram)

Quando gli studenti di medicina organizzavano delle goliardate mica male. (Tratto da questo libro meraviglioso.)

  • Il grande scheletro che vedete sulla sinistra, qui sotto, è quello del gigante irlandese Charles Byrne (1761–1783), e appartiene allo Hunterian Museum di Londra. Si tratta del reperto più discusso dell’intera collezione anatomica, e per un buon motivo: quando era ancora in vita, Byrne aveva chiaramente espresso il desiderio che le sue spoglie venissero gettate in mare, e che per nessun motivo fossero mai messe in mostra in un museo — un’idea che lo orripilava.
    Quando Byrne morì, gli amici organizzarono il suo funerale nella città costiera di Margate, ignorando che la cassa conteneva soltanto pietre: l’anatomista William Hunter aveva pagato un becchino perché rubasse il prezioso cadavere del gigante. Da allora, lo scheletro è rimasto esposto al museo e, nonostante abbia certamente contribuito agli studi sull’acromegalia e il gigantismo, è sempre stato un pezzo “scomodo” dal punto di vista etico.
    Ecco la notizia: pare che, approfittando di una chiusura triennale per restauri, il comitato scientifico del museo stia valutando un’eventuale sepoltura dei resti ossei di Byrne. Se così fosse, si tratterebbe di una decisione spartiacque nel campo dell’esposizione museale etica di resti umani.

  • Come in un romanzo giallo: spunta il diario segreto ritrovato scritto sul retro delle assi di un pavimento in un castello francese, contenente storie criminali e torbidi intrighi di paese. (Grazie, Lighthousely!)
  • La lettura più simpatica degli ultimi tempi ci è gentilmente offerta dal grande Thomas Morris, che ha scovato un delizioso report medico del 1852. Riassumo per chi non mastica l’inglese: un signore, sposato con figli ma segretamente dedito all’onanismo più sfrenato, prova innanzitutto di inserire un pezzo di pene di toro all’interno del suo pene, tramite l’uretra. Il pezzo di carne però si incastra, e il gentleman deve ricorrere all’aiuto del medico per estrarlo. Non contento del risultato, decide qualche tempo dopo di infilarsi un tubo di 28 centimetri attraverso lo stesso pertugio, ma la sonda gli scivola tra le dita, scomparendo dentro di lui; prima che si riesca a operarlo, il ferro finisce per lacerargli la vescica e perdersi nell’addome. Una fine ingloriosa, oppure orgogliosamente libertina, decidete voi.
    A me ha ricordato un vecchio adagio: “non fare mai niente che non vorresti essere trovato morto mentre lo stai facendo“.

E con questo è tutto, alla prossima!