Un’insolita intervista

I lettori di Bizzarro Bazar sanno che da molto tempo seguo con ammirazione il lavoro di Ayzad, esperto di sessualità alternative.
Occorre una grande intelligenza, una perfetta lucidità per trattare argomenti così sensibili in maniera attendibile e al tempo stesso leggera.

Non a caso il sito di Ayzad è stato recentemente nominato da Kinkly quarto miglior blog sul sesso scritto da un uomo nel mondo, e 27° in assoluto (su circa 500 candidati).
I suoi libri e il suo blog, infatti, non sono soltanto delle miniere di informazioni scrupolose, capaci di sorprendere anche chi immagina di essere scafato in questioni di BDSM o eros estremo: Ayzad vi coltiva anche un gusto del weird programmatico, in perenne equilibrio tra la fascinazione per le più strambe declinazioni della sessualità, e la risata liberatoria — perché l’amore fra gli Homo sapiens, diciamocelo, può essere talvolta francamente comico.

Così quando mi ha chiesto se mi andava di rispondere a qualche domanda per il suo sito, non ho esitato un istante. Quello che ne è venuto fuori non è però un’intervista, a riprova dell’intelligenza di cui parlavo, ma piuttosto uno scambio di esperienze fra due cercatori di stranezze: una delle più belle discussioni che mi sia capitato di fare ultimamente, in cui, perfettamente a nostro agio, siamo anche scesi in particolari molto personali (sfiorando perfino una vera e propria querelle, seppure divertita).

Ma non voglio rovinarvi la lettura: ecco a voi la chiacchierata tra un esploratore del perturbante e uno specialista di sesso estremo.

Kristian Burford

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Entrate in una galleria d’arte, e in una stanza vedete uno spazio delimitato da lunghe tende multicolori che evidentemente nascondono qualcosa. Per guardarvi dentro, però, siete costretti ad avvicinare gli occhi a uno degli strappi nella stoffa: appena riuscite a vedere all’interno, ecco che vi appare un ambiente domestico, e di colpo vi sentite come se steste spiando da un buco nella serratura. Sentite un piccolo brivido quando capite che la “stanza” non è vuota: c’è una figura umana, un giovane uomo, allungato sul letto. Sembra sprofondato in una drammatica incoscienza, ma mentre lo osservate vi rendete conto di altri piccoli dettagli: c’è il monitor di un computer acceso vicino a lui, mentre una telecamera è montata su un treppiede e puntata sul letto. Ecco che di colpo la scena assume una luce diversa, mentre affiora una possibile narrazione: l’uomo ha forse appena fatto del sesso virtuale? L’abbandono in cui lo vediamo è quello che segue l’orgasmo? Stiamo ancora guardando attraverso le tende, ipnotizzati dalla scena, da quella scultura iperrealistica di un corpo stremato e dalla storia che crediamo di indovinare, e allo stesso tempo siamo imbarazzati per la nostra morbosa curiosità.

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L’artista losangelino Kristian Burford senza dubbio ama mettere il suo pubblico a disagio. Le sue perturbanti installazioni ci pongono nella scomoda situazione di dover fare i conti con le nostre pulsioni più nascoste, con il lato oscuro del desiderio e con i nostri istinti voyeuristici.

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Spesso, nei suoi diorami ricchissimi di dettagli, l’artista decide di limitare la libertà dello spettatore, obbligandolo a dei punti di vista predeterminati: si può osservare questi set soltanto da particolari angolazioni, tramite feritoie o spiragli, proprio come dei “guardoni”. Una sua opera, ad esempio, mostra uno scorcio di stanza d’albergo, con una figura nuda sullo sfondo che, di spalle, sta facendo qualcosa che non si riesce a distinguere chiaramente.

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Ma non è soltanto questo aspetto a rendere destabilizzanti le sue opere tridimensionali. Le sculture in cera mostrano un’intimità (dall’esplicita connotazione sessuale) che non è mai solare, ma al contrario spesso travagliata. I volti dei protagonisti mostrano una sottile tragicità, come se fossero racchiusi in una sorta di melanconia, tutti protesi verso il loro interno dopo una probabile auto-soddisfazione erotica. Ed è il nostro stesso mondo interiore a venire messo in discussione, mentre lo stratagemma del voyeurismo ci convince di assistere ad un momento speciale, segreto, fissato nell’immobilità del soggetto.

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Le ultime opere di Burford si distaccano dalle precedenti ma ne proseguono la riflessione sullo sguardo e sull’individuo. All’interno di grandi box di vetro, ecco un tavolo da ufficio, anonimo. In piedi, una figura femminile completamente nuda e senza capelli si riflette in un freddo gioco di specchi che la moltiplicano all’infinito. Sembra uno di quegli incubi in cui ci si presenta al lavoro, accorgendosi subito dopo di essere nudi.

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Eppure, mentre guardiamo dentro a questi box, ne restiamo esclusi. Da fuori, possiamo osservare con sguardo da entomologo la nudità senza protezioni della scultura, la vediamo immersa in centinaia di copie di se stessa. Tutte inermi, confinate in spazi lavorativi angusti, vittime di un crudele gioco che le priva di qualsiasi identità o privacy.

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[vimeo http://vimeo.com/77172327]

Che siano confuse stanze di passioni tormentate, o algide scatole che rinchiudono l’individuo in un contesto disumanizzante, le installazioni di Burford – in maniera obliqua, scomoda e incisiva – sembrano parlare sempre e comunque delle nostre terribili, immense solitudini.

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Alfred Kubin

Alfred Kubin (1877-1959) è uno dei più inquietanti e misteriosi illustratori del Novecento. Espressionista e simbolista, dopo gli anni della formazione presso l’Accademia delle belle arti di Monaco di Baviera decise di ritirarsi nel suo piccolo castello austriaco proprio al confine con la Germania, a Zwickledt. Abbandonò quasi subito la pittura ad olio per dedicarsi alle matite, ai disegni ad inchiostro, agli acquarelli e alle litografie.

I disegni di Kubin sono incubi grotteschi popolati da figure simboliche, demoniache, fantastiche; ci fanno entrare in un mondo in cui le proporzioni sono continuamente deformate, una sorta di teatro dell’anima in cui paurosi giganti si aggirano per i deserti aridi, in cui l’animale ha sempre in sé il germe del mostruoso, in cui le pulsioni sessuali si tingono di nero e di sangue.

Non sempre l’artista ha bisogno di scenari apocalittici per instillare un sentimento d’angoscia: talvolta bastano dei piccoli tocchi surreali e spiazzanti, direttamente provenienti dalla parte più scura dell’inconscio.

La figura umana è continuamente martoriata, stirata, strappata in una rappresentazione allegorica del tormento e del dolore; ma è soprattutto mentale il disagio che si prova di fronte alle sue opere. I disegni di Kubin sono una perfetta e ineguagliata rappresentazione del perturbante freudiano.

Dichiarata “arte degenere” dal regime nazista, la sua straordinaria opera gli valse nel dopoguerra diversi prestigiosi riconoscimenti. Ma è con il passare del tempo e dei decenni che ci rendiamo conto sempre di più di quanto i suoi disegni fossero in anticipo rispetto ai tempi, e quanto abbiano influito sull’immaginario collettivo. Ancora oggi moderni, geniali, e squisitamente inquietanti.

(Grazie, Norma!)

Buon compleanno!

Bizzarro Bazar festeggia oggi il suo primo compleanno.

Un anno fa, pubblicando il primo post, non sapevamo quale interesse potesse suscitare un blog incentrato sul meraviglioso, il macabro, il weird e il perturbante. Il bilancio però è stato positivo. Con il passare dei mesi Bizzarro Bazar si è guadagnato una folta schiera di lettori in cerca di nuove sorgenti di stupore, pronti a mettersi in discussione, a valorizzare il difforme e il deforme, e a confrontarsi con argomenti talvolta considerati tabù. Per un blog così “di nicchia”, superare le 7000 visite mensili è un bel traguardo. Soprattutto quando le prime visite ti arrivano da qualche anonimo utente che digita su Google le parole chiave “cerco belle donne amputate sopra il ginocchio”, o “fotografia necrofila con animali”. Rischi del mestiere… Ognuno è sempre stato il benvenuto qui, anche quando le sue idee cozzavano con le nostre (vedi il putiferio scatenato da questo post, e proseguito su Facebook e su numerosi altri siti e forum animalisti che hanno rebloggato l’articolo originale).

Per il nostro sollievo, abbiamo constatato che la maggior parte delle persone che arrivano su questo blog stanno cercando trattazioni di argomenti specifici, poco affrontati altrove: il post sui gemelli siamesi è il più ricercato, seguito dall’articolo sul crush fetish, la lobotomia, e l’acrotomofilia. Ma il vero segno che le nostre “esplorazioni” hanno fatto breccia nei vostri teneri cuoricini è il fatto che il primato assoluto vada alle parole “Bizzarro Bazar”, le più digitate per giungere fino a noi.

Bizzarro Bazar va di pari passo con la nostra continua ricerca quotidiana di motivi di meraviglia. Crediamo fermamente che la fantasia e lo stupore siano le principali virtù dell’uomo meritevoli di lode. Assieme all’umorismo, qualità imprescindibile.

Questo mondo è talmente strano e sorprendente che siamo certi di non rimanere mai a corto di argomenti. Un sentito ringraziamento va a quanti ci seguono costantemente, ci segnalano notizie e curiosità, e ritornano a leggerci ogni qualvolta abbiamo tempo di pubblicare un nuovo post.

Keep the world weird!