Balloonfest 1986

La mattina di sabato 27 settembre 1986 Cleveland era pronta per un’esplosione di meraviglia.
Per sei mesi una compagnia di Los Angeles, capitanata da Treb Heining, aveva lavorato per organizzare l’evento, che avrebbe infranto in maniera spettacolare un bizzarro record del mondo, allora detenuto da Disneyland: nelle prime ore del pomeriggio, un milione e mezzo di palloncini gonfiati ad elio sarebbero stati liberati simultaneamente nel cielo sopra alla città.

L’evento era voluto dalla United Way, un’associazione non profit che operava a scopo benefico, come parte della raccolta fondi per le sue attività a sostegno delle famiglie di Cleveland.
Nella Public Square, Heining e la sua squadra avevano montato un’imponente struttura di 76 metri per 46, la quale sosteneva un’unica enorme rete costruita dello stesso materiale delle reti cargo degli space shuttle. Sotto alla struttura, da ore e ore, più di 2.500 fra studenti e volontari stavano gonfiando i palloncini colorati, che trattenuti dalla rete formavano ormai una specie di soffitto ondeggiante e sterminato. Dopo le prime ore di pratica, le dita doloranti e bendate di cerotti, lavoravano ormai in automatico, annodando ciascuno un palloncino in venti secondi. Originariamente si era deciso di prepararne addirittura due milioni, ma dopo alcune “perdite” di qualche centinaio di palloncini che erano riusciti a sfuggire alle maglie si era optato per fermarsi prima.

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Ogni precauzione era stata presa perché il rilascio avvenisse in tutta sicurezza: la United Way collaborava nell’impresa con il municipio, l’Amministrazione Aviazione Federale, i vigili del fuoco e la polizia, in modo da evitare sorprese. Inoltre, i palloncini erano stati costruiti in lattice biodegradabile, e gli organizzatori prevedevano che sarebbero andati a scoppiare, o sgonfiarsi, proprio sopra al grande Lago Erie, per poi decomporsi velocemente e senza alcun impatto ambientale.
Con tutta questa preparazione apparentemente meticolosa, nessuno poteva sospettare che la grandiosa festa di colori si potesse trasformare in un incubo.

Le condizioni metereologiche non erano delle migliori: si avvicinava una tempesta, così gli organizzatori decisero di anticipare il lancio. Alle 13:50 la rete fu sganciata, e una gigantesca nube di palloncini si sollevò attorno ai grattacieli e alla Terminal Tower, fra le grida di giubilo dei bambini, gli applausi e le urla della folla.

Come il fungo di un’esplosione che si espande al rallentatore, la massa si innalzò nel cielo a formare una colonna multicolore.
Fu allora che le cose presero una piega inaspettata.

I palloncini incontrarono una corrente di aria fredda che li rispinse indietro, verso terra. In poco tempo, la città venne completamente invasa da una miriade di palloncini fluttuanti, che ricoprivano le strade, si muovevano a banchi oscurando il cielo, impedendo agli automobilisti di vedere, mettendo in difficoltà barche ed elicotteri. La sensazione, a detta di molti, era quella di muoversi attraverso una fascia di asteroidi: alcuni incidenti vennero causati da guidatori che viravano per cercare di evitare un’ondata di palloncini spinti dal vento, o che si distraevano per guardare quel surreale panorama.

Ma il peggio doveva ancora venire: Raymond Broderick e Bernard Sulzer, due pescatori, erano salpati il giorno prima per la loro battuta di pesca, e risultavano dispersi; la guardia costiera, incaricata di ritrovarli, aveva avvistato la loro barca ormeggiata nei pressi di un frangiflutti, ma i soccorsi via lago e con l’elicottero avevano dovuto essere interrotti per via dei palloncini che assiepavano il cielo e ricoprivano le acque del lago.
I due cadaveri vennero in seguito portati a riva dalle onde.

Nei giorni successivi i palloncini continuarono a dare non pochi grattacapi: causarono la chiusura temporanea di un aeroporto le cui piste erano intasate, e spaventarono talmente alcuni cavalli da allevamento che gli animali, imbizzarriti, si procurarono danni permanenti. I palloncini finirono addirittura sulla costa opposta del lago Erie, a 100 km di distanza, e dunque dal Canada non tardarono a farsi sentire le lamentele. Anche perché, a detta di molti ambientalisti, la gomma non era affatto “biodegradabile” e avrebbe sporcato le sponde del lago per almeno sei mesi.
Venne inoltre criticato lo spreco di elio, gas che sulla Terra rappresenta una risorsa non rinnovabile e di cui oggi secondo alcuni scienziati (fra cui l’oggi scomparso Nobel per la fisica R. Coleman Richardson) si avverte già la penuria.

Questo tentativo di creare qualcosa di indimenticabile, insomma, doveva essere una di quelle esperienze gioiose, puramente estetiche, splendidamente inutili, che fanno rivivere il bambino nascosto in tutti noi. Per quanto encomiabile fosse quest’idea, si rivelò forse troppo ingenua e progettata senza tenere sufficientemente conto delle conseguenze. Un gioco finito davvero male.
Alla United Way furono chiesti risarcimenti per diversi milioni di dollari, tanto che l’intera campagna di raccolta fondi finì per rivelarsi fallimentare. I danni alla moglie di uno dei pescatori e all’allevatrice di cavalli di razza vennero regolati privatamente fra le parti. L’impresa, conclusasi con un mezzo disastro, in rosso e fra mille polemiche, è un esempio di un record mondiale che non si proverà mai più a superare.
Nel frattempo Treb Heining, con la sua società, si occupa ancora di palloncini per gli Oscar, il Super Bowl e le convention presidenziali: ed è sempre suo il team che spara una tonnellata e mezzo di coriandoli (questi sì, al 100% biodegradabili) su Times Square, a ogni capodanno.

Primati che volano

Siamo abituati a vedere sulla rete dozzine di video adrenalinici degli sport più estremi (base jumping, bunjee, ecc.), con le loro evoluzioni da capogiro, accompagnate da brani musicali epici ed elettrizzanti. Ma in questo filmato promozionale per il Melbourne Skydive Center, il regista ha deciso di puntare tutto su un’atmosfera completamente diversa. E il risultato toglie il fiato.

[vimeo http://vimeo.com/22428395]

(Scoperto via The Imaginary Foundation)