ILLUSTRATI GENESIS: Giornate 1 & 2

Sono andato in libreria e ho chiesto alla commessa, ‘Dov’è la sezione di auto-aiuto?’.
Mi ha risposto che se me l’avesse detto, avrebbe vanificato il mio intento.
(Steven Wright)

Quest’anno i sette numeri del magazine #ILLUSTRATI di Logos Edizioni si ispirano ognuno a una giornata della Genesi.
Anche la mia rubrica sulla rivista dovrà attenersi a questa linea; ho deciso quindi di proporre ai lettori sette lezioni di self-help, facendo il verso a quei libri e corsi di “crescita personale” che — nonostante siano spesso risibili — pare piacciano tanto.
In ogni numero partirò da un dettaglio risaputo per cercare di re-incantarlo, svelando un retroscena sorprendente che si cela dietro quella banalità.

Le prime due “giornate” sono già state pubblicate; ve le propongo qui, riunite in un post doppio.

Sette piccole lezioni per riscoprire il quotidiano.
Sette giorni per la Creazione… di una nuova prospettiva.

GIORNO 1 – E LA LUCE FU

Il dettaglio risaputo: Accendiamo la luce nella stanza: un gesto scontato, automatico, ripetuto ogni giorno. Nemmeno guardiamo più quell’interruttore, e la lampadina che illumina la stanza non è in fondo nulla di speciale.

Thomas Edison e George Westinghouse.

Il retroscena: L’elettricità trasmessa è detta a corrente continua (DC) quando procede soltanto in una direzione, o alternata (AC) quando il flusso scorre avanti e indietro, cambiando direzione molte volte al secondo. Alla fine degli anni ’80 dell’Ottocento, Thomas Edison aveva messo a punto il sistema a corrente continua, che era affidabile ma aveva un grosso problema: poteva viaggiare solo fino a un miglio dalla centrale che aveva prodotto l’energia elettrica. La corrente alternata di George Westinghouse, invece, poteva essere trasmessa economicamente su lunghe distanze, ma il sistema era ancora complesso, sperimentale e non ancora ben compreso dagli stessi ingegneri.
Per assicurarsi il nascente mercato, la compagnia di Edison e quella di Westinghouse avviarono una propaganda senza esclusione di colpi, battezzata dalla stampa la “Guerra delle correnti”. Ognuno dei due sosteneva che la sua soluzione fosse migliore e più sicura dell’altra; durante questa controversia un ingegnere elettrico di nome Harold Brown (di cui nessuno aveva sentito parlare prima di allora) decise di schierarsi lanciando una crociata anti-AC. Al fine di dimostrare la pericolosità della corrente alternata, pagò dei ragazzini perché catturassero centinaia di cani randagi dalle strade che poi lui uccise a uno a uno, collegandoli a un generatore del tipo usato da Westinghouse. A sentire lui, i risultati dimostravano senza ombra di dubbio i rischi connessi all’uso della AC – ma in realtà alla base del suo studio non c’era alcuna metodologia scientifica. Brown decise di organizzare una dimostrazione pubblica delle sue ‘scoperte’ e il 30 luglio 1888 somministrò a un cane diverse scariche di corrente continua fino a 1000 volt (per provare che l’animale sarebbe sopravvissuto). Quando invece gli trasmise una scarica di corrente alternata a 330 volt, l’animale morì con un ultimo, terribile latrato. Lo spettacolo fu però un boomerang per Brown, perché sortì l’unico effetto di scandalizzare il pubblico: non soltanto l’esperimento era inutilmente crudele, ma per di più, quando il cane aveva ricevuto la scossa fatale, era già esausto per quelle inflitte in precedenza – quindi la brutale messinscena non serviva affatto a dimostrare quale tipo di elettricità fosse più pericoloso. Così, quattro giorni più tardi, Brown ripeté la sua dimostrazione, uccidendo questa volta tre cani con una scarica di AC da 330 volt. Ma nemmeno questo tentativo valse a influenzare l’opinione pubblica, perché di lì a poco si scoprì che Harold Brown non era in realtà un ricercatore indipendente, ma era stato assoldato da Edison proprio per screditare il concorrente.
La Guerra delle correnti giunse all’apice quando nel 1890 lo stato di New York votò a favore della sostituzione dell’impiccagione con la sedia elettrica. Su pressione di Edison, venne deciso che la AC sarebbe diventata la “corrente della morte”. Un brutto colpo per Westinghouse, che però nel frattempo era riuscito ad assicurarsi il brevetto messo a punto da Nikola Tesla per un motore a induzione polifase. Grazie a questi e altri perfezionamenti tecnici, fu Westinghouse a vincere la battaglia e a ultimare, nel 1895, un’enorme centrale elettrica sulle cascate del Niagara.
Edison non si rassegnò mai alla sconfitta subita. Nel 1903 si offrì volontario per giustiziare con la corrente alternata l’elefantessa Topsy, colpevole a quanto si diceva di aver ucciso due guardiani del circo. Il 4 gennaio alle 2.45 pm il pachiderma venne fulminato con una scossa da 6600 volt, mentre le cineprese di Edison filmavano l’esecuzione. Ma nemmeno quest’ultimo, macabro exploit servì a mettere in cattiva luce la corrente alternata, che ormai era già diventata lo standard sia negli USA sia in Europa. E che ancora oggi accende le nostre lampadine.

Il momento dell’esecuzione di Topsy.

La Prima Lezione: La corrente è “cosa buona e giusta”, perfino essenziale, ma è costata il sacrificio di molti animali caduti in maniera insensata solo per vincere una guerra di brevetti. Questo ci suggerisce un pensiero un po’ scomodo ma essenziale – il fatto che spesso a una luce corrisponda un’ombra, e che per ogni chiarore sia inevitabile una parte di oscurità. Come canta Bob Dylan, “dietro ogni cosa bella, c’è stato qualche tipo di dolore”.

 

GIORNO 2 – IL FIRMAMENTO

Il dettaglio risaputo: Usciamo la mattina per andare al lavoro, buttiamo un’occhiata veloce al cielo, per controllare se c’è qualche nuvola. Sappiamo chi siamo e cosa dobbiamo fare. Ogni sera rientriamo a casa mentre comincia a fare buio, proprio quando appaiono le prime stelle. Alle stelle, alla loro assurdità, non pensiamo. Abbiamo lavorato, dunque sappiamo chi siamo.

Campo ultra profondo di Hubble, 2014.

Il retroscena: È facile dimenticarsi che l’universo rimane un mistero assoluto. Che forma ha, com’è iniziato, come finirà, cosa c’era prima, cosa verrà in seguito: questi sono essenzialmente campi di speculazione.
Nonostante l’enorme quantità di dati raccolti e analizzati, e a dispetto delle molte teorie sviluppate, astrofisici e cosmologi non di rado rimangono interdetti di fronte a ciò che vedono. Si potrebbe dire che in astronomia la sorpresa è la norma.
La materia che riusciamo a osservare, attraverso i nostri telescopi e gli altri strumenti di rilevazione, si comporta talvolta in modo così imprevisto che per spiegarne le dinamiche è necessario ipotizzare l’esistenza di qualcos’altro.
In altre parole, visto che quello che osserviamo “non torna”, dev’esserci qualcosa di più – e non si tratta di poca cosa, stiamo parlando del 95% in più: gli studiosi, cioè, hanno congetturato che quanto possiamo vedere costituisca soltanto il 5% dell’intero universo.

Uno dei fenomeni più complessi da interpretare è l’espansione dell’universo.
Subito dopo l’esplosione iniziale, il cosmo è cresciuto in maniera rapidissima; ma la gravità esercitata dalle galassie tra di loro ha agito da freno e, come un palloncino quando è ormai gonfio, il cosmo ha cominciato a rallentare la sua espansione. Questa decelerazione faceva supporre agli astronomi che in un futuro lontanissimo tutto si sarebbe fermato e raffreddato. Questa era la fine prospettata per l’universo a meno che, raggiunto un certo punto, il processo non si fosse invertito portando al cosiddetto Big Crunch (il movimento opposto al Big Bang).
Questa visione rimase pressoché immutata per tutto lo scorso secolo, finché nel 1998 due diversi team di scienziati, indipendentemente l’uno dall’altro, arrivarono a una scoperta sconcertante. Sembra che l’universo abbia continuato a rallentare la sua espansione per circa metà della sua vita. Ma poi, 6 o 7 miliardi di anni fa, a sorpresa ha ricominciato ad accelerare. Oggi le galassie schizzano via in ogni direzione molto più velocemente di un tempo. Com’è possibile che d’un tratto abbiano preso a muoversi così in fretta? Cosa le sta spingendo alla deriva?
Dato che non c’è alcuna spiegazione apparente, gli astronomi hanno ipotizzato che esista una forza che non vediamo, chiamata energia oscura, responsabile di questa accelerazione. Se questa forza motrice esiste, deve trattarsi di un’energia di entità straordinaria per sviluppare la pressione necessaria a spostare intere galassie. Per far “tornare i conti”, l’energia oscura dovrebbe costituire circa il 68% dell’intera energia del cosmo; se a questa aggiungiamo la materia oscura (altra massa la cui esistenza abbiamo dovuto presupporre), ecco che si arriva a quel 95% – la percentuale dell’universo formata da elementi costitutivi che non si palesano nemmeno ai migliori dei nostri strumenti.
L’idea che là fuori, tutto intorno al nostro piccolo pianeta, vi sia un’immensa e invisibile ‘forza’ oscura che gioca a biglie con le galassie potrebbe inquietare gli animi più sensibili. Ma nemmeno l’alternativa è molto rassicurante. Infatti quegli studiosi che rifiutano l’ipotesi dell’energia oscura sostengono qualcosa di ancora più paradossale, almeno per la mente del profano: in realtà il cosmo non starebbe affatto accelerando, ma sarebbe il tempo a rallentare. Secondo questa interpretazione, l’accelerazione sarebbe solo un’illusione ottica percepita da un osservatore che, come noi, si trovi all’interno di uno spaziotempo che sta lentamente fermandosi.

Ma le cose sono in realtà ancora più bizzarre. Dobbiamo infatti considerare che quanto detto finora parte dal presupposto che le leggi fisiche siano sempre identiche, immutabili; e fino a poco tempo fa tutto lasciava supporre che il cosmo avesse sempre ‘funzionato’ alla medesima maniera. Poi, nel 2010, uno studio australiano ha messo in discussione questo assunto. Alcune misurazioni effettuate dal Very Large Telescope Project dell’ESO sembrerebbero mostrare una variazione nel tempo della cosiddetta costante di struttura fine – un parametro fondamentale dell’elettromagnetismo che, come suggerisce il nome stesso, dovrebbe rimanere invariato. Questa scoperta, se confermata, implicherebbe che le leggi universali della fisica (gravità, tempo, spazio, velocità della luce, ecc.) non sono forse così universali, ma potrebbero cambiare nel tempo o magari perfino a seconda della ‘zona’ dell’universo.

La Seconda Lezione: Viviamo in una specie di grande enigma, un paradosso in cui l’unica certezza è l’assenza di certezze. Se non capiamo nemmeno in che razza di strano posto siamo capitati, come possiamo sapere sempre con convinzione quello che dobbiamo o non dobbiamo fare, cos’è giusto e cosa sbagliato? Forse, come ricordava Chuang-Tzu, a essere sicuri di tutto sono solo gli stolti, che “credono d’essere desti, e sanno minuziosamente se sono principi o pecorai”. E che, tornati a casa dal lavoro, non hanno dubbi su chi sono, su cosa ci si aspetta da loro, né pensano mai all’assurdità delle stelle.

2017: un nuovo anno di meraviglie

Il capodanno, diciamolo, è una convenzione; eppure il significato ultimo di questa festa è dare conto delle stagioni, della ciclicità, ricordarci insomma che il Tempo è assieme continua fine e continuo inizio. Si ha l’impressione di voltare pagina, di poter ripartire da capo, concedendoci fantasticherie e speranze che fino al giorno prima erano soffocate. Il capodanno è il momento per sognare nuovi sogni.

Per quanto riguarda Bizzarro Bazar, il 2017 promette davvero di essere annus mirabilis: è in arrivo una cornucopia di novità.
Sulla maggior parte di questi progetti vige ancora il canonico segreto (che sorprese sarebbero, altrimenti?), ma tutto verrà svelato al momento debito nel corso dell’anno.

Una prima anticipazione è trapelata proprio ieri su Facebook.
Il format Cult+ della RSI (Radio e Televisione Svizzera) dedicherà alcune puntate della prossima stagione alla Roma macabra e curiosa: secondo voi, chi avranno interpellato come cicerone?

Lo stralunato Ronco (Stefano Roncoroni, ideatore del format), mi ha chiesto di introdurlo non soltanto al lato meno solare della Capitale e al patrimonio macabro italiano, ma anche nel sottobosco romano di cercatori, studiosi e artefici della meraviglia.
Una realtà sempre più presente, emersa — lo dico con un po’ di orgoglio — anche grazie a questo blog, che ha operato da catalizzatore, in particolare con la fortunata iniziativa dell’Accademia dell’Incanto. La troupe elvetica ha presenziato anche a uno degli incontri organizzati alla wunderkammer Mirabilia, intervistando relatori e partecipanti; sarà interessante scoprire cosa uno sguardo esterno ha intravisto nelle nostre passioni!
Potete seguire gli sviluppi sulla pagina Facebook di Cult+.

Ma ogni anno inizia anche con uno sguardo indietro.
Ecco allora che, in guisa di mio benvenuto al 2017, ho pensato di raccogliere in un e-book quattro anni di collaborazioni con la rivista d’arte Illustrati, edita da Logos.

The Illustrati Archives 2012-2016 è un’antologia che contiene tutti gli articoli firmati Bizzarro Bazar pubblicati finora sulle pagine della rivista, e mai comparsi qui sul blog.
Ecco uno scorcio di quello che vi attende:

Un abate sordomuto scolpisce in segreto un’opera monumentale; alcuni militari sopravvivono per sei anni intrappolati in un bunker; un uomo, da solo, causa più danni al pianeta di qualsiasi altro organismo nella storia del mondo. E ancora: pantaloni in pelle umana, formiche zombi, foreste maledette, mini dive del porno, strampalate teorie scientifiche, e il mistero del blu — il colore che per i Greci antichi non esisteva.

Tre euro per trenta piccole perle di meraviglia, da portare sempre con voi.
Potete acquistare l’e-book Kindle a questo link.
(La mia gratitudine a quanti sceglieranno in questo modo di sostenere il blog).

E ora al lavoro, a dissotterrare nuove stranezze, di cui la realtà non è certo avara.
Perché “più grande è l’isola della conoscenza, più lunga è la linea costiera della meraviglia“.

Bizzarro Bazar su ILLUSTRATI

Qualche giorno fa vi avevamo avvertiti che era in arrivo una bella novità.

Ebbene, finalmente possiamo svelarvela: Bizzarro Bazar approda da oggi sulla carta stampata, con una rubrica fissa all’interno della rivista più straordinaria e meravigliosa che ci sia: ILLUSTRATI!

Se non la conoscete, dovreste. È di grande formato, piacevole al tatto, è colorata, folle, visionaria, è un’importante vetrina per talenti artistici vecchi e nuovi, e se tutto questo non bastasse, è gratis. Entrare a far parte di un simile progetto non può che riempirci di entusiasmo.

Il tema di questo numero, in linea con il rientro scolastico settembrino, è “Cara maestra”. Illustratori, disegnatori, grafici, artisti si passano il testimone di pagina in pagina affrontando liberamente il soggetto.

La rivista bimestrale, pubblicata da Logos Edizioni, sarà disponibile nelle vostre librerie preferite a partire da questo week-end. Nel frattempo, è già consultabile gratuitamente online, scaricabile in formato PDF oppure ordinabile – il tutto sulla pagina ufficiale di ILLUSTRATI.

E, se la rivista vi dovesse piacere, non mancate di visitarne la pagina Facebook. Buona lettura a tutti!

Ragazze & Cadaveri!

Una delle riviste preferite, qui a Bizzarro Bazar, è senza dubbio Girls & Corpses. La “prima rivista comica sulla morte”, come la definiscono i fondatori, è una pura follia editoriale che si permette di scherzare aggiungendo al patinato mondo delle pin-up una buona dose di necrofilia. Tutto, ovviamente, per il puerile gusto di poter sghignazzare anche della Beffa Finale.

Il giornale contiene interviste a scrittori e personaggi del mondo dello spettacolo, servizi fotografici, fumetti, finte pubblicità e falsi annunci scherzosi, tutti incentrati, pensate un po’, sui cadaveri… e sulle ragazze. Da un paio di numeri, inoltre, Girls & Corpses esce anche in versione tedesca.

“Perché non unire le due cose che ci piacciono di più al mondo, le belle ragazze e i cadaveri putrescenti?”, si domandano gli autori. “Un giorno speriamo che Girls & Corpses suoni familiare come Ketchup & Patatine”. Il motto della rivista: Così tanti cadaveri, così poco tempo.

Sul sito ufficiale potete trovare anche spille e T-Shirt, oltre che i numeri arretrati della rivista.