La corazza di corpi

I reduvidi sono fra i più aggressivi insetti conosciuti: attaccano altri insetti, ragni, ma anche vertebrati fra cui l’uomo. Arrivano a mangiarsi fra di loro, e in alcuni casi è stato osservato il più estremo dei cannibalismi: la madre che divora la propria prole appena nata. Per questo e altri comportamenti i reduvidi sono chiamati anche “cimici assassine”.

Questa famiglia di attaccabrighe conta 7000 specie. Una di queste è l’acanthaspis petax, che vive in Malaysia. A una prima occhiata l’acanthaspis non sembrerebbe particolare – è lungo poco meno di un centimetro, e si nutre di altri insetti. Anche la sua tecnica venatoria non è speciale in sé, l’acanthaspis immobilizza la preda (normalmente una formica) e le inietta un enzima che scioglie le carni dall’interno, in modo da poterle tranquillamente succhiare fuori.

Quello che è davvero notevole riguardo a questo piccolo insetto è l’uso che fa della sua vittima dopo averla mangiata. Una volta bevuto il “frullato” di carne, l’acanthaspis si attacca quello che rimane della preda sulla schiena per camuffarsi.

Essendo il suo corpo piuttosto largo, può arrivare a sostenere una piramide anche di una ventina di cadaveri; la robusta chitina degli esoscheletri protegge l’insetto, e nel caso di un attacco improvviso da parte di un ragno, quest’ultimo punterà dritto alla parte del corpo dal volume maggiore… la pila di scheletri, appunto, di cui l’acanthaspis si può liberare immediatamente, battendo in ritirata.

Ecco un video che ci mostra alcuni di questi insetti mentre sfoggiano orgogliosi le loro corazze di cadaveri.

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Il vostro prossimo cucciolo – X

Ed eccoci nuovamente qui, con una nuova puntata dell’esclusiva rubrica che vi guida e vi consiglia nella scelta dell’animale da compagnia che fa per voi.

Siete stanchi del vostro acquario? I vostri amici non lo degnano più di uno sguardo? Persino i pesci rossi hanno un’aria annoiata? Regalatevi un rospo del Suriname!

(Foto: Arthur Chapman)

A prima vista non farà proprio un figurone, e qualcuno potrebbe pensare che l’avete raccolto spiaccicato su un’autostrada: questo rospo (Pipa pipa), infatti, è estremamente piatto e dal colorito marroncino-grigiastro, e certamente sfigura al confronto con alcune coloratissime rane tropicali. Vive nelle paludi  nelle foreste del Sudamerica, e al contrario degli altri anfibi non lascia quasi mai l’acqua.

Ma, se avrete pazienza, scoprirete in che cosa il rospo del Suriname è assolutamente unico: il metodo di riproduzione. Il maschio attira la femmina schioccando l’osso ioide che ha in gola (e non con i consueti gracidii), e la femmina si solleva dal fondo per cominciare una strana danza. Durante la fecondazione la femmina si mette a fare delle piroette, e ad ogni piroetta rilascia da 3 a 10 uova, poi si gira di schiena e il maschio, premendo, gliele conficca nella pelle.

Le uova sprofondano nello strato esterno della schiena della madre, e lì creano ognuna una piccola sacca, come una cella di alveare. Lì, dentro quella bolla, protetti dall’epidermide materna, i girini lasciano lo stadio larvale, escono dalle uova, crescono… e soltanto quando sono pienamente formati, spuntano dalla pelle e se ne vanno via.

Garantito: lo spettacolo di questo parto, degno di Alien, lascerà i vostri ospiti senza fiato.

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Ecco la pagina inglese di Wikipedia sul rospo del Suriname. Ed ecco un altro video su YouTube (piuttosto lungo) che mostra l’accoppiamento.

(Grazie, Shade!)