Le nozze fantasma

Cina, provincia di Shanxi, nella parte settentrionale della Repubblica.
All’inizio del 2016, il capo della polizia della contea di Hongtong dà l’allarme: nel triennio precedente sono stati accertati almeno una dozzina di furti di cadavere all’anno. Le salme disseppellite e trafugate sono tutte di giovani donne, e la tendenza è talmente in crescita che molte famiglie preferiscono inumare i membri femminili vicino alle loro case, piuttosto che in luoghi più appartati. Altri fanno ricorso a tombe in cemento, installano telecamere a circuito chiuso, assoldano guardie o costruiscono delle grate attorno al sito di sepoltura, proprio come si faceva nell’Inghilterra dei body snatchers. Sembra che in alcune parti della provincia il corpo di una ragazza morta in giovane età non sia mai troppo al sicuro.
Cosa c’è dietro a questo trend inquietante?

Questi episodi di furto di cadavere sono collegati a un’antichissima tradizione che si pensava abbandonata da molto tempo: l’usanza dei “matrimoni nell’aldilà”.
La morte di un maschio giovane e celibe è considerata un evento che porta sfortuna all’intera famiglia: l’anima del ragazzo infatti non trova pace, senza una compagna.
Per questo i familiari, nell’intento di trovare una sposa per il defunto, si affidano a degli intermediari che si occupano di metterli in contatto con altre famiglie le quali hanno, a loro volta, recentemente perso una figlia. I due giovani deceduti vengono dunque sposati mediante un rito apposito e seppelliti assieme, per il sollievo di entrambe le famiglie.
Questo tipo di matrimoni sembra risalga alla dinastia Qin (221-206 a.C.) anche se le fonti principali attestano la pervasività della pratica a partire dalla dinastia Han (206 a.C.-220 d.C.).

Il problema è che, visti gli ingenti guadagni derivanti da un simile traffico, alcuni di questi “agenti di matrimonio” non si fanno scrupoli ad agire in clandestinità per dissotterrare le preziose fanciulle: talvolta, per rivendere i corpi, fingono di essere parenti della morta, ma in altri casi trovano famiglie in lutto che sono semplicemente disposte a pagare pur di trovare una sposa al loro caro estinto, chiudendo un occhio sulla provenienza del cadavere.

Fino a qualche anno fa i “matrimoni fantasma” si svolgevano utilizzando delle simboliche figurine di bambù, vestite con abiti tradizionali; oggi che il benessere è aumentato si arriva a spendere anche 100.000 yuan (equivalenti a circa 15.000 euro) per un cadavere fresco di fanciulla. Anche dei resti umani più vecchi, ricomposti con filo di ferro, possono valere intorno agli 800 euro. D’altronde sono proprio gli anziani dei villaggi ad ammonire le nuove generazioni: per scacciare la sfortuna non c’è niente di meglio che un’autentica salma.
Nonostante la pratica sia stata dichiarata illegale nel 2006, il business è talmente lucrativo che gli arresti si moltiplicano e si ha notizia almeno di due omicidi compiuti al fine di rivendere il corpo della vittima.

Se a primo sguardo questa tradizione ci può sembrare macabra e insensata, soffermiamoci un attimo sulle possibili motivazioni.
Nella provincia in cui si concentrano gli episodi, un grande numero di ragazzi maschi lavorano nelle miniere di carbone dove gli incidenti sul lavoro sono tristemente frequenti. La maggioranza di questi giovani costituiscono la sola prole avuta da una coppia, a causa della politica del figlio unico attuata dal governo cinese fino al 2013.
Oltre ai motivi legati alla superstizione, dunque, c’è anche una componente psicologica importante: immaginate il sollievo se, nel processo di elaborazione del lutto, poteste ancora fare qualcosa per rendere felice il vostro caro estinto. Ecco, il “matrimonio degli spiriti” agisce proprio da compensazione per la perdita di un ragazzo amato, morto magari lavorando per supportare la famiglia.

I matrimoni fra due defunti, o fra una persona viva e una morta, non sono peraltro prerogativa della Cina. In Francia le nozze postume (svolte solitamente quando una donna perde in modo prematuro il fidanzato) vengono regolarmente richieste facendo ricorso al Presidente della Repubblica, che ha il compito di rilasciare il permesso. Lo scopo è quello di riconoscere eventuali figli concepiti prima del decesso, ma vi possono essere anche motivazioni puramente emotive. In effetti è relativamente lunga la lista dei paesi che hanno visto casi di matrimoni in cui uno o entrambi i gli sposi non erano più in vita.

Infine, una piccola curiosità.
Nel celebre film di Tim Burton La sposa cadavere (2005), ispirato a una leggenda secolare (se ne può trovare un’incarnazione romantica anche nell’antologia Fantasmagoriana, nel racconto Die Todtenbraut di F. A. Schulze), è un anello infilato quasi per gioco su un arbusto a sancire l’inconsapevole fidanzamento dell’oltretomba.
Assai simile a quel ramoscello, all’apparenza innocuo, è il “trabocchetto” usato a Taiwan quando muore una giovane donna ancora nubile: i familiari piazzano per strada dei pacchetti rossi contenenti soldi dei morti, oppure una ciocca di capelli o delle unghie della morta. Il primo uomo a raccogliere il pacchetto è tenuto a sposare la giovinetta deceduta, pena un’indicibile sventura. Potrà poi prendere nuovamente moglie, ma dovrà riverire per sempre la sposa “fantasma” come la sua prima, vera moglie.

Questi rituali si rendono necessari quando un individuo accede all’aldilà prematuramente, senza aver eseguito un rito di passaggio fondamentale come il matrimonio (quindi senza aver completato il “corretto” percorso della sua vita). Come spesso accade nelle usanze funebri, la pratica ricopre una funzione benefica e apotropaica sia per il gruppo sociale dei vivi che per il defunto stesso.
Viene cioè scongiurata da una parte la sfortuna che potrebbe colpire i parenti; si viene a creare “per procura” quel legame tra due diverse famiglie che sarebbe mancato in assenza di un vero e proprio matrimonio; e ad un tempo ci si assicura anche che l’anima lasci questo mondo in pace, e non si avventuri per il suo ultimo viaggio indossando il marchio di una disgraziata solitudine.

La Pascualita

Nella cittadina di Chihuahua, capitale dell’omonimo stato in Messico, c’è un piccolo negozio di abiti da sposa; e in una vetrina di questo negozio potete ammirare un manichino del tutto particolare.


La gente del luogo la chiama La Pascualita. Fece la sua apparizione nella vetrina il 25 marzo del 1930, vestita di un leggero abito primaverile da sposa. Fin da subito le sue fattezze iperrealistiche stregarono i passanti: il suo sguardo vitreo sembrava fin troppo umano, la cura nei dettagli era estrema e l’illusione di trovarsi di fronte a una modella in carne ed ossa dava certamente i brividi.

Così iniziarono a nascere le leggende. Quel manichino, si cominciò a dire, assomigliava troppo a Pascuala Esparza de Perez, figlia dell’allora proprietaria: in poco tempo, la gente del posto si convinse che quello fosse in realtà il cadavere imbalsamato e perfettamente preservato della giovane ragazza, morta forse in gran segreto. Come spiegare altrimenti quella chioma autentica e quella pelle così perfetta?


La leggenda si arricchì di dettagli, e si sparse la voce che Pascuala fosse morta proprio il giorno delle sue nozze, in seguito al morso di una vedova nera. La ragazza, ovviamente ancora in perfetta salute, appena seppe di queste storie provò a convincere i suoi concittadini che era viva e vegeta… ma ormai nell’immaginario popolare il manichino era diventato “Pascualita”, la sfortunata sposa imbalsamata. Chi si trovava a passare di notte di fronte alla vetrina illuminata giurava di aver visto il manichino muoversi per seguirlo con lo sguardo. Secondo altri, Pascualita cambiava posizione da sola di tanto in tanto.


Fu così che i proprietari del negozio dovettero decidere che, dopotutto, essere al centro di questa storia fantastica e soprannaturale poteva anche funzionare come un’insperata pubblicità. Trasformata in attrazione turistica, ogni due settimane la Pascualita viene cambiata rigorosamente a tende chiuse, in modo che nessuno possa conoscere i suoi segreti, oltre alle commesse del negozio. Le quali dichiarano – non si sa se per contratto o per autentica superstizione: “Ogni volta che mi avvicino a Pascualita, le mie mani si mettono a sudare. Le sue mani sono così realistiche, e ha perfino le vene varicose sulle gambe. Io credo che sia una persona reale”.

A qualcuno di voi questa storia farà venire in mente la macabra vicenda di Elmer McCurdy. Ovviamente la Pascualita era, ed è, soltanto un manichino iperrealistico (se seguite un poco il nostro blog, sapete bene che preservare un corpo per 75 anni in queste condizioni non sarebbe possibile). Ma la statua della giovinetta vestita da sposa non è tanto interessante per la sua fattura, o per i presunti segreti che nasconderebbe; il suo fascino sta nella leggenda a cui ha dato vita, e che dimostra il nostro desiderio, il nostro bisogno di credere in questo tipo di storie – paranormali, macabre, fantastiche, che ci riportano ad una dimensione fuori dal tempo in cui bellezza e morte, orrore e poesia sono indissolubilmente fusi assieme.

L’amore che non muore – II

Vi ricordate della strana e macabra storia di Carl Tanzler? Ve l’abbiamo raccontata in questo articolo: Tanzler aveva conservato per nove anni il cadavere della sua amata Elena, dormendo con lei ogni notte, in una sua personalissima e ostinata lotta contro il destino che li voleva divisi.

Nel 2009 un suo epigono venne scoperto dalla stampa internazionale: si trattava di Le Van, 55 anni, residente nella provincia di Quang Nam, in Vietnam. Dopo aver perso sua moglie nel 2003, Le Van cominciò a dormire sulla sua tomba. Dopo 20 mesi passati sotto la pioggia e il vento, il vedovo innamorato aveva deciso che per motivi di salute non gli sarebbe più stato possibile dormire sulla lapide. Si era quindi deciso a scavare un tunnel sotterraneo per raggiungere la sua sposa e poter rimanere, maggiormente riparato, al suo fianco. Dissuaso dai parenti, Le Van si era infine dato per vinto… per modo di dire. Aveva infatti attuato un progetto ancora più estremo.

Dissotterrati i resti della moglie, Le Van li aveva raccolti e portati a casa, forgiando in seguito una statua di cartapesta che potesse contenerli e tenerli in posizione. Così, finalmente, aveva potuto riportare la sua amata nell’alcova, e ricomporre quella famiglia che la morte aveva diviso.

Dopo che un’inchiesta giornalistica ebbe dato pubblicità alla vicenda, le autorità locali avevano intimato a Le Van di riportare i resti della moglie al cimitero. Eppure, a distanza di due anni, si è scoperto che ancora oggi Le Van si rifiuta di seppellire nuovamente la sua amata. Le autorità, a quanto pare, non possono intervenire con la forza e obbligarlo a liberarsi delle ossa. Così il cocciuto marito continua a prendersi cura dello scheletro della donna che ha amato, a rammendare l’effigie di cartapesta che lo racchiude, e a vivere assieme al figlioletto una dimensione familiare quantomeno sorprendente.

“Devo scontare la mia pena – dice Le Van – in una vita precedente devo aver commesso qualcosa di orribile, e così sono stato condannato ad essere uomo. Ora sto cercando di purificarmi per tornare alla mia incarnazione precedente”. Evidentemente è convinto che il suo amore, che non conosce confini e che supera perfino la morte stessa, possa salvarlo dai limiti e dai dolori dell’esistenza umana.

E così, anche stasera, Le Van si coricherà accanto alla donna che il destino gli ha affidato… e non importa se di lei il tempo ha lasciato solo le ossa. Anche stasera bacerà la cartapesta che ha modellato con le sue mani affinché gli ricordi il volto, un tempo giovane e bello, della sua sposa. Anche stasera le augurerà di sognare, e con un sospiro si addormenterà al suo fianco.

(Scoperto via Oddity Central).