La musica delle pietre

L’artista cagliaritano Pinuccio Sciola ha deciso di dedicare la sua vita alle pietre. Nella sua visione, la pietra rappresenta uno degli archetipi di questo mondo, un elemento in costante rapporto con il fuoco, l’aria, la terra e l’acqua.


La sua arte ci ricorda che la musica è vera e propria alchimia: può trattarsi di attorcigliare un budello animale per ricavarne una corda, o soffiare dentro al legno intarsiato, o addirittura, nel suo caso, incidere delle rocce. In ogni caso, fare musica significa piegare gli elementi per generare un suono (onde fisiche che si espandono attraverso l’aria) che prima non esisteva, e che attraverso gli strumenti ricavati dal mondo eleva la nostra piccola esistenza a nuovi livelli di coscienza.


Così questo particolare artista sardo ha creato degli imponenti organi e “arpe” di pietra, e diversi strumenti fatti di roccia. Se avete un quarto d’ora, vi consigliamo di guardare questo documentario che testimonia la straordinaria visione dell’artista e la filosofia che sottende le sue opere.

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Ecco il sito ufficiale di Pinuccio Sciola.

(Grazie, Ombretta!)

Psichiatra di frontiera

Il gruppo musicale The Avalanches è originario di Melbourne, in Australia, ed è una band elettronica che fa un pesante uso di campionamenti da vecchi vinili dimenticati. Le loro canzoni sono dei collage di piccoli pezzi tratti da migliaia di 33 giri trovati nei mercatini dell’usato e poco noti al grande pubblico.

Il loro brano Frontier Psychiatrist, divenuto un hit discografico dieci anni fa, è stato “tradotto” in un video weirdissimo e totalmente delirante che è una gioia per gli occhi. Protagonista della canzone è un ragazzo che “ha bisogno di essere curato”. La sua follia dà occasione a uno show senza freni e completamente assurdo scandito dalla frase dello psichiatra che lo ha in cura: “That boy needs therapy!”. Ma ne ha veramente bisogno?

Nani, indiani, batteriste ultrasettantenni, fantasmi, mariachi, deretani di cavalli colpiti dalla bacchetta magica di una fata, pappagalli parlanti… chi più ne ha, più ne metta. Un grosso spettacolo del deviante, dell’assurdo, del nonsense senza barriere. Proprio come lo psichiatra “di frontiera” del titolo che, rigidamente risoluto a ridurre alla normalità il suo paziente, si ritrova perso nell’universo delirante dei casi-limite più fantasiosi, bloccato in un limbo in cui tutto è possibile; la follia è veramente una malattia o forse può in certi casi portare gioia e spregiudicatezza nella nostra vita?

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Il primo suono

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Il bambino ritratto in questo video, Jonathan, ha appena sentito per la prima volta nella sua vita la voce di sua madre. È stato attivato il suo impianto cocleare, e il suono è stato percepito dal suo cervello, nonostante Jonathan sia affetto da sordità profonda. L’impianto fornisce degli impulsi elettrici direttamente alle fibre del nervo acustico, bypassando le cellule dell’orecchio interno (cellule ciliate) danneggiate. Gli impulsi, una volta raggiunto il cervello, vengono interpretati come suoni. Non si tratta quindi di un apparecchio che amplifica semplicemente i suoni, ma che fornisce impulsi al nervo a seconda del rumore che percepisce.

L’impianto cocleare ha sollevato una certa polemica (almeno in America) da parte della comunità dei sordomuti. Sembra difficile comprenderlo per chi ha un udito normale, ma la comunità sordomuta ha costruito negli anni una sua vera cultura, con un proprio linguaggio e una propria filosofia, che rischia di essere spazzata via da queste nuove tecnologie. Sintetizzando, i sordomuti ritengono che la sordità non sia un handicap, ma una diversa risorsa fisica, e non vogliono necessariamente divenire “normali” uditori. Non sognano un futuro in cui anche chi ha problemi di udito sarà capace di  sentire, ma auspicano soltanto una maggiore autonomia. Si sentono, per così dire, una “minoranza etnica”.

Quello che ci ha conquistato in queste testimonianze dell’accensione dell’impianto cocleare, e della percezione dei primissimi suoni, è il senso di meraviglia e di stupore per qualcosa che la maggior parte di noi dà per scontato. Alcuni volti si illuminano, altri sono vinti dal terrore a causa di un’esperienza così nuova. Sapendo quanti e quali problemi di integrazione e di crescita può comportare la sordità, non possiamo che sorridere di fronte a questo improvviso crollo di quello che sentiamo come una barriera. Ci viene naturale pensare subito, al di là della comunicazione quotidiana, anche alla musica. Queste persone, questi bambini,  potranno ascoltare Bach, Zappa, Miles Davis o i Led Zeppelin… e anche, a seconda dei gusti, Lady Gaga o Tom Waits… e per noi questa prospettiva non può essere che una fonte di gioia.

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Ed ecco altri video:

Elena

Solomon