Link, curiosità & meraviglie assortite – 6

Fatevi avanti! Nuova raccolta di notizie weird dal mondo, storie improbabili e fatti curiosi per fare i saputelli con gli amici! Garantiti per rompere il ghiaccio alle feste!

  • Avete visto quanto carini e ciccini sono i pipistrelli della frutta? Quanto vi piacerebbe avere un cuccioletto così, che fa le sue faccine buffe mentre gli offrite pezzetti di anguria o di banana?
    Un’esperta di pipistrelli spiega in questo illuminante articolo tutti i motivi per cui tenere questi mammiferi come animali domestici sia in realtà una pessima idea.
    Non solo per ragioni etiche (praticamente rovinereste la loro esistenza) ed economiche (mantenerli costa, e più di quanto immaginiate); ma soprattutto perché, nonostante quei meravigliosi musetti da rubacuori, i pipistrelli — come posso dire — non seguono esattamente il nostro galateo.
    Mentre sono a testa in giù, si spargono la propria urina per tutto il corpo per puzzare appropriatamente. Defecano in continuazione. E soprattutto fanno sempre sesso — etero e omo, vaginale, orale e anale, e chi più ne ha più ne metta. Se li tenete da soli, i maschi si dedicheranno testardamente all’auto-fellatio. Cercheranno di accoppiarsi anche con voi.
    E se ancora pensate “Be’, insomma, cosa vuoi che sia”, vi ricordo che stiamo parlando di questo.
    La prossima volta che un vostro amico posta un video di pipistrelli coccolosi su un social, linkategli pure questa foto. Non c’è di che.
  • Sesso + animali è un binomio che offre sempre intrattenimento assicurato. Prendete ad esempio il ragno Latrodectus: dopo aver copulato, il maschio si offre volontariamente in sacrificio per essere divorato dalla femmina, a beneficio della futura prole. E non è l’unico ad aver compreso i vantaggi evolutivi del cannibalismo.
  • A Rennes in Francia, sotto un convento, sono stati ritrovati più di 1.380 corpi datati dal XIV al XVIII secolo. Uno di essi apparteneva a una nobildonna, Louise de Quengo, Signora di Brefeillac; assieme a lei, nella bara, è stato trovato il cuore di suo marito sigillato in un contenitore di piombo. La ricerca su queste sepolture, pubblicata di recente, potrebbe riscrivere quello che pensavamo della mummificazione in epoca rinascimentale. Ecco due articoli, in italiano e in inglese.

  • Restando in tema, ecco un ottimo articolo su alcune fra le meno note mummie italiane: quelle di Mosampolo.
  • E ancora riguardo ai patrimoni italiani che raramente finiscono sotto i riflettori, ecco un bell’articolo su BBC Culture riguardo le Catacombe di San Gaudioso a Napoli, i cui affreschi mostrano una sorta di danza macabra ma con un dettaglio sconcertante: là dove ora si trovano dei buchi, al posto del volto, un tempo erano posizionate delle teste essiccate e dei veri teschi.
  • Cambiamo scenario. Immaginate un futuro alla Blade Runner: un enorme cartellone pubblicitario, delle incredibili dimensioni di 1 km², orbita intorno alla Terra rischiarando le notti con le sue luci elettriche colorate, come una seconda luna, sponsorizzando una bibita gassata o l’ultima marca di shampoo. Per ora ce lo siamo evitati, ma non vuol dire che qualcuno non ci abbia pensato. Ecco la pagina Wiki dedicata allo space advertising.
  • Già che parliamo di spazio, l’ottimo pezzo The Coming Amnesia ipotizza un futuro in cui le galassie saranno così distanti l’una dall’altra da non essere più visibili con alcun telescopio. Questo vuol dire che gli abitanti del futuro saranno convinti che l’unica galassia esistente sia la loro, e non potranno mai arrivare a teorizzare qualcosa come il Big Bang. Ma un attimo: e se qualcosa di simile fosse già successo? Se qualche dettaglio fondamentale per comprendere la natura del cosmo fosse già scomparso per sempre, impedendoci di avere un quadro completo?
  • Per insegnare in maniera intuitiva cos’è il contrappunto, il programmatore Stephen Malinowski di Berkeley crea delle grafiche in cui le varie linee melodiche sono suddivise per colori. E di colpo diviene chiara anche per chi non conosce la musica quale sia la meravigliosa complessità di una fuga per organo di Bach:

  • E per finire in bellezza, non appena avete 10 minuti liberi vi consiglio di tuffarvi nelle atmosfere poetiche e fantastiche di Goutte d’Or, corto franco-danese in stop-motion diretto da Christophe Peladan. Un’ironica storia di pirati non-morti che, sapendo bene di non poter competere con i blockbuster caraibici, fa di necessità virtù e si permette qualche malizia tutta francese.

Link, curiosità & meraviglie assortite – 3

Nuova miscellanea di link interessanti e fatti bizzarri.

  • C’è un gruppo di famiglie italiane che diversi anni fa ha deciso di provare a vivere sugli alberi. Nel 2010 il giornalista vicentino Antonio Gregolin ha visitato questi misteriosi “eremiti” (non così reclusi, però, quanto si potrebbe pensare) firmando un meraviglioso reportage sul loro villaggio arboricolo.

  • Un interessante long read sul disgusto, sugli errori cognitivi in cui ci fa incappare, e su come potrebbe aver contribuito alla nascita della morale, della politica, delle leggi — in sostanza, alla creazione delle società umane.
  • Siete pronti per un viaggio musicale nel tempo e nello spazio? Su questo sito potete scegliere un paese del mondo e una decade dal 1900 ad oggi, e scoprire quali erano le hit discografiche del periodo. Organizzate il vostro itinerario/playlist con un taxi virtuale fissando tappe inconcepibilmente distanti tra loro: potreste partire dalle prime registrazioni di canti tradizionali della Tanzania, saltare alla disco coreana degli anni ’80, e approdare al caldo pop psichedelico norvegese anni ’60. Attenzione, crea dipendenza.
  • Parlando di tempo, è davvero un enigma come questa campagna di crowdfunding non abbia raggiunto l’obiettivo di finanziare la creazione dell’orologio minimalista definitivo. Sarebbe stato un accessorio perfetto per filosofi, e ritardatari.
  • L’ultimo numero della rivista Illustrati ha un titolo, e un tema, evocativo, “Cerchi di luce”. Nel mio contributo, racconto il Nord Est esoterico della mia adolescenza: L’unico chakra.
  • Durante la terribile alluvione che di recente ha colpito la Louisiana, alcune bare sono venute a galla. Una visione surreale, ma non del tutto inedita: ecco un mio vecchio post sullo Holt Cemetery di New Orleans, dove ciclicamente riaffiorano le ossa dei morti.

  • Restiamo nel cosiddetto Pelican State, dove per scongiurare la sfortuna ci si può sempre affidare agli incantesimi tradizionali, ormai diventati anche un business per turisti: ecco i cinque migliori negozi di armamentari voodoo di New Orleans.
  • Chi mi segue da un po’ mi avrà probabilmente sentito parlare di “meraviglia nera“, cioè della necessità di restituire alla meraviglia il suo dominio originario sulla tenebra. Un bell’articolo sulla filosofia dello stupore pubblicato da DoppioZero ribadisce il concetto: “lo stupore originario, il thauma non è sempre e soltanto un momento di grazia, un sentimento positivo: possiede una dimensione di orrore e di angoscia che prova chi si trova a contatto con una realtà ignota, sconosciuta, diversa, così altra da provocare turbamento e angoscia“.
  • Quali sono le mummie più antiche del mondo? Quelle dei Faraoni d’Egitto?
    Sbagliato. Le mummie dei Chinchorro, ritrovate nel deserto di Atacama tra Cile e Perù, sono antecedenti a quelle egiziane. E non di un secolo o due: di duemila anni.
    (Grazie, Cristina!)

  • Qualche giorno fa Wu Ming 1 mi ha segnalato un articolo su The Atlantic riguardo un imminente trapianto di testa: in realtà la notizia non è nuova, dato che il neurochirurgo torinese Sergio Canavero fa discutere di sé ormai da qualche anno. Su Bizzarro Bazar avevo trattato i trapianti di testa in un vecchio articolo, e se non ho mai parlato di Canavero, è perché tutta la faccenda in realtà suona molto sospetta.
    Riassumo velocemente la questione: nel 2013 Canavero crea un piccolo terremoto in ambito scientifico dichiarando realizzabile entro il 2017 il trapianto di testa (o meglio, di corpo) sull’essere umano. Il suo progetto HEAVEN/Gemini (Head Anastomosis Venture with Cord Fusion) si propone di superare le difficoltà relative al ricollegamento dei tronconi di midollo utilizzando delle “colle” fusogene come il glicole polietilenico (PEG) o il chitosano per indurre l’unione tra le cellule del donatore e quelle del ricevente. Questo permetterebbe di fornire un nuovo corpo, più sano, a chi sta morendo a causa di una qualsiasi malattia (con l’ovvia eccezione delle patologie cerebrali).
    Non essendo stato preso sul serio, Canavero ci riprova a inizio 2015, annunciando in seguito di aver trovato un volontario per la complessa operazione, il trentenne russo Valery Spiridonov affetto da una malattia genetica incurabile. La comunità scientifica, ancora una volta, bolla le sue teorie come infondate, fantascientifiche e pericolose: la tecnologia dei trapianti ha fatto passi da gigante negli ultimi anni, è vero, ma secondo gli esperti siamo ancora ben lontani dal poter affrontare una simile impresa sull’uomo — anche ammesso di soprassedere ai relativi dilemmi etici.
    A inizio di quest’anno, infine, Canavero annuncia di aver fatto progressi: con il supporto di un’équipe cinese, avrebbe testato con successo la sua procedura sui topi e perfino su una scimmia, facendo trapelare qualche video e qualche foto d’impatto.
    Come si può facilmente capire, la storia è però tutt’altro che cristallina. Canavero si sta distanziando sempre più dalla comunità scientifica, e sembra particolarmente insofferente nei confronti del sistema di peer-review, il quale (accidenti!) non gli permette di pubblicare le sue ricerche senza che esse siano vagliate e valutate a priori; anche l’annuncio dei suoi esperimenti sui topi e le scimmie è arrivato senza il supporto di alcuna pubblicazione. In sostanza, Canavero si è dimostrato molto abile a suscitare l’interesse dei media (divulgando la sua avanzatissima tecnica in TV, sui giornali e perfino a un paio di TEDx con l’ausilio di… pittoreschi e italianissimi spaghetti), e nel tempo è riuscito a costruirsi un’immagine di scienziato genialoide e un po’ matto, un Frankenstein visionario che potrebbe aver trovato la panacea di tutti i mali — se soltanto gli ottusi colleghi lo stessero ad ascoltare. Al contempo egli appare poco a suo agio con le regole deontologiche della scienza, e preferisce continuare a lanciare appelli ai “filantropi privati” di tutto il mondo, in cerca di qualche mecenate disposto a sborsare i 12 milioni e mezzo necessari per tentare l’esperimento d’avanguardia.
    Insomma, guardando questa vicenda è un po’ difficile non pensare a noti copioni analoghi. Mai dire mai, però: rimaniamo in attesa della prossima puntata, e nel frattempo…
  • …non resta che (ri)guardarsi  The Thing With Two Heads (1972), diretto dal genio dell’exploitation Lee Frost.
    Questa chicca ai confini del trash racconta le tragicomiche avventure di un chirurgo facoltoso e razzista — interpretato da un Ray Milland ormai giunto alla fase più ingloriosa della carriera — il quale, prossimo alla morte, elabora un complesso piano per far trapiantare la propria testa su un corpo sano; ma finisce per risvegliarsi attaccato alla spalla di un uomo di colore condannato a morte che è determinato a provare la sua innocenza. Inseguimenti, gag sconclusionate e situazioni deliranti, per uno dei film più weird di sempre.

Necromance

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Los Angeles, California. I turisti, come sempre, cercano le star su Sunset Boulevard, ridiventano bambini nei parchi di attrazioni degli studios, oppure sognano di essere soccorsi da Pamela Anderson sulle immense spiagge di Santa Monica.

Ma nel cuore dell’assolata metropoli, fra le boutique e i locali notturni della celeberrima Melrose Avenue (e a un paio di isolati dalla Melrose Place della soap opera), sorge una piccola bottega che offre un tipo di shopping un po’ più particolare.

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Si tratta di Necromance, negozio aperto nel 1991, specializzato in esemplari naturalistici e in un vasto assortimento di stranezze. Certo non si tratta di un paradiso come possono essere Obscura di New York o il nostro ex-Nautilus (ora reincarnatosi nell’Obsoleto Store di Modena), e i più snob storceranno il naso vedendo che le giovani proprietarie non fanno segreto della loro inclinazione goth. Ma il mondo è bello perché è vario, e quando si incontrano esercizi simili andrebbero sempre salutati con entusiasmo.

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Necromance è composto di due stanze a tema distinto, tanto che per un periodo il negozio è stato fisicamente diviso in due; la prima sala è quella dedicata alle collezioni naturalistiche. Vi potete trovare conchiglie, teschi e ossa di ogni tipo di animale, scheletri posati, innumerevoli insetti, stampe e illustrazioni, esemplari imbalsamati e preparazioni in liquido.

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Gli esemplari conservati sotto glicerina e preparati con il metodo clearing and staining sono ottenuti grazie a bagni enzimatici che rendono la carne traslucida; la struttura ossea è quindi colorata in rosso e le cartilagini in blu, in modo da consentirne uno studio approfondito (Nota: se volete divertirvi a giocare al piccolo chimico, qui trovate le istruzioni per rendere un pesce trasparente).

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In questa sezione trovano posto anche molti materiali “a consumo”: cassette piene di ossicini più o meno grandi, piume e penne, zampe di alligatore o di pollo, code e teste di serpenti a sonagli, e via dicendo. Più che servire per qualche rito voodoo, è chiaro che si tratta di rifornimenti per artisti, stilisti fai-da-te e altri clienti interessati a decorare i propri abiti o la propria casa con fantasie macabre.

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La seconda stanza del negozio, invece, è dedicata ad altri tipi di collezionismo e di esigenze di mercato. Qui troverete anticaglie di ogni tipo, strumenti medici, fotografie di epoca vittoriana, addobbi funerari, cartoline originali dei freakshow, vecchie macchine fotografiche. Uno scuro armadio svetta in un angolo, colmo di repliche in resina di teschi umani. È anche la stanza dedicata alla gioielleria, tutta ovviamente a tema gotico; alcuni degli ornamenti in esposizione contengono autentiche parti di animali, come i pendagli con testa di pipistrello, gli orecchini con osso di pene di visone, o le spille con feto di topo. È fin troppo facile il sospetto che Necromance sopravviva proprio grazie al commercio di questo tipo di bigiotteria, piuttosto che con i pezzi più “seri” come ad esempio i calchi anatomici in gesso di fine ‘800.

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Nonostante un negozio simile non possa certo vantare la popolarità dei suoi concorrenti su Melrose Avenue che vendono scintillanti abiti alla moda, riesce comunque a mantenere i prezzi notevolmente bassi per il genere di oggetti da collezione che propone, e senza dubbio questo è il suo maggiore punto di forza.

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Ecco il sito ufficiale di Necromance.

Il Voodoo e Maya Deren

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(Articolo a cura del nostro guestblogger Morfeo)

Questa è la storia di un inaspettato amore fra due mondi distanti.

Immaginate una folla radunata, in cerchio, che danza.
Immaginate il suono dei tamburi, i ritmi tribali che si insinuano nella testa e rapiscono gli ascoltatori, parlando una lingua antica, forse primitiva ma potente e capace di prendere possesso dell’inconscio rievocando immagini di luoghi lontani, quelli che una volta erano la casa degli antenati.
Ed ecco che nel mezzo della cerimonia finalmente arriva l’ospite tanto atteso, il Loa, che veste i panni di un mortale, si muove in modo convulso, gli occhi rigirati e la forza dei pazzi, eppure le persone non ne hanno paura anzi, danzano con lui, lo sorreggono e lo avvicinano, per nulla intimoriti.

LE VAUDOU EN HAITI

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I Loa (parola dal significato incerto ma che potrebbe voler dire “Invisibili” o “Misteri”) sono forse uno degli elementi più interessanti del voodoo, soprattutto considerando la diversa concezione che si ha della possessione: se in occidente la possessione è frutto del potere del maligno, per gli adepti del voodoo è qualcosa che rientra perfettamente nell’ordine naturale delle cose.

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È forse proprio nei Loa che il sincretismo ha fatto miracoli, generando figure a metà tra i santi del mondo cristiano e gli antichi spiriti guardiani delle antiche tribù africane, evocabili tramite i vevè, veri e propri sigilli che chiunque abbia un minimo di familiarità con la demonologia non faticherà ad associare a quelli usati, secondo la tradizione esoterica occidentale, per evocare i demoni.
Papa Legba, Baron Samedi, Kalfou, Marinette-Bois Sèch, sono solo alcuni dei nomi di questi spiriti, in alcuni casi benigni in altri malvagi, che popolano i sogni esotici dei praticanti del voodoo.
Tale è la presa del voodoo nel cuore dei suoi fedeli che “Papa Doc”, così era chiamato François Duvalier, il dittatore che governò su Haiti dalla fine degli anni Cinquanta fino all’inizio degli anni Settanta, per consolidare il suo potere si spacciava per reincarnazione di Baron Samedi, arrivando a vestire e comportarsi secondo l’iconografia del celebre Loa.

Il filo sottile che lega le persone ad eventi, posti e culture, portò la giovane regista Maya Deren, autrice dello splendido Meshes of the Afternoon (1943), a giungere ad Haiti nel 1946. Difficile pensare a una persona dalla cultura più distante dai riti haitiani, essendo la Deren nata a Kiev ed emigrata a quattordici anni negli Stati Uniti; eppure era un’artista d’avanguardia, dotata del raro talento di trasportare su pellicola atmosfere oniriche e surreali. Il già citato Meshes of the Afternoon è un ottimo esempio di come il suo talento trovò sfogo in una storia in cui la curatissima estetica si fonde ad un immaginario surreale, ispirato dalla lettura del Libro dei Morti tibetano, a tratti inquietante.

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Non deve quindi stupire che una persona con una così grande sensibilità, unita ad una grande apertura mentale verso culture lontane, sia stata letteralmente rapita dal voodoo e dai suoi antichi rituali e abbia dedicato buona parte del suo lavoro a questo sistema religioso e magico.

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Dopo aver vinto una borsa di studio nel 1946, la Deren decise di recarsi ad Haiti dove entrò in contatto per la prima volta con questa antica realtà. Il suo interesse principale, in quanto coreografa, erano le danze di possessione e quel che avviene durante gli stati di trance; era convinta che i danzatori posseduti dagli spiriti sperimentassero uno stato particolare di depersonalizzazione, che invece di decostruire l’individuo ne allargava le potenzialità, rendendolo veicolo di qualcosa di più grande.
Munita di una macchina per le riprese, Maya Deren filmò nel suo viaggio e in quelli successivi il materiale che, una volta montato, avrebbe dato forma al suo film  intitolato Divine Horsemen: The Living Gods of Haiti.
Per la prima volta su pellicola si affacciavano gli spiriti del voodoo: Baron Samedi faceva capolino negli occhi sbarrati di un danzatore mentre Agaou poteva scuotere a morte un posseduto.
Soltanto Loko non si sarebbe presentato agli occhi del mondo, troppo importante per mischiarsi a dei comuni mortali, cavalli troppo poco pregiati per i divini cavalieri del vudù.

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Divine Horsemen è un lavoro unico soprattutto perché la giovane regista non si accontentò dello sguardo distaccato dell’etnografo, ma decise di partecipare attivamente alle cerimonie, e di cercare nella poesia il giusto ponte per comprendere la gente che stava riprendendo, e le loro tradizioni. La Deren si addentrò talmente tanto nel voodoo che gli oungan le assegnarono anche uno spirito guida, Erzulie, dea dell’amore e del sesso; provò a portare in America le danze di possessione, esibendosi di persona, e scrisse uno dei saggi fondamentali al riguardo con l’aiuto dell’antropologo di fama mondiale Joseph Campbell.

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Purtroppo Maya Deren non poté vedere ultimato il suo film, perché un’emorragia cerebrale la stroncò all’età di 44 anni. Uscito postumo, Divine Horsemen resta un documento straordinario per la freschezza e l’autenticità nel cogliere la magia delle danze sacre.
Di Maya Deren resta un grande testamento artistico, e soprattutto l’affascinante racconto di una passione: quella di una poetessa delle immagini che un giorno si innamorò di una lontana cultura, ancora oggi in buona parte avvolta nel  mistero.

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Il mercato dei feticci

Lomé, capitale del Togo, ospita uno dei mercati più particolari al mondo: si chiama Akodessewa, ed è conosciuto anche come “il mercato dei feticci”.

Il mercato è una specie di “farmacia” tradizionale, dove i guaritori e gli sciamani del luogo possono trovare tutto quello che serve per le loro pozioni voodoo. Stiamo parlando del voodoo originario, sviluppatosi nell’Africa occidentale ben prima che gli schiavi lo trapiantassero anche in America.

Mentre vi aggirate per i banchetti, vedrete in esposizione decine e decine di teste essiccate di coccodrilli, cani, gatti, scimmie… ma anche camaleonti, cobra, pesci palla… civette, avvoltoi, pappagalli e altri uccelli, corna di antilope o cervo, e addirittura qualche rarissimo “pezzo” di elefante o leopardo.

Secondo la ricetta tradizionale, le teste vengono macinate assieme alle erbe medicinali e poste sul fuoco finché il tutto non si riduce a una polvere nera. Dopo aver tagliato per tre volte il petto o la schiena della persona malata, il guaritore sparge la polvere curativa sulla pelle e la spinge all’interno delle ferite.

Ci sono rimedi per tutti i tipi di problemi: coppie che non riescono ad avere un figlio, vecchi con problemi alle articolazioni, donne possedute dai demoni, sportivi e atleti che cercano una “marcia in più”. Triturando insieme una mano di scimpanzé e una di gorilla, ad esempio, si ottiene una polvere che garantisce ai portieri di calcio una presa di ferro. Se si vuole correre una maratona, invece, è consigliabile utilizzare testa, cuore e gambe di un cavallo: la sua potenza, resistenza e velocità passeranno, per mezzo di uno scrupoloso rituale, al corpo dell’atleta. Le ossa più grandi, invece, sono perfette per difendere la propria casa dai demoni e dalla cattiva sorte. Ogni anno gli sciamani girano di villaggio in villaggio preparando questi feticci di protezione.

La medicina tradizionale non si impara da un giorno all’altro. È una conoscenza che si tramanda di padre in figlio, e ci vogliono dagli 8 ai 10 anni di studio ed esperienza per poter dominare tutti i segreti di questa arte.

Quello di Akodessewa è forse il mercato di feticci più grande del mondo. Le parti di animali provengono da tutta l’Africa occidentale, Ghana, Costa d’Avorio, Burkina Faso e Nigeria. A sentire i venditori, il governo del Togo ne è perfettamente a conoscenza e controlla accuratamente questo macabro commercio. “Non uccidiamo nessun animale con le nostre mani, è tutto regolare”, si premurano di far sapere, anche se più di qualche dubbio resta.

Questa strana farmacia voodoo, ormai famosa, attira non soltanto africani di tutte le regioni, ma anche turisti. “Ai turisti vendiamo quelle piccole statuine là”, dicono con un bel sorriso i commercianti, semisepolti fra teste in decomposizione, code appese che sventolano e ossa impolverate. In fondo, sono lì soltanto per aiutare chiunque abbia bisogno di loro.

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[youtube=http://www.youtube.com/watch?v=MvjXBzPtWcs&feature=related]

Tutte le splendide fotografie presenti nell’articolo sono state realizzate da Grete Howard, che ci ha gentilmente concesso in esclusiva l’autorizzazione a pubblicarle.

FAQ: Che cos’è un tupilak?

Inauguriamo qui una nuova rubrica. “FAQ”, acronimo di “Frequently Asked Questions”, sarà lo spazio in cui noi di Bizzarro Bazar rispondiamo alle domande che ci vengono rivolte più frequentemente. Si tratta, ve ne accorgerete, di quesiti comuni, che tutti noi ci poniamo quotidianamente, e siamo felici di poter offrire questo servizio utile e culturalmente encomiabile. Se avete richieste su argomenti che vorreste vedere trattati su “FAQ”, non esitate a domandare.

Partiamo da una delle domande più gettonate, una di quelle che assillano l’uomo moderno: che cos’è un tupilak?

Nella tradizione della Groenlandia, per Tupilaq, o Tupilak, si intende una piccola statuetta rappresentante gli spiriti dei Tupilaq o di altre creature mitiche. Originariamente il Tupilak era composto di materiali differenti, quali ad esempio parti di animali, capelli umani, addirittura parti prese da cadaveri di bambini. Gli stregoni raccoglievano questi pezzi in un posto segreto ed isolato, li legavano assieme, e operavano incantesimi sulle figurine. Permettevano anche che le figurine succhiassero l’energia dai loro organi genitali.


Dopo questa procedura, il Tupilak era pronto per essere immerso nel mare e mandato ad uccidere un nemico. L’affare era però rischioso, perché se la vittima era dotata di poteri magici più forti di chi inviava il Tupilak, poteva essere in grado di capovolgere l’incantesimo, e l’effetto boomerang avrebbe potuto essere fatale per il creatore del piccolo killer.


Nessuno ha mai trovato un vero Tupilak. Essendo stati assemblati con materiali deperibili, buttati in mare – e di base, essendo comunque degli artefatti assolutamente segreti – non stupisce il fatto che non ne sia rimasto nemmeno un esemplare. Quando i primi europei arrivarono in Groenlandia, e sentirono le leggende sui Tupilak, chiesero di poterne vedere alcuni. I locali cominciarono quindi a scolpire alcune statuette per mostrare loro a cosa assomigliassero. Questa tradizione continua ancora oggi, e il commercio di Tupilak ricavati dalla pietra, dall’osso o dal legno permane come uno dei maggiori business locali finalizzati al turismo.