Sculture tassidermiche – I

In anni recenti, la tassidermia artistica (cioè non naturalistica) ha conosciuto un rinnovato interesse da parte di pubblico e critica. Come è noto, la tassidermia è l’antica arte di impagliare gli animali: della bestia viene conservata soltanto la pelle (ed eventuali unghie o corna), e a seconda delle dimensioni e della specie si seguono diversi procedimenti per ridare la forma più naturale possibile all’esemplare. La tassidermia ha conosciuto la sua fortuna con la nascita dei musei di storia naturale e, in un secondo tempo, con la diffusione nel ‘900 della caccia come sport. Ma in entrambi i casi quello che l’artista cercava di raggiungere era un risultato il più possibile vicino alla realtà, rendendo l’animale impagliato il più vivo possibile, replicando minuziosamente le pose che assume in natura, ecc. La tassidermia artistica utilizza invece le tecniche di imbalsamazione e preparazione per attingere a risultati non realistici – per creare insomma chimere, mostri e animali impossibili.


Questo tipo di tassidermia non è certo una novità: già il tassidermista tedesco Hermann Ploucquet aveva incantato i visitatori della Grande Mostra del 1851 con i suoi “animali comici”, animali impagliati in pose antropomorfe che si sfidavano in improbabili duelli. Ploucquet poteva contare fra i suoi “fan” più celebri la Regina Vittoria in persona.

Ploucquet è generalmente ritenuto la maggiore influenza per il tassidermista vittoriano Walter Potter, divenuto celebre per i suoi diorami di complessità e ricercatezza ineguagliate. Classi di scuola in cui gli studenti sono tutti coniglietti impagliati, rane imbalsamate che fanno esercizi di ginnastica (grazie a un meccanismo automatico nascosto che dona loro il movimento), cerimonie di nozze fra topolini, e altre situazioni surreali costituivano il fulcro del suo Museo delle Curiosità.

Ogni piccolo dettaglio, dai quaderni ai calamai, dai vestitini alle tazzine da tè era maniacalmente riprodotto, e ad ogni animaletto Potter regalava una diversa espressione facciale – una sfida con la quale si sarebbero dovuti confrontare tutti i tassidermisti a venire.

I diorami di Potter, per quanto complessi, sembrano comunque infantili e un tantino ingenui, soprattutto se confrontati alle opere dei moderni artisti di tassidermia creativa. Forse questo è il momento di ricordare che tutti gli artisti di cui parleremo sono propugnatori di una tassidermia “etica” e responsabile, vale a dire che per le loro composizioni utilizzano esclusivamente 1) animali trovati morti sulle strade 2) parti di scarto di macelli o di collezioni museali 3) animali domestici donati dai proprietari dopo una morte naturale. Molti di questi artisti sono attivi in programmi di protezione della natura, e collaborano spesso con le facoltà di biologia delle principali università.

Sarina Brewer, ad esempio, oltre che prendere parte a diversi progetti di storia naturale dell’Università del Minnesota, nel tempo libero si occupa anche di riabilitazione e cura degli animali selvatici feriti. Nonostante questa sua sensibilità verso gli animali, le sue doti di esperta tassidermista si esprimono spesso in modo macabro e grottesco: Sarina infatti costruisce chimere, esseri fantastici e immaginari nati dalla commistione di diverse morfologie animali.

Da più di 20 anni grifoni, arpie, gatti alati, strane e meravigliose creature prendono vita a partire da scarti di animali fra le abili mani della Brewer. Sarina crede che proprio in questo risieda la bellezza della sua arte: “io mi occupo della morte in maniera che i più reputano non convenzionale. Io non vedo un animale morto come disgustoso o offensivo. Penso che tutte le creature siano belle, nella morte così come nella vita, belle di fuori come di dentro. Il mio lavoro è un omaggio alla loro bellezza, perché quando le reincarno nelle mie opere, sto creando una nuova vita là dove prima c’era solo morte”.

Iris Schieferstein non lavora esclusivamente con la tassidermia, ma quando lo fa, i risultati sono sempre controversi e puntano il dito sul nostro concetto di realtà, di buon gusto, e sulla crudeltà esibita nel concetto di moda (un po’ come il britannico Reid Peppard di cui avevamo già parlato in questo famigerato articolo). I lavori della Schieferstein sono ibridazioni di forme, inaspettate sculture che confondono i piani di senso associando organico e meccanico.

Polly Morgan è londinese, classe 1980. Il suo lavoro è al tempo stesso disturbante e commovente: assolutamente spiazzante, persino scioccante a volte, ma sempre pervaso da uno strano e sottile senso di magia.

I suoi animali addormentati in speciali mausolei sembrano esseri fiabeschi, e ci pare di ravvedere un’evidente compassione, una vera e propria pietas nell’approccio che la Morgan adotta verso i suoi soggetti.

A breve la seconda parte del nostro viaggio nel mondo della tassidermia artistica.