Booksigning a Lucca

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Confesso che ho sempre trovato un po’ buffa la pratica del booksigning e il feticismo per gli autografi. E da quando sono finito dall’altra parte dello stand, con la penna in mano, la situazione è diventata ai miei occhi ancora più bizzarra. Ma, come scriveva Hunter Thompson, “quando le cose si fanno strane, gli strani diventano professionisti“.

Così, il 30 e il 31 ottobre sarò al Lucca Comics & Games 2015 (dove “le cose si fanno strane” per davvero) per firmare le copie del nuovo libro Mors Pretiosa – Ossari religiosi italiani.
Questa sarà come di consueto un’occasione per scambiare quattro chiacchiere, nel contesto variopinto e piuttosto folle della manifestazione.
È un enorme piacere incontrare i lettori del blog finalmente di persona, poterli ringraziare e conoscere un po’; le conversazioni avute con la scusa dei libri sono sempre preziose.
Ma il booksigning, ho scoperto, riserva anche un altro tipo di delizia a cui sono particolarmente sensibile: quella dell’irruzione dell’assurdo.

E non solo a Lucca. Al Salone internazionale del libro di Torino, lo scorso maggio, un gentile signore stava sfogliando De profundis, il secondo libro della Collana Bizzarro Bazar.
– Bel libro. Lo compro.
– Bene — rispondo io — dovresti portarlo in cassa per acquistarlo, poi se vuoi torni qui e te lo posso firmare e dedicare.
Mi ha guardato con gli occhi sbarrati, quasi spaventato.
– Perché me lo vuoi dedicare?
– Non è che voglio… cioè, se vuoi tu, se ti fa piacere avere una dedica…
– Ma perché dovrei farmelo dedicare proprio da te?
– …
Soltanto dopo un lunghissimo istante di imbarazzato silenzio, ha capito che ero l’autore.

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Vi aspetto allo stand #logosedizioni E166, all’interno del padiglione Napoleone. Keep the world weird!

Safety videos

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Nel 2001, i due registi tedeschi Stefan Prehn e Jörg Wagner firmano il cortometraggio Staplerfahrer Klaus.

Si tratta di una gustosissima e scorretta parodia dei video per la prevenzione degli incidenti sul lavoro, quelli per intenderci che dovrebbero ammonire gli operai dei rischi che corrono quando non rispettano le norme di sicurezza. Ovviamente quello che comincia come un classico filmato aziendale si trasforma ben presto in una sarabanda splatter, scatenata e cartoonesca.

Le disavventure di Klaus sul suo muletto sono divertenti, non c’è dubbio. Eppure se pensate che il corto sia un po’ troppo sopra le righe, aspettate di vedere i prossimi due video: perché qui l’effetto è pressoché simile, ma l’umorismo totalmente involontario.

Entra in scena la ERI Safety Videos, una società di produzione video che ha sede a Lexington, in South Carolina. Specializzata da 25 anni negli spot sulla sicurezza, all’epoca di internet è diventata a suo modo famosa per la qualità grandguignolesca e trash dei suoi filmati: una sequela di incidenti mortali, mutilazioni e catastrofi. Se Prehn e Wagner nel loro corto giocavano sull’idea di mostrare in dettaglio le conseguenze raccapriccianti degli incidenti (cosa che normalmente i safety video suggeriscono soltanto), i video della ERI fanno un passo oltre. Sembrano già, cioè, delle parodie: vorrebbero spaventare e scioccare lo spettatore, ma il massacro è talmente insistito e compiaciuto che l’unica reazione naturale è la risata.

https://www.youtube.com/watch?&v=BswkYHQSLrQ

Attenzione, perché le cose peggiorano ulteriormente in quest’ultimo filmato, sempre ad opera di ERI Safety Videos. Qui la consueta carneficina è sottolineata da una canzone, Think About This, appositamente composta e arrangiata per l’occasione. Dire che il brano in questione aggiunge un ulteriore livello di orrore è un eufemismo. E, meraviglia delle meraviglie, potete canticchiarla anche voi in stile karaoke, grazie al testo in sovrimpressione. Si sfiora il capolavoro.

Dopo aver visto questi video, emerge luminosa una sacrosanta morale: non bisogna mai, MAI andare a lavorare, gente.

Bizarro Fiction: la narrativa più weird del mondo

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Immaginate che John Waters suggerisca delle battute a Franz Kafka per il suo nuovo romanzo. Immaginate che Lewis Carroll si dedichi di punto in bianco alle droghe e alla pornografia. Immaginate i Monty Python che sceneggiano un film di David Lynch.

Forse non avete mai sentito parlare di Bizarro Fiction, ma in poche parole si può riassumere così: prendete la narrativa più assurda, folle, surreale che vi venga in mente, ed elevatela al cubo. Il Bizarro è stato anche definito “l’equivalente letterario della sezione film cult del videonoleggio”. I testi appartenenti a questo genere sono fantasiosi, spesso piuttosto pulp nei toni e negli intenti, talvolta avant-garde, talaltra sciocchi e infantili, ma comunque sempre divertenti.

Ma cosa ci sarà mai di tanto weird in questi racconti e romanzi? Basta scorrere qualche trama per rendersene conto.

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Shatnerquake, di Jeff Burk: tutti i personaggi interpretati dall’attore William Shatner (celebre nei panni del Capitano Kirk) nella sua lunga carriera, riescono ad entrare nella nostra realtà con il solo intento di uccidere il vero William Shatner.
The Haunted Vagina, di Carlton Mellick III: un uomo scopre che la vagina della sua fidanzata non solo è infestata da strane voci, ma è in realtà un vero e proprio portale verso un mondo popolato di scheletri ed altre stane creature.
The Emerald Burrito of Oz di John Skipp e Marc Levinthal: il magico mondo di Oz e il nostro vengono in contatto; la Strega Buona diventa Presidente e i munchkin finiscono a lavorare come camerieri nei fastfood.
Sex and Death in Television Town di Carlton Mellick III: una banda di pistoleri ermafroditi (“inclusa una donna samurai ninfomane modificata per sembrare uno stegosauro bipede, recita la sinossi) sopravvive a un deserto infestato da demoni per arrivare in una città i cui abitanti hanno televisori al posto della testa.

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Quando dicevamo di elevare al cubo la storia più folle che conoscete non stavamo usando un eufemismo: una delle “regole” che gli autori di Bizarro Fiction si sono autoimposti è che non basta un solo elemento weird nella trama, ce ne vogliono almeno tre per qualificare l’opera come Bizarro. E non soltanto: date le premesse surreali, la trama deve comunque avere un senso compiuto. Le stranezze, cioè, non possono essere fine a se stesse ma devono risultare integrali ed essenziali alla storia raccontata – eventi assurdi, sì, ma che alla fine della lettura “tornino” almeno un po’.

Questo genere fa leva sul gusto per il weird e il pulp, e si propone di confezionare dei testi il più possibile sorprendenti e demenziali, pervasi da un giocoso rigore. Si tratta di letteratura che rifugge dai toni alti; eppure vive di questa strana ambivalenza, l’essere cioè un genere di consumo e allo stesso tempo votato alla meraviglia più radicale e “scorretta”. Ma, almeno a sentire Carlton Mellick III, figura di spicco del movimento, lo scopo principale è sempre quello di farsi qualche sana risata.

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Marco Carrara, il “Duca di Baionette”, è il curatore del sito Baionette Librarie ed ha avuto la coraggiosa idea di portare in Italia la Bizarro Fiction all’interno della collana Vaporteppa (Antonio Tombolini Editore). Il suo lavoro di direttore editoriale, come quello dei suoi collaboratori, è puro frutto della passione – tanto che perfino i traduttori sono retribuiti in percentuale sulle vendite. Vaporteppa ha già pubblicato quattro opere in versione eBook, e diverse altre sono in lavorazione; ma l’idea del Duca è quella di riuscire a coltivare una nuova generazione di autori interessati a creare opere originali italiane nello spirito della Bizarro Fiction e del New Weird. “Siamo i primi in Italia a portare seriamente la Bizarro Fiction… e siamo convinti che ci sia pubblico (e le vendite di questi mesi ci incoraggiano a pensarlo) e che abbia solo bisogno di sapere che la Bizarro Fiction esiste.”

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Riguardo questa misconosciuta corrente letteraria, abbiamo avuto una lunga e approfondita discussione con il Duca; un po’ troppo lunga, a dir la verità, per il format di questo blog. Essendo però a nostro avviso una conversazione di estremo interesse (e non solo per chi abbia voglia di approfondire questo nuovo genere di narrativa, viste le molte digressioni di teoria narratologica), la riportiamo integralmente in PDF a questo link:

BIZARRO FICTION – Intervista a Marco Carrara

L’introduzione alla Bizarro Fiction di Chiara Gamberetta, citata più volte all’interno dell’intervista, è consultabile a questo indirizzo.
Sul sito di Vaporteppa potete trovare le prime opere tradotte e pubblicate.

Film nel film

Portal Party è un canale YouTube, recentemente creato da Aaron Maurer, Dylan Dawson ed Eric Clem, che promette video folli e divertenti.

Vi proponiamo qui il loro ultimo lavoro, che fa parte della webseries Movies Starring Movies: il concept della serie, tanto semplice quanto delirante, è quello di far interpretare la parte dei protagonisti di un film… ad altri film.

Ecco quindi l’episodio dedicato al genere horror, divertente esercizio di metacinema weird.

Bobby Yeah

Robert Morgan, classe 1974, è nato e cresciuto a Yateley, città – a quanto dice lui – infestata dai fantasmi. Oggi vive a Londra, ma le cose non sono molto cambiate: ora è il suo appartamento ad essere abitato dagli spettri.
A parte questi disagi, cui bisogna rassegnarsi se si risiede nel Regno Unito, Morgan è un filmmaker multipremiato e apprezzato da pubblico e critica. I suoi lavori sono cupi e inquietanti, spesso velatamente autobiografici: il suo Monsters (2004), ad esempio, nasce dai ricordi d’infanzia di Robert quando con la famiglia si trasferì nei pressi di un manicomio.

Ma è con Bobby Yeah (2011) che Morgan si fa conoscere a livello internazionale. Questo cortometraggio viene nominato ai prestigiosi BAFTA, proiettato al Sundance e riceve premi un po’ ovunque. Si tratta di un film d’animazione a tecnica mista – ma più di questo non possiamo dirvi. Quello che accade in Bobby Yeah dovrete scoprirlo da soli, anche perché difficilmente troveremmo le parole adeguate per descrivere questo piccolo, folle gioiello. Quando pensate che la fantasia disturbata dell’autore abbia raggiunto il suo culmine, e che nulla di più oltraggiosamente osceno possa succedere, regolarmente succede.

La pagina Wiki su Robert Morgan cita, fra gli artisti che l’hanno influenzato, Bacon, Poe, Lynch, Cronenberg, Witkin e Bellmer. Certo, in trasparenza si intravede tutto questo; eppure probabilmente nessuno di questi signori ha mai partorito qualcosa di altrettanto weird e malato. Ecco il trailer di Bobby Yeah.

[youtube=https://www.youtube.com/watch?v=jaS_S5Gt7L0]

[AGGIORNAMENTO] Il cortometraggio non è più disponibile in versione integrale su YouTube. E’ visionabile on-demand sul sito ufficiale di Robert Morgan, al prezzo di un dollaro.

(Grazie, Paolo!)

Buon 2014!

L’anno che sta per finire ha visto un interesse sempre crescente nei riguardi di questo piccolo blog: alcuni nostri articoli sono apparsi su testate sia cartacee che online, e perfino su Swide, il lifestyle magazine internazionale di Dolce&Gabbana (!). Nel caso l’aveste persa, vi segnalo anche questa intervista per il giornale online Mediaxpress.
E quindi, sì, ci sbilanciamo: il 2014 porterà qualche bella novità per Bizzarro Bazar – anche se per il momento non possiamo spingerci oltre nelle rivelazioni. Restate sintonizzati!

Quest’anno, però, è stato per molti difficile e travagliato. Ecco dunque quattro video per cominciare il 2014 con il giusto spirito, ricordandoci di altrettante qualità umane che abbiamo sempre cercato di sottolineare sulle nostre pagine.

1. L’ironia
“Che cos’è il genio? È fantasia, intuizione, decisione e velocità d’esecuzione.” (Amici miei)

[youtube=http://www.youtube.com/watch?v=uub0z8wJfhU]

2. La fantasia
Anche il momento più banale può trasformarsi in un’occasione per sorridere.

[youtube=http://www.youtube.com/watch?v=sKRI7nJgWUo]

3. L’entusiasmo
Ci scrive Ipnosarcoma: “Da guardare fino in fondo, 4 minuti e 48 secondi ben spesi, e dal minuto 1:34 inizia qualcosa di strepitoso, incredibile. Esistevano davvero artisti così? E che cosa è successo al mondo 70 anni dopo?”

[youtube=http://www.youtube.com/watch?v=_8yGGtVKrD8]

4. La diversità
Be weird, be proud!

[youtube=http://www.youtube.com/watch?v=XMslcp2WYHg]

Auguri a tutti i lettori di Bizzarro Bazar!

Winny Puhh

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I Winny Puhh sono una band proveniente dall’Estonia, il cui genere potrebbe essere definito come un misto di punk, heavy metal e follia pura. Nei loro show, sempre altamente teatrali, fanno uso di strumenti atipici (balalaika, banjo), di effetti speciali, make-up e costumi elaborati e assolutamente weird.

Pur essendo attivi dai primi anni ’90, soltanto oggi, grazie a YouTube, il mondo si è accorto di loro. Per farvi capire la portata spettacolare delle loro esibizioni, eccoli alle semifinali estone per la qualificazione all’Eurovision Song Contest 2013, con il loro pezzo Meiecundimees üks Korsakov läks eile Lätti.

[youtube=http://www.youtube.com/watch?feature=player_embedded&v=2dllo85ZSUk]

Purtroppo i Winny Puhh non si sono qualificati. Eppure è strano, visto che hanno scelto il loro nome (che significa, pensate un po’, Winnie The Pooh) proprio per piacere a grandi e piccini.

Very Heavy Metal

Compressorhead

Ecco a voi la band di heavy metal più pesante del mondo: i Compressorhead, che tutti assieme vengono stimati attorno alle 6 tonnellate.

Stickboy, il batterista, ha calcato le scene per la prima volta nel 2007. Come recita il sito ufficiale, “ha 4 braccia, 2 gambe, 1 testa e nessun cervello”. Nel 2009 ha conosciuto Fingers, il chitarrista, che con le sue 78 dita meccaniche è in grado di suonare qualsiasi nota sul manico della sua chitarra elettrica. Ma la band l’anno scorso si è arricchita di un altro elemento fondamentale, Bones – il bassista più preciso del pianeta. Eccoli nella loro sala prove, durante la preparazione di un nuovo pezzo.

[youtube=http://youtu.be/3RBSkq-_St8]

I Compressorhead sono essenzialmente una cover band, e ripropongono brani celebri dell’hard rock e dell’heavy metal, riarrangiati secondo le loro strabilianti doti di esecuzione e, soprattutto, di spettacolarità sul palco. Ecco Stickboy e Fingers (Bones non era ancora nato!) durante una loro esibizione televisiva.

[youtube=http://www.youtube.com/watch?feature=player_embedded&v=qKAWBNl4MeA]

I Compressorhead, che nel 2013 saranno in tour in Australia, sono stati realizzati dalla casa tedesca Robocross. Ecco il sito ufficiale della band.

Pinar Yolaçan

Pinar Yolaçan è un’artista turca, nata nel 1981 e residente a New York.

Le sue serie di fotografie, Perishables (2005-2007), Maria (2008-2010) e Mother Goddess (2011-2012) sono complesse indagini sulla figura della donna, straordinarie per più di un motivo.

In Perishables, Pinar Yolaçan fotografa alcune matrone inglesi su sfondo bianco. I loro volti severi, arcigni e orgogliosi sono diretti discendenti del colonialismo, della grandezza dell’Impero. Ma, in contrasto con queste facce talvolta dure e altezzose, ecco che l’artista opera un’inversione scioccante: le anziane signore sono infatti vestite di carne animale.

Viscere, budella, nervi, trippe, organi interni sono stati aperti, ripuliti e cuciti in fogge sontuose, abbinati ai velluti e alle sete, per ricreare nella commistione di organico e tessile lo stile barocco della moda femminile coloniale.

In questo modo si opera l’inversione di cui parlavamo: così come gli antropologi dell’Ottocento scattavano fotografie ai “primitivi” delle colonie, ecco che ora sono proprio queste anziane e nobili signore, reliquie di un Impero in rovina, ad essere sottomesse al freddo occhio della macchina fotografica; così esposte, grazie alla carne che le ricopre, sembrano al tempo stesso vestite e nude, e tutta la loro affettata finezza scompare nella brutale realtà del corpo e del cibo. Qualsiasi sia la cultura che prendiamo ad alibi, pare dire Yolaçan, siamo e restiamo primitivi, e le vesti dietro cui nascondiamo la nostra nudità sono destinate a deperire, marcire, passare (da cui il titolo della serie).

Nella serie Maria, Yolaçan continua questo discorso, mostrando però l’altra faccia della medaglia: ancora una volta rivestite di interiora animali, le sue modelle sono ora donne afro-brasiliane che vivono nell’isola di Itaparica, uno dei porti tristemente famosi per il commercio di schiavi in epoca coloniale.

Yolaçan crea gli abiti su misura, prestando particolare attenzione alla fisionomia della sua modella, e integrando in maniera talvolta quasi impercettibile i tessuti del vestito con la placenta e gli altri organi animali acquistati al mercato.

Questa serie, a marcare la specularità e complementarietà con la precedente, mostra i soggetti su sfondo nero: ancora una volta, negli occhi delle donne ritratte, traspaiono tutta la forza e l’orgoglio di un’appartenenza culturale.

Quello che è davvero sensazionale è il modo in cui i vestiti di carne di Pinar Yolaçan sembrano smascherare la finzione in un verso e nell’altro: in Perishables riuscivano a far crollare la maschera della “cultura”; in Maria è il contrario – la cultura emerge attraverso gli strati di polpa cruda. Le fotografie ci mostrano l’umanità di un popolo storicamente sfruttato e mercificato, trattato quindi come carne da mercato.

Nella sua ultima serie di fotografie, intitolata Mother Goddess, Yolaçan è tornata nella sua Anatolia, culla di una moltitudine di civiltà, per cercare le radici della figura femminile. Così, battendo la campagna turca, ha trovato e scritturato come modelle diverse contadine dalle forme giunoniche.

Confezionando dei fantasiosi abiti per i soggetti delle sue fotografie (ma questa volta senza carne cruda!), o anche tramite un elaborato body paint, Yolaçan esplora in questa serie le forme voluttuose delle dèe ancestrali immortalate nelle sculture neolitiche della Mesopotamia.

In virtù dell’assenza di volti, qui sempre coperti o lasciati fuori campo, le foto assumono un tono sospeso, mitico, stemperato però dai colori pop e sgargianti degli sfondi.

Un’estetica che sembra a prima vista molto distante dalla quotidiana proposta di corpi asettici o anoressici oppure ricostruiti dal bisturi: eppure le fotografie di Mother Goddess racchiudono e rielaborano l’archetipo della femminilità, e incantano l’occhio per le pose statuarie che rimandano direttamente alle sculture e ai feticci di fertilità che sono fra le più antiche opere d’arte mai create dall’uomo.

Ecco il sito ufficiale di Pinar Yolaçan.

Video Bizzarro Death Match – I

Commentando un post di qualche settimana fa, il nostro lettore Alex ci aveva consigliato alcuni video musicali particolarmente weird. Poi, in una serie di mail private, ha rincarato la dose proponendo una selezione dei peggiori videoclip presenti sulla rete.

Potevamo forse rinunciare a questo succulento invito ad una “singolar tenzone” da combattersi a colpi di video trash?

Datevi malati al lavoro, chiudete le finestre, staccate il telefono! Si dia fiato alle trombe, rullino i tamburi… Sta per iniziare il primo Video Bizzarro Death Match!

Il tema, come abbiamo detto, è “VIDEO MUSICALI”. Ed ecco che il primo ad attaccare è Alex, che colpisce subito duro con un video dell’esuberante artista spagnolo Josmar:

[youtube=http://www.youtube.com/watch?v=T4jTUnOSgrc]

Bizzarro Bazar accusa un po’ il colpo, ma subito risponde con un affondo micidiale: la temibile Lisa Gail, con la sua ballata pop 3 Second Rule.

[youtube=http://www.youtube.com/watch?v=57Sb14dyaUc]

Alex è quasi sopraffatto ma, dando prova di temerarietà e spavalderia non comuni, contrattacca con le armi della danza, e sfodera un corpo di ballo (e soprattutto un coreografo) da cardiopalma.

[youtube=http://www.youtube.com/watch?v=kA5GkLM5C7M]

Al povero Bizzarro Bazar, conciato male, non resta che lanciare un affondo assassino, e invocare nientemeno che la Collera di Ramses!

[youtube=http://www.youtube.com/watch?v=Qp9V2bpT1cI]

Lo scontro sta raggiungendo proporzioni titaniche: Alex, ormai allo stremo, ricorre alla sua arma segreta per irritare e sfiancare il nemico. Lancia così l’umanamente insopportabile canzone tradizionale russa capace di far esplodere la testa a chi la ascolta.

[youtube=http://www.youtube.com/watch?v=hzgi-Evu7Fk]

Crolla Bizzarro Bazar, arranca, evidentemente gli manca l’aria. Ma con un ghigno satanico, a sorpresa, ecco che sfodera un’arma di distruzione di massa – la temibile Pardon Me di Maxine Swaby.

[youtube=http://www.youtube.com/watch?v=4dbU2f90OAw]

A questo punto Alex si vede costretto a puntare nuovamente sulla Russia, e sull’etilico video-trip di Grozdanka, in cui perfino il rosso dei semafori si tramuta in vino.

[youtube=http://www.youtube.com/watch?v=rtvUB9YQgSQ]

Bizzarro Bazar, ormai in ginocchio, piange come un bambino. Fra le lacrime, prova comunque a difendersi con l’oscena camminata da granchio di Svendorrian il Grande – leader dei Black Northern Reign (band composta da lui stesso e basta).

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Anche Alex è allo stremo. Come ultima risorsa, prima della capitolazione, decide di liberare tutta la follia del Giappone in un solo video.

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È a questo punto che Bizzarro Bazar scopre la sua ultima carta: un vero e proprio ordigno-fine-di-mondo capace di annientare qualsiasi forma di vita sulla Terra… Jan Terri con la sua Losing You.

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I due concorrenti sono entrambi in fin di vita quando risuona il gong.

Ora sta a voi scegliere chi dei due è il vincitore del match!

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